PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Vite che insegnano (12) – Blanche Monnier

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

blanche

Blanche Monnier… prima

Ricordiamo Blanche, ricordiamo la vita di una giovane benestante parigina rinchiusa per 25 anni in una camera della sua casa dalla madre e dal fratello, onde impedirle di vedere il suo amante avvocato squattrinato, e così salvare “l’onore della famiglia”.

Blanche morì 13 anni dopo la “liberazione”, in un ospedale psichiatrico… fermo restando che la vera follìa l’ha circondata per un quarto di secolo e nessuno ha mosso una mano per aiutarla.

“L’orrore!” urlava Conrad, muovendo “Into the heart of darkness”, e non aveva torto!

RB 

Blanche_Monnier,_1901

Blanche Monnier… dopo

4 Comments on Vite che insegnano (12) – Blanche Monnier

  1. porca miseria..mi stupisco ancora per la follia umana!

  2. A me stupisce invece anche la mia ignoranza pazzesca!
    Perché se André Gide su questa storia ha costruito il suo “What Ever Happened to Baby Jane?” è logico pensare che dalla stessa prenda spunto anche il film di Totò “Che fine ha fatto Totò Baby?” (1964), seppure indirettamente. Un film terribile, bruttissimo, dell’immenso Totò.. ma guarda comunque come tutti i nodi…:)

  3. purtroppo di questi “casi” ce ne sono molti, tutt’oggi. Donne che non hanno una libera scelta di innamorarsi, di portare la loro vita seguendo il proprio desiderio. Le discriminazioni e le “storture”, come scriveva Insana, sono ormai diffuse e tante sono le motivazioni e tante sono le declinazioni. L’importanza delle testimonianze e della messa in rete delle esperienze è sempre un atto di fondamentale importanza, al di là del tempo e al di là dei luoghi

  4. Pare perfino impossibile che una bellezza soave e perfetta, come si evince dalla prima foto di Blanche, sia diventata quel mostro di bruttezza, quasi androgina, che si vede nel “dopo”. Anoressica, scarmigliata, ma a parte questo, non ne riconosco i lineamenti. Nulla che la riporti all’antico splendore. Nel manicomio avrebbero dovuto ricoverare madre e fratello, quelli sono i veri pazzi della famiglia. Non capisco come non abbia cercato di fuggire da un simile carcere familiare. E ancora oggi si leggono di queste storie, dove i familiari si trasformano in aguzzini e carcerieri. Quel che mi ha colpito, è che la ragazza è nata cent’anni esatti prima di me. Se fosse nata cent’anni dopo, avrebbe potuto servirsi di cellulari o telefoni per chiedere aiuto. Ma talvolta le persone plagiate perdono autostima e coraggio. Tristemente vero.

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