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Vite che insegnano (5) – Emilio Salgari, il più grande raccontastorie italiano

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si concentra nelle tre domande seguenti:
Che cosa posso sapere?
Che cosa posso fare?
Che cosa ho diritto di sperare?
(Immanuel Kant)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Quelli che la dialettica in politica è l’arte di far interagire due tesi o principi contrapposti allo scopo di indagare la verità ed eventualmente arrestarla. (Rina Brundu)

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Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911) è stato uno scrittore italiano di romanzi d’avventura molto popolari.

Autore straordinariamente prolifico, è ricordato soprattutto per essere il “padre” di Sandokan, del ciclo dei pirati della Malesia e quelle dei corsari delle Antille. Scrisse anche romanzi storici, come Cartagine in fiamme, e diverse storie fantastiche, come Le meraviglie del Duemila in cui prefigura la società attuale a distanza di un secolo, un romanzo scientifico precursore della fantascienza in Italia.[2] Molte sue opere hanno avuto trasposizioni cinematografiche e televisive.

Biografia
I primi anni
Nacque a Verona[3][4][5][6] nel 1862 da madre veneziana, Luigia Gradara, e padre veronese, Luigi Salgari, commerciante di tessuti presso Porta Borsari a Verona[3] e fu battezzato il 7 settembre nella chiesa di S. Eufemia. Crebbe poi in Valpolicella, nel comune di Negrar, in frazione Tomenighe di Sotto, poi abbandonata per trasferirsi nell’attuale “Ca’ Salgàri”.

A partire dal 1878 studiò poi al Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi” di Venezia, ma non arrivò mai ad essere capitano di marina come avrebbe voluto. Abbandonati gli studi al secondo corso nel 1881 tornò a Verona per intraprendere l’attività giornalistica.

Esordi
Salgari esordì come scrittore nelle appendici dei giornali. La sua prima opera pubblicata fu un racconto, I selvaggi della Papuasia, scritto all’età di vent’anni e pubblicato in quattro puntate sul settimanale milanese La Valigia[7] e firmato con la sigla S.E. Nel 1883, tra il 15 settembre e il 12 ottobre, pubblicò a puntate sul giornale veronese La nuova Arena il romanzo Tay-See (riedito poi in volume col titolo La Rosa del Dong-Giang nel 1897), quindi sullo stesso giornale il romanzo La tigre della Malesia (riedito come Le tigri di Mompracem), che riscosse un notevole successo, ma non ne ebbe alcun ritorno economico significativo, seguito a breve distanza da La favorita del Mahdi (1883-1884), scritto otto anni prima. Sempre nel 1883 divenne redattore del giornale stesso. Svolse un’intensa attività con gli pseudonimi Ammiragliador ed Emilius. Due anni dopo diventò redattore de L’Arena. Il 25 settembre 1885 arrivò anche a sfidare a duello un collega del quotidiano rivale L’Adige.

Ida Peruzzi
Nel 1887 morì la madre, mentre il 27 novembre 1889 vi fu il suicidio del padre: credendosi malato di una malattia incurabile, Luigi Salgari si gettò dalla finestra della casa di alcuni parenti. Qualche anno dopo, il 30 gennaio 1892, Emilio sposò Ida Peruzzi, un’attrice di teatro. Dopo la nascita della figlia primogenita Fatima, i Salgari decisero di trasferirsi in Piemonte, dove Emilio aveva trovato un contratto con l’editore Speirani. Stabilitisi inizialmente a Ivrea nel 1894, vissero poi nella quiete canavesana delle case di piazza Pinelli a Cuorgnè e della vicina Alpette.[3][6].

Dal 1898 la famiglia si trasferì definitivamente in corso Casale 205 a Torino. Da qui Salgari poteva facilmente raggiungere in tram la biblioteca civica centrale, dove trovava mappe e racconti di viaggi esotici che costituivano la base e lo spunto per le sue storie. Tra il 1892 e il 1898 pubblicò circa una trentina di opere. Nel solo triennio 1894-1896, sempre con Speirani, pubblicò ben cinque titoli: Il tesoro del presidente del Paraguay, Le novelle marinaresche di Mastro Catrame, Il re della montagna, Attraverso l’Atlantico in pallone e I naufragatori dell’Oregon. Il motivo di tutto questo lavoro erano i debiti che Salgari continuava ad accumulare, e infatti nel 1896 lo scrittore firmò un altro contratto con l’editore genovese Donath e nel 1906 anche con il torinese Bemporad.

