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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Un documento eccezionale – La dott.ssa Martha Atkins (PhD) al TEDxSanAntonio (Texas). Educazione all’esperienza della morte, dalle visioni di pre-morte dei nostri cari alle ultime parole di Steve Jobs.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

deathvisionsUna nota breve. Ho scritto più volte di come penso che sia una responsabilità di un qualsiasi blogger minimamente impegnato, il dedicare qualche pagina della sua casa-virtuale ad argomenti didattici. Questo è a mio avviso tanto più necessario in Paesi come l’Italia dove tante tematiche davvero pregnati per la sana crescita di un intelletto moderno sono meri taboo, mentre la nostra televisione di Stato si ingegna a censurare l’informazione da un lato e a mandare in onda obsoleti spettacoletti indecenti dall’altro.

Naturalmente un blogger non ha tutto il tempo da dedicare, come lo avrebbe un giornalista in redazione, e a volte bisogna fare le cose di fretta. Io resto dell’opinione però che in dati casi bisogna farle comunque. Dopo avere lottato per mesi per avere su questo terreno virtuale la necessaria maturità, nonché libertà mentale e intellettuale, è anche vero che quando ho potuto non ho lesinato di buttare nel calderone di Rosebud argomenti spesso scottanti. E così vorrei continuare a fare quando posso, quando ho un minuto da spendere e/o ritengo che l’argomento trattato lo meriti.

Oggi, per esempio, ho scelto di dedicare un’oretta del mio tempo libero a tradurre in italiano questo breve discorso della dott.ssa Martha Atkins, una donna straordinaria, una educatrice e ricercatrice molto in gamba e molto peculiare soprattutto perché si interessa di “educazione alla morte” (a proposito di argomenti taboo in Italia!).

Sono infine certa che per capire il perché l’ho fatto basterà leggere le sue parole o testimoniare, nel video in calce e da cui il discorso è tratto, la maniera knowledgeable, matter-of-fact ma anche molto naturale con cui questa fenomenale signora si approccia all’argomento: una lezione di stile e di vita per le nostre casalinghe e/o perpetue di Voghera mediatiche!

Nella speranza di avere fatto cosa gradita almeno ad ogni navigatore accorto che approderà su questo sito: enjoy!!

Rina Brundu

Vorrei che facessimo tutti insieme un viaggio nel tempo. Torniamo indietro fino al 1932. In quell’anno mia madre e la sua famiglia andarono ad abitare in una nuova casa. Una volta mamma mi raccontò di essere salita al secondo piano dell’abitazione, di avere girato a destra e di essere arrivata in una stanza dove c’erano fiori e persone che mormoravano. Lei era piccola e dunque guardava tutti dal basso verso l’alto. Nella stanza si faceva la veglia ad un morto il quale era stato collocato su una tavola appoggiata a due sedie.

Quanti di voi hanno mai visto una scena del genere?

Si, certo, se avete una data età l’avete vista sicuramente. Anche l’avere visto qualche mano alzata in questa classe è in realtà un importante elemento. Il fatto è che noi abbiamo allontanato la morte dalle nostre case e dal nostro quotidiano e nel fare ciò abbiamo smesso di imparare cosa sia e cosa bisognerebbe fare quando si presenta. Quando si smette di imparare su un qualsiasi argomento o quando si smette di imparare come gestirlo si diventa vittime della paura e si tende a non parlarne più.

In questo paese tendiamo a non parlare più della morte e del processo che porta alla morte.

Io sono una educatrice ad una bella morte, una ricercatrice dell’argomento e questa situazione mi fa impazzire, ne deriva che oggi non potremmo che parlare della morte e dell’esperienza del morire.

A questo proposito voglio raccontarvi un altro fattoide che riguarda mia madre. La mamma scelse di andare in ospizio nel 2005, e noi due avemmo una serie di conversazioni molto oneste sull’argomento.

Un pomeriggio le ho detto: “Mamma, qualcuno potrebbe venirti a trovare quando starai per andartene. Potrebbero essere angeli o parenti. Non lo so chi verrà ma qualcuno potrebbe venire. Me lo dirai se verranno?”.

Lei camminava lungo l’andito e girandosi sopra la spalla rispose: “Non so, dipende da chi verrà”.

Okay, non so cosa intendesse con quelle bizarre parole ma quattro mesi dopo mentre era già a letto nel soggiorno della della sua casa con gli occhi socchiusi, l’ho vista inseguire qualcosa con lo sguardo. “Mamma, cosa vedi?” le ho chiesto.

Rispose: “Papà, Charlie, la nonna, mamma, zio Claude, zia Nala”. Lo disse con un bellissimo sorriso sul volto.

Ho chiesto: “Dove sono?”.

“Percorrono la strada che sale dalla fattoria”.

Mio fratello Jim era morto da 13 anni, era morto giovane ma io mi aspettavo che anche lui fosse lì. Avevo fatto un sogno in cui l’avevo visto seduto su una sedia, gambe incrociate mentre leggeva un libro. Così le ho chiesto: “Mamma, Jim non c’é?”.

“Oh… lui era seduto proprio qui!”.

La notte in cui morì, la mamma tendeva la mano verso un qualcuno che io non vedevo, mentre a quel tempo non sapevo ancora che quel gesto costituisce parte integrante della liturgia pre-morte e non l’ho saputo fino a che non ho iniziato a studiarla.

Ecco allora qualche altro elemento che ho imparato da allora in poi. Per circa sei secoli ormai, i molti aneddoti e un po’ di studio hanno dettagliato le esperienze uditive e tattili di coloro che stanno per morire. La maggior parte delle volte i morenti ricevono la visita di amici o parenti defunti. Lo scopo di queste visite sembrerebbe essere quello di aiutare il morente ad affrontare l’esperienza della morte, infatti la maggior parte delle volte queste visioni portano consolazione. I pazienti vedono anche angeli o figure divine importanti a seconda del loro background culturale, per cui un cattolico può vedere la Vergine Maria, un indiano il Buddha o finanche Yama, il dio Hindu della morte.

Inoltre di norma i pazienti vedono panorami straordinari, sentono musica celestiale, mentre i bambini vedono per lo più scene amate dalla loro anima bambina.

A questo proposito mi torna in mente una storia avvenuta negli anni ’80 in una clinica pediatrica di qui, di Sant’Antonio (ndt Texas). In quella clinica c’era un bimbo che stava morendo ma intanto si lamentava con l’infermiera del rumore che stavano facendo un gruppo di altri bambini poco lontani nella stanza. Ma l’infermiera non vedeva nessuno e quindi gli ha chiesto: “Chi sono?”. Il bimbo nominò uno dopo l’altro tre bimbi che erano morti di recente in quello stesso reparto e prima che vi giungesse lui.

Queste esperienze accadono in tutto il mondo, indipendentemente dalla cultura di appartenenza, dalla religione, dall’età. Accadono ai ciechi come ai sordi. Alcuni ricercatori argomentano che simili manifestazioni siano prodotte da un sistema limbico impazzito, che siano mere allucinazioni, che siano antiche memorie che si ripropongono in quel momento critico. Altri sostengono che siano prova di una vita oltre la morte. Nessun partito può provare la sua teoria e dunque questa è la mia idea: non importa – e nel dire questo mi scuso con gli scienziati presenti in sala –non importa perché avvengono importa che avvengano!

Durante le mie ricerche ho parlato con persone che sono state al capezzale di moribondi. Una moglie mi disse che un pomeriggio fece una domanda al marito malato ma che in quel momento secondo lei era completamente lucido: “Hai mai sentito o visto qualcuno?”.

L’uomo stava facendo un sudoku e aveva risposto tranquillo: “Sì, ora che ci penso c’é un soldato che viene a tenermi compagnia la notte: non lo vedi anche ora, di là, messo sull’attenti? C’é anche un cagnolino che si accovaccia ai miei piedi di pomeriggio”. L’uomo descrisse al meglio l’animale che risultò essere un loro compagno a quattro zampe dei primi tempi del matrimonio.

