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Di una giornata storica: l’enigma Donald Trump.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

donald_trump_president-elect_portrait_croppedPresidente bagnato presidente fortunato?! Speriamo che  il vecchio adagio popolare abbia un qualche effetto anche quando riadattato alle circostanze, come quelle eccezionali di questa giornata storica che ha visto Donald J Trump insediarsi alla Casa Bianca nel ruolo di 45simo presidente degli Stati Uniti.

È stata infatti una Washington sotto la pioggia, a fare da sfondo grigio e malinconico all’inizio della nuova amministrazione americana. Si è trattato dei soliti riti naturalmente, con il gotha della politica vip presente, una prima apparizione pubblica importante della trombata Hillary Clinton, gli usati momenti patriottici intrisi in forte salsa religiosa, etc etc etc.

Nulla di speciale, insomma, tranne, forse,  il discorso dello stesso Trump che ho seguito in diretta sui canali della BBC. Per certi versi è stato il discorso più “di sinistra” (questo termine obsoleto fa ora equazione con il termine più moderno “populista”), quasi bolscevico, che abbia mai sentito sulla bocca di un presidente americano: “Da oggi in poi il potere ritorna al popolo. Da questo giorno in poi nessun americano dovrà sentirsi escluso. Bianchi, neri, scuri: gli americani prima degli altri!”.

Poi dal tratto populista il passo verso la forte connotazione patriottica è stato breve: l’America verrà prima di tutto nell’era Trump. Meglio ancora: l’America guiderà le altre nazioni, ma non tenterà di imporre il modello americano sugli altri, saprà che ogni popolo deve autodeterminarsi e splendere della luce che ritiene migliore per brillare.

Che a ben pensarci questa non è neppure una idea malvagia, fermo restando che questo straordinario primo discorso del Trump presidente, ha avuto anche momenti più “cupi” come quando ha detto chiaro che sterminerà il radicalismo musulmano e non si è capito bene se vorrà annientare pure tutti i musulmani con quello.

Diamo credito comunque a Trump che questa è stata una giornata un po’ particolare, ci saranno altre situazioni per criticarlo o elogiarlo con maggior convinzione. Certo è che questo credito, indipendentemente dall’assurda campagna presidenziale che ha condotto, lo merita, gli spetta perché, piaccia o non piaccia, é stato eletto in maniera democratica e la democrazia è soprattutto pacifica accettazione della vittoria dell’altra parte.

Otto anni fa, quando alla Casa Bianca arrivò Barack Obama, le aspettative erano tante ma, oggidì, chi può dire in tutta onestà che le molte promesse fatte siano state mantenute? Per quanto mi sforzi, infatti, non riesco ad immaginare una amministrazione più “politica” di quella di Obama, lontana anni luce dalla ideale gloria fulgida di quella kennediana.

Donald Trump arriva a Washington preceduto da una “fama” finanche plumbea, proprio come è stata la giornata di oggi, ma chissà che fra 4 o 8 anni tante elites intellettuali liberal non dovranno ricredersi sulle sue reali capacità, concedergli magari l’onore delle armi?! Al momento è però indubbio che il trumpismo che verrà è un enigma che potrà svelarsi solo cammin facendo, proprio come quei “misteri spaziali” che, sempre nel suo discorso di inaugurazione, Donald Trump ha promesso verranno svelati dalla sua nuova America: per la serie alieni avvisati mezzo salvati… E noi con loro!

Rina Brundu

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2 Comments on Di una giornata storica: l’enigma Donald Trump.

  1. O nel bene oppure nel male, segnerà un’epoca della politica Americana.

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  2. Dalla sua ha il fatto che potrà sorprendere solo in positivo e se avesse successo segnerà un punto di non ritorno: il politichese avrebbe scavato la sua fossa, per sempre!

    ps in ogni caso tutto si è svolto serenamente a dispetto di ciò che mostrano i media italiani che vanno a pescare due black bloc impegnati a fare il solito casino. sic!

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