Il 3 aprile 1897, su proposta della regina d’Italia Margherita di Savoia, Salgari venne insignito dalla Real Casa del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia”[8][9]. Ciononostante la sua situazione economica non migliorò, anzi a partire dal 1903 – quando la moglie iniziò a dare segni di follia – si moltiplicarono i debiti che fu costretto a contrarre per poter pagare le cure. Nel 1910 la salute mentale della donna peggiorò ulteriormente e nel 1911 dovette entrare in manicomio.

Il declino

L’ultima dimora di Emilio Salgari a Torino in Corso Casale 205, con la targa commemorativa
« A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. »
(Emilio Salgàri)
I contratti obbligarono Salgàri a scrivere tre libri l’anno e per mantenere quei ritmi fu costretto a scrivere tre pagine al giorno. A causa del conseguente stress, scriveva fumando un centinaio di sigarette al giorno e beveva un bicchiere di vino marsala dopo l’altro[10]. Inoltre, dirigeva contemporaneamente un periodico di viaggi. Più che un problema di sottocompensi in proporzione alla mole di lavoro il suo esaurimento nervoso fu dovuto soprattutto alla fatica e alla stanchezza. Non solo non guadagnava, ma non era nemmeno considerato dai circoli letterari dell’epoca, ultimo smacco alla sua dignità. All’amico pittore Gamba scriveva nel 1909:

« La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »
Finché i suoi nervi non cedettero. A ciò si aggiunse la nostalgia della moglie, ricoverata da mesi in manicomio. Stressato e umiliato, rimase da solo e con i figli da accudire. Sempre più depresso, nel 1909 tentò per la prima volta il suicidio, gettandosi sopra una spada, ma venne salvato in tempo dalla figlia Fatima.[11] Poi, l’ultima intervista, quella di un giornalista, tal Antonio Casulli, inviato de Il Mattino di Napoli, che incontrò Salgari nel dicembre 1910, e che anni più tardi dichiarerà di aver respirato nella loro casa un’atmosfera come minimo triste e malinconica.

Infine, la tragedia: la mattina di martedì 25 aprile del 1911 Salgàri lasciò sul tavolo tre lettere e uscì dalla sua casa prendendo il suo solito tram con in tasca un rasoio. Le lettere erano indirizzate ai figli, ai direttori di giornali, ai suoi editori. Ai figli Omar, Nadir, Romero e Fatima scrisse:

« Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora… »
Li avvertiva poi dove avrebbero potuto trovare il suo cadavere, in uno dei “burroncelli” del bosco di Val San Martino, sopra la chiesetta della Madonna del Pilone, la zona collinare che sovrasta il corso Casale di Torino dove con la famiglia andava solitamente a fare i pic-nic; la zona esatta è quella del parco di Villa Rey, nei pressi dell’omonimo ex campeggio cittadino. Ma a trovarlo, per caso, fu invece una lavandaia ventiseienne, andata nel bosco per fare legna, tal Luigia Quirico. Il corpo di Salgàri aveva la gola e il ventre squarciati in modo atroce. In mano stringeva ancora il rasoio. Si uccise come avrebbe potuto uccidersi uno dei suoi personaggi, facendo harakiri, con gli occhi rivolti al sole che si leva.[12] I suoi funerali avvennero al Parco del Valentino, ma passarono inosservati perché in quei giorni Torino era impegnata con l’imminente festa del 50° Anniversario dell’Unità d’Italia. La sua tomba, con dedica, fu traslata nel famedio del cimitero monumentale di Verona.

Altre tragedie colpirono successivamente anche la moglie e i figli dello scrittore: nel 1914 Fatima, giovanissima, rimase vittima della tubercolosi, mentre nel 1922 la moglie Ida morì in manicomio. Nel 1931 fu di nuovo il suicidio la causa della morte dell’altro figlio, Romero. Nel 1936, per le ferite di un tragico incidente in moto, perse poi la vita Nadir, tenente di complemento del Regio Esercito. Un’intervista, conservata nelle teche di Rai Storia del 1957, ritrae l’ultimogenito figlio vivo Omar, che racconta alle telecamere della vita di suo padre. Tuttavia anche Omar in seguito si suicidò, gettandosi dal secondo piano del suo alloggio nel 1963.[13]