Altri testimoni che ho intervistato per i miei studi mi hanno detto di avere visto succedere diverse cose strane ma anche di come intuissero che non fosse comunque il caso di intervenire. Per esempio, quando la signora Harrison vide il signor Harrison discutere con una entità invisibile rimase perplessa ma fece finta di niente e piuttosto chiese chi fosse il visitatore. In questo caso particolare, l’uomo, che veniva da una famiglia violenta, era spaventato all’idea di morire: non voleva rivedere la sua famiglia! Così, invece della famiglia si era presentato un bimbo di 7 anni chiamato Jimmy. La signora Harrison mi confessò di non essere riuscita a comprendere cosa stesse succedendo o chi fosse Jimmy, ma mi disse pure che fece finta di accettare la faccenda come fosse la più naturale. Di fatto l’invisibile Jimmy restò al capezzale del marito per tutto il tempo durante le ultime due settimane della sua vita e lo aiutò a lasciare questo mondo con serenità.

Molti dei testimoni intervistati mi hanno confermato di intuire che tutte quelle manifestazioni erano un chiaro segno della morte che si avvicinava anche quando i dottori, gli esperti, sostenevano invece che il paziente non fosse in pericolo di vita. Costoro vedevano questi segnali e riconoscevano la differenza tra le allucinazioni e le visioni. Le allucinazioni secondo questi addetti ai lavori si nutrono di paure, provocano ansia nel paziente e vivono dentro un contesto non definito e non giustificato dalle circostanze o dalla vita della persona in stato terminale, le visioni di pre-morte di converso hanno un senso e portano consolazione in chi le vive.

Oggidì quando lavoro con famiglie che hanno congiunti in fin di vita dico loro: “I vostri cari potranno vedere delle cose che voi non potrete vedere, potranno sentire cose che voi non potrete sentire, potranno allungare la mano verso l’alto, potranno guardare oltre la vostra spalla, potranno parlare per metafore della necessità di muoversi, di partire. Anche se sono a letto potranno sentire la necessità di indossare le scarpe, di prendere il loro borsellino, i loro documenti, o di andare allo stadio, di andare da qualsiasi parte”. Per esempio c’é un caso di un bimbo di tre anni che disse alla mamma: “Mamma, il mio treno è qui, debbo andare ora”. Bisogna quindi far notare che anche per quella madre e per molte altre persone che ho intervistato tali visioni sono state di grande conforto in un momento di grossa sofferenza.

Quando si educano le famiglie e gli stessi pazienti terminali a queste esperienze c’é senz’altro minor paura e, concorderete con me, tutti noi necessitiamo di essere meno impauriti quando trattiamo l’argomento della morte!

Tra gli altri, io ebbi la possibilità di lavorare con un paziente di nome Butch. Butch aveva 94 anni e un problema al cuore: disse di volersi trasferire in un ospizio, era pronto! Un pomeriggio ricevetti un messaggio da una sua figlia che mi informò di come le visioni fossero iniziate e tutto stesse andando per il meglio. La figlia usava dire che Butch era “nell’altra stanza” per raccontare il momento in cui il padre stava parlando con le entità invisibili in opposizione ai momenti in cui si intratteneva con lei o con i dottori. Ho dimenticato di dirvi anche che Butch era un noto giocatore di rugby del Sud Africa. Insomma, un pomeriggio accadde che una intera squadra di giocatori di rugby venne a tener compagnia a Butch “nell’altra stanza”. Oddio, venne anche l’intera sua famiglia, la mamma, il babbo, le sorelle, i fratelli ma soprattutto c’era questa squadra di rugby al completo. Secondo Butch i giocatori della squadra di rugby erano arrivati fino a lui usando delle lunghe scale, si erano intrattenuti a lungo, avevano giocato, riso come ai vecchi tempi, poi se n’erano andati portandosi via le lunghe scale e lasciandogli solo delle scalette molto basse. Questo aveva indispettito Butch che, sosteneva, se avesse avuto una di quelle scale più alte sarebbe potuto andare via con loro!!

