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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Gli amici di Giuseppe

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

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La foto di Giuseppe usata per questo collage è una delle foto postate da lui…

Per come l’ho capita io la storia è questa. Giuseppe ha 56 anni e vive con la vecchia madre malata.  Giuseppe ama molto gli animali, li cura anche per lavoro, così non è raro per lui postare qualche foto con il suo cavallo, i suoi cani e condividerle con gli amici feisbukici, ricevendone in cambio tantissimi likes. Poi la madre, adorata, peggiora e pochi giorni fa muore, lasciando Giuseppe triste, smarrito, sempre più solo e sempre più disperato. Perché non condividere anche un poco di questo mio dolore?, si è detto allora Giuseppe, e facendosi forza pubblica un post diverso, uno di quelli dove apre il cuore e mostra l’animo nudo al mondo che lo guarda. Nulla: nessun like, nessun commento. Forse, forse, non hanno capito, pensa Giuseppe che, vinto e convinto dallo strazio che cresce e lo divora dentro, continua a postare fino a sei note sulla sua bacheca. Silenzio! Ancora nulla, niente commenti, niente likes, anzi, molti evidenti “dislikes”. Eh già, perché Giuseppe non lo sa, ma lui ha fatto un errore imperdonabile: ha osato parlare di sofferenza, di dolore, di morte, di volersene andare. Di più, Giuseppe lo ha detto chiaro che vorrebbe andarsene, che è determinato a seguire quella madre tanto amata. Così, nel silenzio d’intorno, quello factual e quello virtuale, Giuseppe si suicida senza che nemmeno uno dei suoi 4000 “amici” si degnasse di scrivere una solo riga, anche sgrammaticata, per chiedergli come stava, per chiedergli della sua tristezza infinita.

La “colpa” di quanto è avvenuto, se una “colpa” c’è, non è ovviamente dei suoi 4000 “amici” con i quali forse non si è incontrato mai in tutta una vita, e a ben pensarci la “colpa” non è neppure di Giuseppe (che però, se dotato di uno spirito mediaticamente più accorto, avrebbe potuto fare a meno di contare gli amici online). Al più la colpa è di antiche trame catto-moraleggianti che insegnano a temere la morte, a temere il dolore, la sofferenza, a schivarli come la peste, dimenticando nel fare ciò anche datati e saggi insegnamenti che provengono dall’interno della Chiesa migliore, laddove questa nostra straordinaria compagna di vita veniva chiamata con il bellissimo titolo di “Sorella Morte”. Il segno dei tempi vuole invece che la morte sia diventata la presenza anti-social per eccellenza. Naturalmente nel far ciò, tale… segno sputtana se stesso, sputtana tutta la sua pochezza riflessiva, la sua mancanza di “sostanza”, finanche lo sbattersene di qualsiasi tentativo di millantarla, ma, appunto, chi se ne importa?

Giuseppe invece ha fatto bene, benissimo, a seguire il suo istinto, a percorrere il suo volo d’aquila, come credo l’abbia in qualche modo chiamato, a determinarsi a proseguire il suo viaggio dell’anima su altro piano d’esistenza. Ciò che dispiace è che l’abbia dovuto fare circondato da una solitudine virtuale così importante. E dispiace non perché quella sia un male, ma perché le foto con i suoi animali raccontano uno spirito diverso, raccontano di un qualcuno che agli amici ci teneva, che ci teneva alla vita. Sono certa che io Giuseppe non l’avrei mai potuto incontrare tra le maglie di una bacheca Facebook, e probabilmente se avesse anche solo osato mandare un messaggio quella sarebbe stata la prima e l’ultima interazione avuta con me. Purtroppo, io non sono Giuseppe, non ho la sua pazienza e considero l’amicizia alla stregua della prostituzione con la differenza che quest’ultima a volte ha dato da mangiare a tante persone, a suo modo ha fatto del bene. Ma se io non sono Giuseppe, non sono neppure i suoi amici. Questo pensiero è per lui, immaginandolo finalmente felice accanto a sua madre,  e ringraziandolo per questa meravigliosa storia dickensiana adattata ai tempi, pardon… al segno dei tempi, che ci ha voluto regalare. Nella sua vita virtuale esemplare, il suo regalo più grande.

Rina Brundu

 

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