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Quello che il renzismo non dice (282) – Sulla profezia di Dario Fo per Roberto Benigni. E dalla speculazione sull’Olocausto alla caduta verticale del giullare di Renzi.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.
(Antonio Gramsci)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Date vite ci insegnano, tra le altre cose, che c’é solo un dato grado di disperazione che si può raggiungere e che, sull’altro versante, c’é solo un dato grado di felicità materiale che si può ottenere, dopo siamo soli con noi stessi. (Rina Brundu)

Rina Brundu

p30976_d_v8_aaLa stima val più della celebrità,

la considerazione più della fama,

l’onore più della gloria. (Nicolas de Chamfort)

di Rina Brundu. “Sono stupito. Non c’é dubbio che questa sua posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato” così parlò e vaticinò la buonanima di Dario Fo commentando la calata in campo dell’ex “artista” incendiario (?) Roberto Benigni, in forma di pompiere al fianco delle truppe renziste determinate a scalare ogni posizione politica con o senza la legittimazione del popolo che vorrebbero governare, soprattutto senza.

Confesso di non essere mai stata una fan di Roberto Benigni. Non mi piaceva ai tempi della sua partnership con il grande Massimo Troisi, al cui confronto risultava come una sorta di spalla d’avanspettacolo e di seconda categoria e men che meno mi è piaciuto nel film “La vita è bella” (1997), ovvero nel filmetto che gli ha dato l’Oscar, fermo restando che la sua “performance-felice” la notte in cui lo ha ricevuto è stata forse il miglior spettacolo che è riuscito a produrre durante una intera esistenza. Preciso anche che il mio disliking per questo suo film non è dovuto tanto all’incredibile pressappochismo storico e culturale con cui è stato acconciato (basti pensare ai carri armati americani che sarebbero arrivati ad Auschwitz, alla non considerazione che ebrei sono coloro che hanno una madre ebrea e non un padre e a tanti altri errori simili non degni neppure delle recite da oratorio, etc etc etc), quanto all’evidente senso di speculazione dei terribili fatti dell’Olocausto che questa produzione trasmette (sicuramente lo trasmette a me), e che in virtù di questo la comunità ebraica tutta avrebbe dovuto rifiutare di sostenere e supportare, senza se e senza ma.

Naturalmente Benigni non è l’unico “artista” che ha usato le tristi vicende del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale per farsi notare, tra questa tipologia di “artisti” rientrano purtroppo anche recenti premi Nobel, nonché un’infinità di scrittori e di artisti a vario titolo che in Italia sono in numero solo leggermente ridotto rispetto a quelli che si dichiaravano “compagni di Berlinguer e di Gramsci” per ragioni di cuore e soprattutto di portafoglio. In generale però ritengo che la “performance” di Benigni sia semplicemente più biasimevole perché senza quel “piccolo” trucchetto oggi Benigni sarebbe un attore dimenticato, uno a cui Renzi non avrebbe elemosinato neppure un centino se se lo fosse trovato fuori dalla porta del suo ufficio comunale a Firenze, intento a fare il clochard di professione, proprio come sarebbe potuto succedere senza grande meraviglia di nessuno. Di sicuro non sarebbe stato il primo teatrante a fare quella fine.

La prova del mio dire a proposito della caduta verticale di questo “mito” che non è mai stato tale e della sua supposta capacità attorale è senz’altro data dall’epocale fallimento del suo successivo film “Pinocchio” (2002), che oltre un insulto al cinema, alla memoria di Collodi e del suo genio è un insulto all’arte tout-court. Da quel giorno in poi nulla, niente, nada, nudda, solo una serie di opinabili apparizioni sulla prima rete della RAI con spettacolini nazionalpopolari sovvenzionati dal recalcitrante abbonato e tutti proni (tali spettacolini) a fare ciò che sembrerebbe essere l’unica vera arte posseduta da questo scaltrissimo signore toscano (una peculiarità regionale?): speculare. Speculare sull’Olocausto (di nuovo!), speculare sui meriti della Commedia dantesca, finanche sul destino delle tante giovani vite perse per consegnare a noi la nostra libertà, insieme a quella Costituzione che tale libertà la riafferma ogni giorno, ogni ora e ogni minuto delle nostre vite. Per inciso, quella stessa Costituzione che adesso Benigni pare determinatissimo a mandare a puttane: un altro spettacolino RAI alle porte? Tutto può essere. La vergogna è stata bandita per decreto dal renzismo ed è meglio non menzionarla onde evitare altro dolore.

Ma dicevo di Dario Fo: del suo noto aforisma su Benigni e della sua profezia su di lui. A questo aforisma foiano ho infatti ripensato quando ho saputo dell’ultimo viaggio che questo attore avrebbe fatto insieme a Renzi: meta la Casa Bianca. Povero Fo: lui naturalmente l’aveva messa in termini politici, chissà se gli era mai passato per la testa che Roberto Benigni aveva tutte altre idee e che con il potere e il governo non solo intendeva schierarsi, ma pure attovagliarsi. Insomma, crepa d’invidia fool shakesperiano!

Brillante da par suo, Fo non ha tralasciato però di aggiungere un inciso da ricordarsi “Sarà ripagato”. Un lampo di genio straordinario e degno di un’attesa anche potenzialmente lunga per verificarne la realizzazione. Io azzardo pure che questa particolare parabola artistica si concluderà con un discorso di tipo carneadiano: Benigni, chi? Ah, si, il giullare di Renzi! O per dirla con una vecchia pubblicità filosoficamente indovinata, se per tutto il resto c’é Mastercard, alcune cose non hanno prezzo! Sic.

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

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10 Comments on Quello che il renzismo non dice (282) – Sulla profezia di Dario Fo per Roberto Benigni. E dalla speculazione sull’Olocausto alla caduta verticale del giullare di Renzi.

  1. E’ riduttivo paragonare un Nobel (pur con le riserve sul Nobel letterario) a un guitto sia pur brillante. Io mi sentirei offeso.

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  2. Forse sarò fuori tema o forse no. Ma vorrei chiederti(e immagino la risposta caustica) cosa ne pensi della battuta idiota del giullare benigni sui ” cavoli neri” di Michelle Obama, battuta gettata con “no chalance” pensa lui, ma percepita da tutti i TG di regime?
    Paola

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  3. Tranquilla, non bazzicheresti da queste parti se lo facessi.
    E comunque sappi che voterai no contro il tuo stesso genere. Lo ha detto la Boschi che non ci sono donne per il NO. E se lo dice lei dobbiamo crederle… anche in questo periodo in cui evidentemente sta cambiando pusher.
    Ciao.

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1 Trackback / Pingback

  1. Quello che il renzismo non dice (282) – Sulla profezia di Dario Fo per Roberto Benigni. E dalla speculazione sull’Olocausto alla caduta verticale del giullare di Renzi. – Rosebud – Critica, scrittura, giornalismo online | BRASIL S.A

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