Quindi ci fu l’occasione in cui Butch si arrabbiò molto perché aveva addirittura preparato le valigie ma quelli se l’erano svignata sempre senza di lui. Un altro giorno Butch tese la mano vuota e disse alla figlia: “Sono delle parti meccaniche non voglio perderle”. Anche queste metafore sono importanti in sede di esperienza premorte: c’é sempre un puzzle, un qualcosa di non completato che i morenti desiderano finire. Nel caso della figlia di Butch, lei questi messaggi li comprese parzialmente e quindi pensò di somministrargli altra medicina. In mancanza di adeguata conoscenza delle dinamiche relative alle esperienze di pre-morte, si tende infatti a scambiare questi “discorsi” per una richiesta di ulteriori cure e così facendo si perde l’occasione di comunicare con il nostro caro che se ne sta andando. Si spreca tempo prezioso. La figlia di Butch però non la perse del tutto.

Ma tutte tutte queste strane esperienze sono vere? Io dico: SI, SONO VERE!

Sono vere perché sono vere per chi le vive. Io non so come occorra misurare le manifestazioni che viviamo al di fuori della nostra ordinaria umana capacità di comprendere.

Io sono una ricercatrice, non so come misurare il mondo del meraviglioso. Tuttavia, so bene come ci si sente quando codeste situazioni si manifestano, nonché so della consolazione che mi porta il sapere che la mamma non ha lasciato questo mondo da sola, che quel bimbetto ha potuto prendere il suo treno, e che Butch ha potuto avere i suoi vecchi compagni di squadra intorno quando se n’é andato da questo mondo.

Di converso a volte mi accade di incontrare delle persone per la prima volta a qualche festa (pensate a quanto mi diverto, specie se andassi a queste feste con qualche cristo infetto o insieme ad una vamp sexy!) che mi chiedono che lavoro faccio e quando glielo dico non è raro che mi rispondano “Gosh, molto interessante!, prima di sparire e non farsi rivedere mai più! Altre volte però, proprio come mi è accaduto oggi a pranzo, ne incontro altre che mi dicono “Voglio confidarti una storia, una storia che non ho mai raccontato a nesssun altro per paura di essere preso per pazzo…”.

E in verità sono tutte queste storie, le vostre, le mie, che porteranno grande consolazione, speranza, calma, alle persone che aiuteremo a lasciare questo mondo, finanche quando verrà il nostro tempo di andarcene. Perciò, se avete avuto una qualche straordinaria esperienza o visione al capezzale di un vostro caro moribondo (per favore chi le ha avute può alzare la mano?), io vi pregherei di raccontarla ad un’altra persona nelle prossime 48 ore. Più raccontiamo queste storie, più possiamo contribuire a sconfiggere simili paure e questo è molto importante.

Steve Jobs ha mormorato 6 parole prima di morire il 5 ottobre 2011. Mentre vi lascio, voglio dunque invitarvi a fare appello al vostro stesso senso del meraviglioso, ad aprire bene la vostre menti, e lo farò proprio usando quelle sue parole: “Oh, wow! Oh, wow! Oh, wow!”. Grazie a tutti.

Martha Atkins (PhD) al TEDxSanAntonio (Texas).

Loosely translated into Italian by Rina Brundu. In Dublin, February 26th 2017.

English Note – Should Mrs Atkins, at any given time, pass by and see this post, I wish to thank her for her great teachings about life and death, about experiences that “do matter”, and express my sincere admiration.

Un’altra interessante lezione di Martha Atkins è questa, ma dovrebbe ricercarne tutte le diverse parti (almeno 6) su Youtube.

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1 Comment on Un documento eccezionale – La dott.ssa Martha Atkins (PhD) al TEDxSanAntonio (Texas). Educazione all’esperienza della morte, dalle visioni di pre-morte dei nostri cari alle ultime parole di Steve Jobs.

  1. Semplice e straordinario: assolutamente meravigliosa la capacità spirituale e umana di questa persona!! Ecco la differenza che può fare una società civile!

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