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Filosofia dell’anima – Cinema e didattica, da Pasolini al “Lincoln” (2012) di Spielberg, passando per gli “Indizi di felicità” di Veltroni (visti dall’ANSA).

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Lincoln_2012_Teaser_Poster

È un tempo maledettamente duro per la didattica: trumpismo e renzismo hanno svelato il vero volto della democrazia liberal, politically-correct, da un lato e dall’altro dell’Atlantico, e ci siamo ritrovati con un pugno di mosche in mano, quando non peggio. È un tempo maledettamente duro anche per il cinema didattico. Un tempo in cui il redattore dell’Ansa recensisce così l’ultimo film di Walter Veltroni “In Indizi di felicità, attraverso le persone intervistate, vengono narrati “quei momenti unici nei quali si è sentita la pienezza delle possibilità della vita”. L’interrogativo di base del docufilm è molto semplice, forse controcorrente: è giusto o ancora possibile cercare di essere felici in tempi così difficili e angoscianti come quelli che stiamo vivendo ultimamente?”. Concordo perfettamente, sono “tempi così difficili”, hard times direbbe Dickens, e sono pure tempi in cui io, spettatore audace e critico scaltro, sull’altro versante mi domando se sia stato un Lambrusco molto forte (non mi intendo, di vini!) che ha fatto scrivere a colui che il film di Veltroni è controcorrente (forse). Poi, in un momento di esaltazione d’intelletto, arrivo finanche a ringraziare la crisi che forse (lo speriamo vivamente) metterà la parola fine per sempre alle produzioni dei veltroni, dei moretti, dei sorrentini e di tutto il resto dell’accozzaglia cinematografara italica che nell’ultimo mezzo secolo (in alcuni casi attingendo pesantemente alla borsa degli italiani), ha prodotto il nulla cosmico. Di più, il vuoto assoluto che è etere privato di qualsiasi forma di materia, nera o grigia che sia.

Ma se è vero che non sono una fan della cinegramatofia didattica italica, con esclusione dei documentari girati da Pasolini nel Sud d’Italia, e particolarmente di quelli che riguardano la condizione delle donne, è pur vero che non manca una collezione “didattica” nella mia dvdteca assolutamente dominata dallo sci-fi che chiamerei di ultima generazione con al top del top lo stratosferico “Avatar” (2009) diretto da James Cameron. Anzi, ripensandoci questo sì che sarebbe un film che raccomanderei al critico dell’Ansa, specie se il suo intento è recensire film che diano validi indizi di felicità: sono certa che il paradiso panteistico dipinto da Cameron gli darà molti motivi di cogitazione impegnata, se solo volesse studiarli.

Ma dicevo della mia collezione “didattica”. Nella stessa purtroppo molti film, vedi, tra gli altri, “Shindler’s List” (1993) diretto da Steven Spielberg, “Apocalypto” (2006) di Mel Gibson e soprattutto “12 anni schiavo” (2013) di Steve McQueen, non riesco a vederli più di una volta. Il film di McQueen, per esempio, mi ha lasciato con uno “scar”  importante nell’anima, con una ferita da cui non riesco più a riprendermi, proprio come non riesco a pensare che degli uomini abbiano potuto fare ciò che hanno fatto ad altri uomini.

“Lincoln” (2012), sempre diretto da Spielberg, è invece un film che debbo rivedere ad ogni data scadenza, ormai un classico per quanto mi riguarda. Daniel Day-Lewis nel ruolo del Presidente terminale, attempato, ma determinato ad affrontare il problema dell’abolizione della schiavitù e a far approvare alla Camera dei rappresentanti il XIII Emendamento della Costituzione, è spettacolare. Ma a reggere il gioco in maniera altrettanto grandiosa è la formidabile sceneggiatura scritta dal drammaturgo e librettista statunitense Tony Kushner. Kushner non era nuovo alle collaborazione con il grande regista statunitense (a proposito, perché non è ancora stato dato il Nobel che meriterebbe il genio visionario di Spielberg?), e nel 2005 aveva già lavorato con Eric Roth alla sceneggiatura di “Munich”. Di più si può solo aggiungere che se l’Aaron Sorkin di “The Social Network” (2013) sta sempre e comunque un tantino sopra tutti i colleghi, grazie a quel suo script quasi fantascientifico (nel senso che pare buttato giù da un alieno o sicuramente da uno spirito di talento superiore) nella sua validità estetica e contenutistica, anche Kushner può a buon diritto vantare un suo legittimo posto tra le stelle sceneggiaturali più brillanti dell’attuale panorama statutinense, evidentemente figlie di un mondo divero, e che anno dopo anno ci regalano canovacci davvero impensabili non troppi anni fa.

Ma in realtà non era di queste tecnicalità che volevo parlare. Piuttosto, rivedendo l’incipit del “Lincoln” spielberghiano, ho pensato che la maggior parte degli americani che mesi fa hanno votato per Donald Trump come loro nuovo presidente, avrebbero dovuto rivedere questo “classico” la sera prima delle elezioni. Resto infatti convinta che dopo averlo “apprezzato” molti avrebbero meglio riflettuto sulle loro incaute scelte. Naturalmente non sto dicendo che questa peregrinazione didattica tra le perle cinematografiche recenti, allo scopo di ritrovare sanità d’intelletto e illuminazione eticamente valida, sia una ricetta miracolosa. Detto altrimenti da noi il renzismo è venuto come è venuto, ma nel caso l’avessimo votato dubito molto che rivedere “Indizi di felicità” di Walter Veltroni la sera prima avrebbe prodotto il miracolo. Per noi e per il nefasto destino del nostro Sistema Paese, s’intende. Il miracolo veltroniano a favore dello stesso regista-critico (attore?) sembra invece ripetersi ogni anno, proprio come quello di San Gennaro. La prova? Prendete Veltroni è scuotet… pardon, la prova provata è che nonostante tutto Veltroni fa ancora film, se non è un miracolo questo non saprei a che altro Brosio appellarmi!

Rina Brundu

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