Produzione romanzesca
Salgari deve la sua popolarità a un’impressionante produzione romanzesca, con ottanta opere (più di 200 considerando anche i racconti) distinte in vari cicli avventurosi, che vanno a costruire svariati universi narrativi e innumerevoli personaggi (tra cui alcuni di grande successo, come Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero), tutti di originale creazione dello scrittore, tranne che in un caso. Il romanzo del 1896 (ristampato in volume nel 1911) I predoni del gran deserto, infatti, fu scritto come seguito di un’opera altrui (Vita eccentrica di Vincenzina Ghirardi Fabiani[14]). Generalmente i personaggi salgariani risultano inseriti in un accurato contesto storico; la ricostruzione delle informazioni riguardanti le vicende istituzionali dei paesi da lui descritti non si limita, ad esempio, alla figura di James Brooke, il raja bianco di Sarawak.

Seri studi condotti dalla storica olandese Bianca Maria Gerlich (i cui lavori sono stati pubblicati da autorevoli riviste scientifiche quali Archipel nei Paesi Bassi e, in Italia, Oriente Moderno[15]) hanno infatti permesso di ricostruire le fonti storiche e geografiche lette e utilizzate nelle biblioteche di Verona dal grande scrittore di romanzi d’avventura.

Salgari stesso pubblicò con vari pseudonimi numerose opere, spinto da motivazioni diverse, la più nota delle quali fu l’urgenza di aggirare la clausola contrattuale di esclusiva che lo teneva legato all’editore Donath. Tuttavia per lo stesso Donath pubblicò, sotto lo pseudonimo di Enrico Bertolini, tre romanzi nonché diversi racconti e testi di vario genere; in questo caso si sarebbe trattato di una precauzione utilizzata quando, incalzato da contratti e scadenze, lo scrittore usava più del dovuto elementi tratti da opere altrui (come nel caso di Le caverne dei diamanti, una libera versione del romanzo Le miniere di re Salomone di Henry Rider Haggard).

Apocrifi
La popolarità delle opere di Salgari è provata anche dalla grande diffusione di apocrifi: più di un centinaio, che editori privi di scrupoli gli attribuirono, generalmente in accordo con gli eredi; i più famosi furono i cinque romanzi a firma congiunta Luigi Motta-Emilio Salgari (in realtà scritti da Motta o da Emilio Moretto[16]) e quelli commissionati dagli eredi Nadir e Omar ad alcuni ghostwriter come Giovanni Bertinetti (il più prolifico autore di apocrifi salgariani[16]) e Americo Greco[17].

Importanti, sono i romanzi, elencati di seguito, non scritti da Salgari, che narrano le vicende dei Pirati delle Antille:

Il Corsaro Rosso, Casa editrice Impero, 1941. Scritto in realtà da Americo Greco.
Il Corsaro Verde, Casa editrice Impero, 1942. Scritto in realtà da Sandro Cassone.
Le ultime imprese del Corsaro Nero, Sonzogno, 1941. Autore originale sconosciuto.
La figlia del Corsaro Verde, Sonzogno, 1941. Scritto in realtà da Renzo Chiarelli.
Opere[modifica | modifica wikitesto]
Cronologia delle opere, suddivise per cicli narrativi.

Ciclo dei pirati della Malesia

Le tigri di Mompracem, illustrazione di Alberto Della Valle (1900)
La tigre della Malesia, ne La Nuova Arena, nn. 10-12, 1883, 1-3, 1884. Poi Le tigri di Mompracem, Genova, Donath, 1900.
Gli strangolatori del Gange, ne Il Telefono, 10 gennaio-15 aprile 1887. Poi I misteri della jungla nera, Genova, Donath, 1895.
I pirati della Malesia, Genova, Donath, 1896.
Le due tigri, Genova, Donath, 1904.
Il Re del Mare, Genova, Donath, 1906.
Alla conquista di un impero, Genova, Donath, 1907.
Sandokan alla riscossa, Firenze, Bemporad, 1907.
La riconquista di Mompracem, Firenze, Bemporad, 1908.
Il bramino dell’Assam, Firenze, Bemporad, 1911.
La caduta di un impero, Firenze, Bemporad, 1911.
La rivincita di Yanez, Firenze, Bemporad, 1913.

