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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

3/12/2005 – 3/12/2016 – 11 anni senza Vincenzo Guarna

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

guarnaSono trascorsi 11 anni dalla scomparsa e lo ricordiamo con uno dei suoi scritti rimbalzato sul web e ripreso da Salvatore Lo Leggio
Alla vigilia del suo pensionamento, Vincenzo Guarna, poeta, scrittore e uomo di scuola, in quanto preside di un Istituto professionale a Soverato nella sua Calabria fu invitato a scrivere un “pezzo” per il giornale degli stages che nella scuola si svolgevano, scegliendo con libertà l’argomento. Rispose con questo testo che è un congedo, dalla scuola certo, ma non solo. E’ un piccolo capolavoro di misura, davvero un classico.  Morirà l’anno dopo, a Imola, la città di Andrea Costa. Il testo è tratto da una sorta di antologia che, per ricordarlo, fu curata dal Comune in cui a lungo visse e operò, Satriano, in provincia di Catanzaro. (S.L.L.)
Oicomai
Riferirono i giornali del tempo (fine anni cinquanta) che agli allievi commossi e chini sul suo letto di morte, il grande latinista Concetto Marchesi, esalando l’ultimo respiro abbia mormorato: “Oicomai”. Oicomai: infrequente verbo greco (antico) che sta per “me ne vado” o, più propriamente “torno a casa” (oichia). La traduzione di questo verbo, in dialetto calabrese, è eccezionale, la più bella di tutte: “mi ricogghiu”. “Mi raccolgo”, come fa colui che si indirizza verso la propria abitazione dopo le azioni e la fatica del giorno e, per estensione, della vita.
Oicomai: ho pensato di rispondere così, non senza rimpianto e commozione, a chi, insistentemente non meno che affettuosamente, mi ha chiesto di intervenire con un breve scritto, di qualsivoglia impianto o tenore, sullo splendido giornale degli stages che la redazione di questo Istituto con tanta dedizione e impegno ha elaborato e affrontato. Perché – su questo, ultimamente, mi avviene molto spesso, di riflettere – sono passati più di sessant’anni dacché sono entrato, per così dire, nell’istituzione scolastica senza soluzione di continuità, da alunno, da studente universitario, da docente, da preside. Più di sessant’anni. Diciamolo magari con i versi di una vecchia canzone degli anni ’70 (amo queste citazioni peregrine): “ormai si è fatto tardi, è già notte…” E dunque non mi resta, si parva licet componere magnis, che di raccogliermi. Non è francamente una cosa allegra. Ma tant’è. Una delle molte perifrasi adoperate nel Medio Evo per indicare il monaco (una delle figure più significative ed emblematiche dell’epoca), era “is qui luget”, ossia “colui che piange”. Piange per i mali del mondo, per il dolore che lo abita e lo attraversa. Piange, soprattutto, per se stesso e di se stesso. Un poco, forse, come me che – volente o nolente – “Oicomai”. Non è che io abbia molta dimestichezza con le lacrime e il pianto. Epperò, sia pure a ciglio asciutto, mentre me ne vado, non mi dispiace di essere per tutti voi che restate, cui, a modo mio, ho dato, negli anni qualcosa del mio cuore, “is qui luget”.
Vincenzo Guarna
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