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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Dalle rapine ai portavalori in Ogliastra alle frasi contro i giovani che espatriano del diplomato agrotecnico ministro Giuliano Poletti che dovrebbe dimettersi. Dall’omertà al dispregio della formazione: un problema culturale a tutto tondo.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

polettiCome tutti coloro che hanno vissuto buona parte della loro vita all’estero anche io amo tenermi informata, per quanto possibile, su ciò che avviene nella mia terra nativa, nel mio caso l’Ogliastra, uno splendido territorio collocato nella zona centro-orientale della Sardegna. In venticinque anni debbo anche dire che raramente le notizie che mi sono giunte fin qui sono state motivo di gioia. Di converso non sono mancate le tristi nuove procurate dalla mala amministrazione del territorio, dai reiterati imbrogli politico-civili di variegata natura, dagli incidenti anche gravissimi, dai disastri naturali che si sarebbero potuti evitare con puntuali accorgimenti e correttivi e, dulcis in fundo, dall’infinita storia omicidiaria che da sola costituisce una sorta di spina dorsale ombra della Sardegna tutta.

E come può accadere a tutti coloro che hanno vissuto buona parte della loro vita all’estero, in alcuni casi scopri che date storie riguardano direttamente o indirettamente persone e personaggi che hai conosciuto in quella tua vita precedente. Persone e personaggi che ricordi diversi, che forse non riconosceresti più incontrandoli per strada, ma che indubbiamente hanno fatto parte di un tuo universo allargato molti anni  prima. A me è accaduto anche solo ieri quando leggevo la seconda puntata delle imprese criminali di una banda specializzata nell’assalto ai portavalori in Sardegna, la quale banda avrebbe avuto la sua base ideale in Ogliastra e alcuni suoi capi provenienti proprio dal mio villaggio natale.

La prima puntata di questa tremenda avventura si era consumata con alcuni arresti marzolini, sempre quest’anno, mentre le “prove” si concretizzerebbero in milioni di euro rubati e riciclati, spese folli per la procura di vacanze invernali e oggetti di lusso stile mutande pazze leghiste, costosissimi resort turistici che, si legge, sarebbero stati costruiti in venti anni con i proventi di quelle razzie, etc etc… in un crescendo di follia capitalistica autoctona che se da un lato mi lascia del tutto indifferente tale è la nullità di valore che attribuisco di norma a questa tipologia di “possedimenti”, dall’altro non può che convincermi ulteriormente della grande vena di stupidità che alberga nella natura umana a qualsiasi latitudine e in qualsiasi contesto.

Con l’esclusione di una persona non conosco coloro che sono stati arrestati. A dire il vero anche la persona che conosco vive nel mio ricordo soprattutto come il ragazzo studentello che era un quarto di secolo fa. Conoscevo però la sua famiglia, i suoi parenti e al momento i miei pensieri sono soprattutto con loro e con gli anziani genitori in particolare. Raramente infatti ci si ferma a pensare che questo tipo di imprese censurabili sotto ogni punto di vista producono vittime di diversa tipologia. E le prime vittime sono soprattutto coloro che circondano queste persone, che non hanno colpe, ma che si sentono loro malgrado triturati anche dentro la macchina mediatica infernale che oggigiorno invariabilmente si produce automaticamente d’attorno ad ogni scandalo venuto allo scoperto.

Non sono per mia natura uno spirito che si allontana da qualcuno quando ha un problema: piuttosto il contrario, me ne allontano quando fa il “basking” nella gloria, a qualsiasi titolo. La mia speranza è dunque che queste persone trovino la forza di fare ciò che deve essere fatto. Di affrontare con determinazione la situazione, di collaborare pienamente con le forze dell’ordine, di rendere conto alla giustizia fino all’ultimo, non importa quanto possa essere doloroso il percorso da compiere e, soprattutto, che pensino al maggior bene futuro dei figli, che pensino a farli vivere e crescere in un ambiente diverso.

Qui naturalmente il discorso si allarga e la domanda retorica non possiamo non farla: come potranno riuscire nell’intento? Come potranno aiutarsi da soli in un contesto ogliastrino che io ho potuto ritestimoniare solo pochi mesi orsono e che, comparandolo nella memoria all’Ogliastra bellissima che ho vissuto un quarto di secolo fa, mi è apparso degradato oltre ogni possibilità di ritorno? Come potranno aiutarsi da soli in un’Ogliastra dove l’omertà regna sovrana? Per dare un’idea del livello di omertà riscontrato in quelle zone basti dire che lo scorso marzo io ero presa da un’emergenza familiare e dunque non avevo tempo per guardarmi intorno, non avevo tempo per leggere i giornali locali che non sono neppure una mia lettura abituale e che, nonostante tutti sapessero ciò che stava accadendo in paese, nessuno si degnò di informarmi, di farmi sapere. Perché? Perché io tra le altre cose scrivo, perché ho un blog, perché tendo a parlare anche di ciò di cui loro non sono normalmente abituati a parlare se non a porte chiuse.

Pazzesco! Come pazzesca è la trama che l’ignoranza conclamata costruisce attorno a queste vite destinate ad essere e a morire nel più perfetto silenzio sotto l’ombra alienante e matrigna della grande montagna. Però mi ripeto: come potranno aiutarsi da soli costoro quando amministrativamente, politicamente, civilmente abbandonati al loro destino? Come potranno aiutarsi da soli in un Paese (e qui il Paese ha la P maiuscola perché è sinonimo di nazione, perchè sta ad indicare l’Italia), il cui attuale Esecutivo tra i suoi tanti mali ha pure il difetto di essere composto da un ministro dell’Istruzione che avrebbe un diploma magistrale di tre anni ottenuto presso una scuola privata, da un ministro degli Esteri che non parla l’inglese e da un ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Gioventù con delega alle Politiche giovanili, tal signor Giuliano Poletti, diplomato agrotecnico, che solo pochi giorni fa se ne sarebbe uscito con l’espresione: “I giovani italiani vanno all’estero? Alcuni meglio non averli tra i piedi”.

“Chiamalo fesso, il nostro ministro!”, direbbe il mitico Antonio de Curtis: meglio non averli tra i piedi questi personaggi che in alcuni casi sono dei veri e propri cervelli in fuga così un posto da ministro può averlo anche lui o i suoi colleghi diplomati! Per la serie quando il gatto non c’é i topi ballano! Non ho difficoltà a dire che questo signore si dovrebbe vergognare, mille e mille volte e se avesse a cuore la sua dignità politica e di individuo si sarebbe già dimesso. La dignità che hanno mostrato in una vita di lavoro, anche solo sotto la suola delle loro scarpe, le persone come quei genitori che ho già menzionato nell’incipit e che sono sempre nei miei pensieri, lui può solo sognarsela come sta ampiamente dimostrando in questi giorni.

Non ricordo neppure più quando mi sono laureata. Non mi ricordo neppure più il giorno della mia laurea tanto, da quel tempo in poi, quell’avvenimento è stato sommerso da infiniti corsi di specializzazione e di esperienza diretta in ambienti lavorativi variegati e sovente cutting-edge. Oggi come oggi lungi dal dire che la laurea è importante, dico piuttosto che la laurea è come il primo giorno di scuola: senza non si può costruire tutta la restante impalcatura che serve per vivere pienamente le dinamiche, anche lavorative, molto demanding che ci presenta il futuro prossimo, che già ci presenta la realtà che viviamo.

Di fatto sarà proprio il digital-divide a fare la differenza nel futuro e nel destino dei nostri figli. Ne deriva che lo spregio che mostra direttamente e indirettamente questo nostro rappresentante delle istituzioni per la formazione è imperdonabile, sotto qualsiasi punto di vista. Il problema che vive oggi l’Italia, dall’Ogliastra fino al contesto governativo attuale, è infatti uno culturale a tutto tondo, ed è grande come una casa, grandissimo, finanche capace di procurare una caduta verticale senza ritorno, un “default” senza possibilità di salvataggio in extremis.

Ministro si dimetta, oggi: sarebbe un segnale importante. Un segnale capace di dire chiaro che il sentire del Paese è un altro e dunque anche di aiutare chi in questo momento è solo, abbandonato con se stesso, vittima della sua imperizia, della sua e altrui ignoranza e malizia e non sa più dove guardare!

Rina Brundu

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