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Filosofia dell’anima e vite che insegnano – Omaggio a Ruby McCollum. Dopo il Giorno della Memoria una storia dagli olocausti dimenticati.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

ruby_mccollum.jpgQuest’anno non ho pubblicato alcun post nel “Giorno della Memoria”, per mancanza di tempo,  certo, ma anche perché ne avevo avuto “abbastanza” due anni fa, soprattutto con lo straordinario documentario di Singer “Night Will Fall”. Non sono brava neppure a sopportare  il dolore degli altri. Mi accade con le storie dell’Olocausto e mi accade con le storie di un altro olocausto sovente dimenticato, quello patito dagli africani al tempo dello schiavismo . Non troppo tempo fa ho comprato anche il DVD di 12 anni schiavo, il film diretto nel 2013 da Steve McQueen, e ancora non sono riuscita a “gestirlo” pienamente dentro. Allora mi limito a non pensarci, a volte la “smemoria” autoimposta aiuta.

Vero è che, come diceva quel prigioniero di Auschwitz, se Dio esiste dovrà chiedere scusa anche a tutti gli africani che secoli fa furono sradicati con violenza dalle loro terre, portati in America e colà resi spettri di uomini e di donne, umiliati, sviliti, violentati nel corpo e nell’anima. Ho sempre avuto una naturale “simpatia” per gli africani e per gli afroamericani in particolare: forse molto hanno potuto le storie di Richard Wright che leggevo da bambina o quelle di Zora Neale Hurston studiate all’università, o chissà cos’altro. Di sicuro, le loro esistenze di ordinaria sopraffazione le tratto un po’ come le avessi sofferte sulla pelle, ed anche per questo preferisco non rivederli spesso dati film: bisogna non dimentare il passato ma andare comunque avanti, meglio se in un universo immaginato diverso.

Di Ruby McCollum invece non ne avevo mai sentito parlare fino ad un mese fa circa. Eppure anche il suo è un caso famoso in America. Diversamente da molte donne che avevano lo stesso colore della pelle, Ruby McCollum, nata Ruby Jackson nel 1909, è stata infatti una donna afroamericana relativamente benestante. Tuttavia, nel 1952 fu arrestata con l’accusa di avere assassinato un dottore bianco. Per inciso quel medico era stato anche il suo stupratore di tutta una vita, lo schiavista che in passato l’aveva già costretta a portare al mondo i suoi figli e a farli crescere come fossero figli di suo marito. Di nuovo incinta, Ruby si ritrovò suo malgrado “between a rock and a crazy place”: il suo violentatore minacciava di ucciderla se avesse abortito e lo stesso destino glielo “prometteva” il di lei sposo se avesse fatto nascere un altro bastardo figlio dell’uomo bianco.

Ruby fece così l’unica cosa che avrebbe potuto fare, che il suo spirito le comandava, poi si consegnò dolcimente alle autorità confessando il delitto del suo aguzzino. Il processo di Ruby McCollum fu l’ennesima farsa dell’America profonda e razzista, mentre la condanna a morte comminata dalla giuria di bianchi ne  fu il risultato consequenziale. Successivamente, grazie al grande clamore sollevato dalla sua storia, e grazie ad una supposta instabilità mentale, fu possibile fare un secondo processo che salvò Ruby dalla pena capitale. Dal braccio della morte al manicomio, insomma: non male per una donna vittima degli abusi più ripugnanti e schifosi!

Rina Brundu

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