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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Best of Italy – Ancora in morte di Umberto Eco, o di infinite domande senza risposta.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

398px-Umberto_Eco_1984di Rina Brundu. