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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Essere Matteo Renzi (e qualche novità editoriale)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

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Come ho scritto ieri buona parte di questo “diario” tornerà a vivere online attraverso la pubblicazione di moltissimi post su Rosebud. Detto questo, in considerazione della tipologia di lavoro, che ritengo unico in Italia… sto valutando di renderne disponibile gratuitamente il PDF… in maniera da farlo circolare il più possibile, specie tra chi di dovere. Invece nei prossimi mesi ne uscirà una versione ridotta in inglese e in spagnolo… e poi vediamo…. Abbiamo appena cominciato… Enjoy!

7 Aprile 2015

Essere Matteo Renzi

Apologia renzista questa sera durante il Ballarò del Massimo Giannini sempre più “caught between a rock and a crazy place[1]”. Così, tra un’allegra chiacchiera e l’altra, tra le ovvietà opinionistiche di sempre, ecco l’ennesima marchetta editoriale all’ennesimo pamphlet di partito, in questo caso l’epocale Essere Matteo Renzi scritto del bravo professor Giunta. Il quale pamphlet racconterebbe tutto ma proprio tutto sul renzismo, sulla felicità dell’essere renzista e si chiuderebbe con il dilemma dei dilemmi: “Come si può non amare Matteo Renzi?”. Preciso per i più distratti che Claudio Giunta non dovrebbe essere il padre di Matteo Renzi, e dunque non si tratterebbe di lavoro sui generis celebrativo della Festa del Papà. Però è proprio questo elemento che mi impedisce di considerarlo testo adatto alla mia biblioteca. Insomma, nei pamphlet va benissimo la satira, va bene il tratto graffiante, il carattere di denuncia, la capacità autorale di non guardare in faccia nessuno, di criticare senza tentennamento le dinamiche del potere. Non si offenda dunque il professore in questione se – mercé ciò che ho sentito nella presentazione gianninica – preferirei chiamare il suo lavoro – degnissimo sicuramente – un anti-pamphlet.

Come modello autorale per questa gloriosa tipologia di produzioni letterarie, il pamphlet vero e proprio, scelgo invece di stare con lo straordinario Jonathan Switft, (1667 –1745), lo scrittore irlandese, nato proprio qui a Dublino, autore tra le altre opere dello straordinario Una modesta proposta per impedire ai bambini dei poveri di essere un peso per i genitori e per il paese e far sì che siano utili all’interesse pubblico. Cioè, di un pamphlet distopico ed estremamente provocatorio, con il quale lo scrittore – con l’intento di denunciare le terribili condizioni dell’infanzia nell’Irlanda della crisi endemica – non esita a suggerire di far ingrassare i bambini denutriti per darli in pasto ai ricchi proprietari terrieri, oppure di venderli al mercato della carne quando ancora piccolissimi, onde combattere il problema dell’indiscriminato aumento della popolazione e la disoccupazione.

Niente lodi al dominus di turno dunque, ma una vena creativa stratosferica e rivoluzionaria capace di insegnare anche in questi tempi digitali, di formare intelletti migliori e anime più accorte, nonché di farci vergognare di tanto in tanto, cosa che non guasta mai.

[1] Espressione che si potrebbe tradurre con “trovarsi tra l’incudine e il martello”, ma che in inglese risulta decisamente più colorita.

Tratto da:

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