Ciclo dei corsari delle Antille
Il Corsaro Nero, Genova, Donath, 1898.
La regina dei Caraibi, Genova, Donath, 1901.
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, Genova, Donath, 1905.
Il figlio del Corsaro Rosso, Firenze, Bemporad, 1908.
Gli ultimi filibustieri, Firenze, Bemporad, 1908.
Ciclo dei corsari delle Bermude
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ciclo dei corsari delle Bermude.
I corsari delle Bermude, Firenze, Bemporad, 1909.
La crociera della Tuonante, Firenze, Bemporad, 1910.
Straordinarie avventure di Testa di Pietra, Firenze, Bemporad, 1915.

Ciclo del Far West
Sulle frontiere del Far-West, Firenze, Bemporad, 1908.
La scotennatrice, Firenze, Bemporad, 1909.
Le selve ardenti, Firenze, Bemporad, 1910.
Cicli minori
I due marinai
Il tesoro del presidente del Paraguay, Torino, Speirani, 1894.
Il continente misterioso. Avventure nell’Australia, Torino, Paravia, 1894.
Il Fiore delle Perle[modifica | modifica wikitesto]
Le stragi delle Filippine, Genova, Donath, 1897.
Il Fiore delle Perle, Genova, Donath, 1901.
I figli dell’aria
I figli dell’aria, Genova, Donath, 1904.
Il re dell’aria, Firenze, Bemporad, 1907.
Capitan Tempesta
Capitan Tempesta, Genova, Donath, 1905.
Il leone di Damasco, Firenze, Bemporad, 1910.
Avventure in India
Il capitano della Djumna, Genova, Donath, 1897.
La montagna di luce, Genova, Donath, 1902.
La Perla Sanguinosa, Genova, Donath, 1905.
Avventure africane
La favorita del Mahdi, Milano, Guigoni, 1887.
La Costa d’Avorio, Genova, Donath, 1898.
I predoni del Sahara, Genova, Donath, 1903.
Le pantere di Algeri, Genova, Donath, 1903.
Sull’Atlante, Firenze, Bemporad, 1907.
I briganti del Riff, Firenze, Bemporad, 1911.
Avventure in Russia
Gli orrori della Siberia, Genova, Donath, 1900.
Le Aquile della steppa, Genova, Donath, 1907.

