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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Benedetto Croce: perché non possiamo non dirci “cristiani”. E sul filosofo Gesù

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

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Rina Brundu

j lewis«Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico. »

(Benedetto Croce da Il risveglio filosofico e la cultura italiana, n. 6, 1908, pp. 161-168)

 

Qualche giorno fa ho scritto che darei tutti i nostri santi, navigatori, poeti pur di avere un solo Friedrich Nietzsche nel nostro medagliere intellettuale. Adesso che ho finito la lettura del saggio Perché non possiamo dirci “cristiani” scritto da Benedetto Croce nel 1942, non solo ripeto il concetto, ma evito di menzionare quale versione di questo imbarazzatissimo testo ho letto, perché oltre ad essere imbarazzante lo scritto sono ancora più imbarazzanti le dotte esegesi a corredo.

In verità l’unica domanda che mi pongo a questo proposito è questa: perché? Cioè, perché una nazione come la nostra che è stata la patria di Machiavelli, che è figlia di una Roma caput mundi, mirabile e portentosa, che è casa del Rinascimento, non ha saputo produrre nulla in campo filosofico? Nulla, se non appunto imbarazzanti servi della gleba del pensiero cristiano-cattolico (pensiero che si pone peraltro in posizione ossimorica rispetto a tutto ciò che è filosofia), che se ne vengono fuori anche con  “aforismi” come quello citato nell’incipit di questo scritto, e che hanno pure il coraggio di dirsi bandiere del pensiero idealista e laico. Io ritengo però di sapere molto bene quale sia la risposta a questa domanda. La causa prima di questo nostro fallimento è appunto da ricercarsi dentro le maglie di quella perniciosa “rivoluzione” cristiana di cui parla Croce, lodandola, purtroppo, quella stessa che ha fatto sì che paesi come la Spagna, come giustamente ci ricordava il prof Roberto Renzetti in un suo meraviglioso saggio, non producessero nulla in campo scientifico e ha appunto reso noi i cugini mendicanti della potentissima intellettualità europea e ebreo-germanica dei secoli appena trascorsi.

Come detto non ho alcuna intenzione di commentare questo scritto che insieme a tanti libri immondi che abbiamo partorito, primo fra tutti quel I promessi sposi manzoniano, libro criminale per antonomasia che ogni giorno, ancora ai giorni nostri, annichilisce intelletti giovani tra i banchi delle nostre scuole, dovrebbe essere triturato o comunque tenuto ben lontano dalla portata dei ragazzi. Lungi dal ricercare i “meriti” della cosiddetta rivoluzione cristiana e fare paragoni ridicoli con la Grecia classica, il “filosofo” Croce a mio avviso avrebbe dovuto usare le sue cellule grigie sia per investigare meglio un concetto di “verità” di tipo nietzschiano più che cristiano, sia per elevarsi un poco e tentare di comprendere cosa saremmo stati noi, specialmente noi italiani, senza quel giogo d’intelletto che lui va elogiando con una leggerezza cogitativa che impressiona. Probabilmente, grazie a una qualità brillante che sicuramente non ci manca, noi italiani, recuperata la nostra libertà mentale, avremmo prodotto qualche mente pensante in grado di rivaleggiare con quei titani teutonici, qualche mente pensante i cui parti d’intelletto avrebbero potuto certamente impedire anche la nostra corrente età decadente.

Francamente, non mi riesce neppure di capire come un “filosofo” possa perdere il suo tempo a investigare questi miti (come peraltro, e bontà sua, li chiama lo stesso Croce), ed è un poco come se Diogene anziché cercare l’uomo se ne fosse andato in giro cercando il dio Marte: una ignominia! Personalmente resto convinta che l’unico pensiero di tipo filosofico che potrebbe essere estrinsecato quando si guarda al cristianesimo è questo: ci sono elementi in questa “predicazione” per dare a Gesù Cristo il titolo di filosofo? Ovvero, possiamo parlare di un Cristo filosofo?

In realtà questa non è una domanda affatto semplice a cui rispondere. Non è semplice almeno per due motivi principali: 1) L’esistenza di Cristo come figura storica non è mai stata provata 2) La dottrina che deriva dal suo nome ha purtroppo fatto razzia dei suoi stessi “insegnamenti”, li ha radicalizzati, mutati, adeguati alla contingenza, alla necessità, sfibrati, bastonati, stravolti, alterati, snaturati. Posto dunque che il filosofo Gesù sia veramente esistito, risulterebbe comunque difficile capire cosa ha inteso dire, cosa ha inteso predicare, insegnare.

Detto questo, basandoci sui racconti tramandati, a mio avviso un tratto filosofico in questo personaggio si può sicuramente rintracciare. Tra gli altri, un momento importante è certamente quando Gesù mette in primo piano la sofferenza della peccatrice Maria di Magdala rispetto al suo supposto peccato. Partendo dal presupposto che abbiano avuto una qualche forma di estrinsecazione in un qualsiasi tempo, secondo me, sono questi sono i veri momenti “rivoluzionari” nel cristianesimo, non quelli abilmente ricamati dal Croce.

Cristo dà una nuova dignità alla misericordia, alla tolleranza, tratti pertinenti alla nostra natura umana che venivano celebrati pure prima, ma dovevano scontrarsi loro malgrado con le necessità più pragmatiche di società molto più “difficili” da vivere. Confesso però che tra un Diogene e un Gesù non avrei difficoltà a scegliere, dentro di me so dove il mio istinto tende, dove le ragioni dell’onestà intellettuale mi portano, capire però perché questo avvenga è tutta un’altra storia. Servirà più tempo, inutile tuttavia cercare aiuto tra le pagine della nostra cosiddetta “filosofia” di primo piano… se Cristo ha dovuto portare la sua, anche a noi italici che ci interroghiamo oltre il filosofico politically correct, non è stata certamete risparmiata la nostra… Croce.

Rina Brundu

PS L’aforisma di cui all’incipit è così imbarazzante da formularsi per qualsiasi essere raziocinante che merita di essere mostrato in tutto il suo “splendore”, urbi et orbi, onde capire davvero la consistenza della filosofia crociana oltre le ragioni delle “dotte” esegesi a corredo. Sic!

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