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Su terrorismo e idiozia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

traditore (1)di Michele Marsonet. Di fronte alla crescita esponenziale del terrorismo di matrice islamica, culminato con lo sgozzamento di un sacerdote in Normandia, vien voglia di stare zitti poiché ogni strumento di analisi sembra inadeguato. Il desiderio di silenzio trova tuttavia un freno nelle vere e proprie idiozie che stampa e mass media in genere ci propinano in abbondanza e puntualmente, dopo i massacri che purtroppo si susseguono con cadenza quasi quotidiana.


E l’idiozia più clamorosa consiste nel tentativo – oserei dire disperato – di far passare gli autori delle innumerevoli stragi per malati di mente o, comunque, per persone afflitte da turbe mentali. E’ una strategia adottata con decisione soprattutto da stampa e organi d’informazione apertamente di sinistra, con significative diramazioni pure in quotidiani nazionali come “Stampa” e “Corriere della Sera”.

Quale il senso di un occultamento così clamoroso dei fatti? Probabilmente quello di tranquillizzare l’opinione pubblica, seppellendo subito sotto una coltre di frasi inutili il sospetto che, a monte dei fucili d’assalto, dei camion lanciati su folle inermi, dei coltelli e machete usati per tagliare gole e teste, possano tutto sommato esserci delle motivazioni di odio religioso.

L’Occidente secolarizzato ha da lungo tempo smesso di attribuire importanza alla religione, convinto che anche nel resto del pianeta fosse così. E questo a dispetto degli ammonimenti lanciati alla fine del secolo scorso dal solito e controverso Huntington, il quale aveva notato con largo anticipo i sintomi del fondamentalismo religioso che prendevano sempre più corpo soprattutto nel mondo islamico, al punto di creare una “frattura” che si sarebbe poi rivelata insanabile. La sua è però rimasta per molti anni una voce nel deserto, esecrata perché aveva osato evocare uno “scontro di civiltà”.

Nessuno intende negare che lo stesso Occidente abbia fornito un bel contributo all’attuale esplosione di violenza, mediante le tante guerre “democratiche” (o “giuste”) e i tentativi di “esportare” la democrazia liberale in contesti che a essa restano refrattari. Tuttavia il fenomeno cui assistiamo ora con sgomento non è certo spiegabile soltanto in questi termini.

C’è qualcosa di più che sfugge ai governanti e viene invece percepito – per quanto in modo confuso – dai cittadini comuni. E’ l’emergere di una cultura (se non vogliamo chiamarla “civiltà”) del tutto antitetica alla nostra. Una cultura che dell’intolleranza fa la propria bandiera, che crede fermamente di possedere una Verità definitiva perché calata dall’alto, che disprezza chi non condivide i suoi valori ed elimina fisicamente – senza esitazioni di sorta – i diversi in quanto ritenuti “infedeli”.

E, già che ci siamo, mette conto sottolineare un’altra clamorosa fanfaluca propinataci dai soliti mass media, vale a dire quella che fa risalire il terrorismo a ragioni di povertà e di emarginazione sociale. In realtà gran parte degli attentatori non sono affatto poveri. Sono stati accolti in Europa e America, hanno un lavoro, beneficiano dei servizi sociali e, avendo ottenuto la cittadinanza, possiedono il nostro stesso passaporto e la nostra stessa carta d’identità. E ciò consente loro di muoversi senza problemi andando a uccidere cittadini inermi quando pensano sia giunto il momento di farlo.

Questo è il vero problema, che dovrebbe indurre tutti a riflettere circa l’opportunità di continuare a praticare l’accoglienza totale di cui tanto parlano Papa Francesco e alcuni leader occidentali. Un’accoglienza di quel tipo non è praticabile, e insistere è solo segno di irresponsabilità.

Nel frattempo Hollande ha notato che siamo in guerra, ma è difficile capire come possa essere vinta visto che il nemico è in casa e inviare i caccia a bombardare Siria e Iraq serve a ben poco. A chi scrive il pacifismo unilaterale che oggi spopola rammenta purtroppo altri episodi storici. Neville Chamberlain si illuse nel 1938, con la strategia della “pacificazione”, di neutralizzare Hitler. Il problema venne risolto soltanto con la politica “lacrime, sudore e sangue” promessa da Winston Churchill.

1 Comment on Su terrorismo e idiozia

  1. Un bel pezzo, però ho qualche perplessità di fondo. Chiunque visiti questo sito che idealmente vorrei fosse un raro spazio italico dedicato alle ragioni della laicità, della filosofia e del pensiero libero, sa bene che non la mando a dire sulla religione che sta diventando ormai un concetto alieno al mio spirito e spero così continuerà ad essere (tutti noi abbiamo delle priorità intellettuali e questa vuole essere la mia almeno for the time being).

    Tra le religioni attuali la religione islamica è una delle peggiori (in passato quella del sole, coltivata dagli atzechi, è stata uno dei momenti più mostruosi della storia umana).. vive insomma quel periodo nefasto che il cattolicesimo ha vissuto ai tempi dell’inquisizione ed è inutile tornarci. Di contrasto il cattolicesimo, grazie ad un personaggio straordinario che per noi laici diventerà il papa dei papi e un gigante dei diritti civili come Martin Luther King o Nelson Mandela, quale è Papa Francesco, vive il periodo d’oro della sua storia.

    Detto questo però io troverei ingiusto (e con ciò non voglio fare un discorso politically correct), caricare solo la religione islamica di questa “responsabilità” storica e morale. Di fatto io penso che in queste ultimissime fasi di attacchi terroristici il problema sia più mediatico che religioso.

    Non dobbiamo dimenticare infatti che noi viviamo l’era già finita del villagio globale e quella appena iniziata del macrocervello ultraconnesso. Ogni cosa viene esasperata, esagerata dai media, nella caccia disperata all’ultimo click e questo porta inevitabilmente a situazioni di emulazione che a mio avviso sarebbero evitabili altrimenti.

    La responsabilità mediatica è grande, grandissima e io concordo con il direttore di Le Monde che ha annunciato che non pubblicherà più le immagini di questi personaggi per i quali non esistono aggettivi di condanna abbastanza forti. Tutto qui, tutti noi possiamo fare una differenza nel nostro piccolo, anche con i blog che sono cellule di quel macrocervello. E la condanna deve essere totale senza se e senza ma. Per quanto abborra le religioni mai mi verrebbe in mente di privare delle stesse chi le ritiene un valore. Ma i pazzi, i folli sì quelli sì vanno fermati, subito.

    E un pensiero anche alla Francia madre di quell’illuminismo di cui vogliamo essere figli e di cui vogliamo meritare di essere figli.

    Ciao Michele, have a good summertime. Rina

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