Altri romanzi e racconti
Duemila leghe sotto l’America, Milano, Guigoni, 1888; rivisto, aggiornato e riedito come Il tesoro misterioso, Como, Società editrice Roma, 1907.
La scimitarra di Budda, Milano, Treves, 1892.
I pescatori di balene, Milano, Treves, 1894.
Le novelle marinaresche di Mastro Catrame, Torino, Speirani, 1894; riedito come Il vascello maledetto, Milano, Casa ed. Italiana, 1909. (volume di racconti)
Un dramma nell’Oceano Pacifico, Firenze, Bemporad, 1895.
Il re della montagna. Romanzo persiano, Torino, Speirani, 1895.
I naufraghi del Poplador, Milano, Treves, 1895.
Al Polo Australe in velocipede, Torino, Paravia, 1896.
Nel paese dei ghiacci, Torino, Paravia, 1896. (Comprende i racconti: I naufraghi dello Spitzberg e I cacciatori di foche della Baia di Baffin)
I drammi della schiavitù, Roma, Voghera, 1896.
Il re della prateria, Firenze, Bemporad, 1896.
Attraverso l’Atlantico in pallone, Torino, Speirani, 1896.
I naufragatori dell’Oregon, Torino, Speirani, 1896.
I Robinson italiani, Genova, Donath, 1896.
I pescatori di Trepang, Milano, Cogliati, 1896.
I predoni del gran deserto, ne Il Novelliere Illustrato, 29 novembre-27 dicembre 1896; poi Napoli, Urania, 1911.
La città dell’oro, Milano, Treves, 1898.
Al Polo Nord, Genova, Donath, 1898.
La capitana del Yucatan, Genova, Donath, 1899.
Le caverne dei diamanti, Genova, Donath, 1899. (libera riduzione del romanzo Le miniere di re Salomone di Henry R. Haggard)
Avventure straordinarie d’un marinaio in Africa, come E. Bertolini, Genova, Donath, 1899.
Il figlio del cacciatore d’orsi, come A. Permini, Genova, Donath, 1899.
I minatori dell’Alaska, Genova, Donath, 1900.
Gli scorridori del mare, come Romero, Genova, Donath, 1900.
Avventure fra le pelli-rosse, come G. Landucci, Torino, Paravia, 1900.
La “Stella polare” ed il suo viaggio avventuroso, Genova, Donath, 1901. (anche come Verso l’Artide con la Stella Polare, Milano, Vallardi, 1929.)
Le stragi della China. Grande romanzo di avventure nell’estremo Oriente, come Guido Altieri, Palermo, Biondo, 1901. Poi Il sotterraneo della morte, Palermo, Biondo, 1902.
La montagna d’oro. Avventure nell’Africa centrale, come Guido Altieri, Palermo, Biondo, 1901. (noto anche come Il treno volante, Milano, Sonzogno, 1926)
I naviganti della Meloria, come E. Bertolini, Genova, Donath, 1902.
La giraffa bianca, come G. Landucci, , Livorno, Belforte, 1902.
Sul mare delle perle. Il marajah di Jafnapatam, come G. Landucci, , Livorno, Belforte, 1903.
L’uomo di fuoco, Genova, Donath, 1904.
I solitari dell’Oceano, Genova, Donath, 1904.
La città del re lebbroso, Genova, Donath, 1904.
La gemma del fiume rosso, come G. Landucci, , Livorno, Belforte, 1904.
L’eroina di Port Arthur. Avventure russo-giapponesi, come Guido Altieri, Torino, Speirani, 1904. (noto anche come La naufragatrice, Milano, Sonzogno, 1924.)
Le grandi pesche nei mari australi, Torino, Speirani, 1904.
La sovrana del campo d’oro, Genova, Donath, 1905.
Le figlie dei Faraoni, Genova, Donath, 1906.
La Stella dell’Araucania, Genova, Armanino, 1906.
Le meraviglie del Duemila, Firenze, Bemporad, 1907.
Il tesoro della montagna azzurra, Firenze, Bemporad, 1907.
Cartagine in fiamme, Genova, Donath, 1908.
Una sfida al Polo, Firenze, Bemporad, 1909.
La Bohème italiana; Una vendetta malese, Firenze, Bemporad, 1909.
Storie rosse, Firenze, Bemporad, 1910. (contiene 15 capitoli tratti da altrettanti romanzi di Salgàri raccolti e ordinati da Achille Lanzi)

Filmografia
In ordine alfabetico-cronologico i film tratti dalle opere salgariane (parziale):

Il corsaro nero (1920) di Vitale De Stefano
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1920) di Vitale De Stefano
La regina dei Caraibi (1921) di Vitale De Stefano
Gli ultimi filibustieri (1921) di Vitale De Stefano
Il Corsaro Rosso (1921) di Vitale De Stefano
Il figlio del Corsaro Rosso (1921) di Vitale De Stefano
Il corsaro nero (1928) di Rodolfo Ferro film incompleto
Il Corsaro Nero (1937) di Amleto Palermi
I pirati della Malesia (1941) di Enrico Guazzoni
La figlia del Corsaro Verde (1941) di Enrico Guazzoni
Le due tigri (1941) di Giorgio Simonelli
Capitan Tempesta (1942) di Corrado D’Errico terminato poi da Umberto Scarpelli
Il figlio del corsaro rosso (1943) di Marco Elter
Il leone di Damasco (1942) di Corrado D’Errico terminato poi da Enrico Guazzoni
I cavalieri del deserto/Gli ultimi tuareg (1942) di Osvaldo Valenti Film incompiuto a causa degli eventi bellici (gli esterni furono girati in Libia)
Gli ultimi filibustieri (1943) di Marco Elter
El Corsaro Negro (1944) di Chano Urueta Film messicano distribuito in Italia nel 1951
I tre corsari (1952) di Mario Soldati
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1952) di Mario Soldati
Il tesoro del Bengala (1953) di Gianni Vernuccio
I misteri della giungla nera (1953) di Gian Paolo Callegari, Ralph Murphy
La vendetta dei Tughs (1954) di Gian Paolo Callegari, Ralph Murphy
Il figlio del corsaro rosso (1959) di Primo Zeglio
Cartagine in fiamme (1959) di Carmine Gallone
Morgan il pirata (1960) di Primo Zeglio
Sandokan, la tigre di Mompracem (1963) di Umberto Lenzi
I pirati della Malesia (1964) di Umberto Lenzi
Sandokan alla riscossa (1964) di Luigi Capuano
Sandokan contro il leopardo di Sarawak (1964) di Luigi Capuano
I misteri della giungla nera (1965) di Luigi Capuano
La montagna di luce (1965) di Umberto Lenzi
L’avventuriero della Tortuga (1965) di Luigi Capuano
I predoni del Sahara (1965) di Guido Malatesta
Le tigri di Mompracem (1970) di Mario Sequi
Il corsaro nero (1971) di Vincent Thomas (Lorenzo Gicca Palli)
Il corsaro nero (1976) di Sergio Sollima
Sandokan (1976) (sceneggiato televisivo in sei puntate) di Sergio Sollima
La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa! (1977) di Sergio Sollima
Il segreto del Sahara, miniserie televisiva (1987) di Alberto Negrin
I misteri della giungla nera miniserie televisiva (1991) di Kevin Connor
Il ritorno di Sandokan (1996) di Enzo G. Castellari
L’elefante bianco (1998) di Gianfranco Albano sceneggiato in due puntate
Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]
Che Guevara da giovane lesse ben 62 opere dello scrittore veronese.[18]
Una celebre trasposizione cinematografica dei suoi romanzi fu la serie televisiva sopracitata su Sandokan, trasmessa dalla Rai a metà degli anni settanta, interpretata dall’attore indiano Kabir Bedi e con la sigla degli Oliver Onions.
Alfredo Castelli ha scritto nel 2010 una storia a fumetti di Martin Mystère ispirata ad un romanzo incompiuto dello scrittore, Il leone del Transvaal.[19][20]
L’asteroide 1998 UC23 è stato denominato 27094 Salgari.[21]
Nel 1995 il primo coreografo, ballerino e regista Daniel Ezralow realizza lo spettacolo multimediale “Salgari”, con musiche originali di Ludovico Einaudi.
La cantante Rossana Casale ha inciso una canzone intitolata Salgari (nell’album Incoerente jazz).
Nel 2010 l’autore e regista teatrale Emanuele Merlino ha realizzato lo spettacolo “La morte di Sandokan” dedicato all’ossessione di Salgari per i suoi personaggi.
Il cantante dialettale comasco Davide Van De Sfroos ha intitolato una sua canzone, e l’album omonimo in cui essa è contenuta, Yanez, come uno dei più famosi personaggi del ciclo indo-malese. Per coincidenza la canzone è stata presentata al Festival della Canzone Italiana di Sanremo nel centesimo anniversario dalla morte di Salgari (2011).
Nel 2011 Alitalia ha dedicato allo scrittore uno dei suoi Airbus A320-216 (EI-DSF).
Nel 2011 lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II ha pubblicato un romanzo dichiaratamente salgariano, dal titolo Ritornano le tigri della Malesia.[22]
Nel 2011 Totò Zingaro pubblica Salgariprivato, un concept album sulla vita di Salgari.
Nel 2012 Paolo Bacilieri pubblica per Coconino Press la graphic novel Sweet Salgari sulla vita dello scrittore.
Nel 2015 il regista e scrittore Corrado Farina pubblica per Daniela Piazza Editore Vita segreta di Emilio Salgari, una “autobiografia immaginaria”; è la terza volta che torna sul personaggio, dopo il cortometraggio Salgari della nostra infanzia (1971) e il romanzo Giallo antico (1999).

Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
— 3 aprile 1897

(tratto dalla pagina wikipediaca italiana)

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Attività editoriali per scrittori e autori

3 Comments on Vite che insegnano (5) – Emilio Salgari, il più grande raccontastorie italiano

  1. Che vita triste! Povero Emilio! Credo che sia lo scrittore cui devo di più, quello che, quando ero una piccola bambina e cominciavo a diventare una lettrice autonoma, mi insegnò a sognare.

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    • Concordo, Silvia. Quella di Salgari é una vita che insegna soprattutto a chi scrive e insegna che la scrittura, l’urgenza che determina, non va mai di pari passo con le esigenze del portafoglio. Neppure quando questo aiuterebbe.

      Salgari è stato davvero un grande, uno dei pochi scrittori italiani che abbiamo avuto.. le sue storie sono all’origine anche delle fortunate serie televisive Spaghetti Western e non solo.
      Sarà un mito che resisterà nel tempo, tornerà nel tempo e alla fine della fiera si tratterà di uno spirito contento.
      Rgs

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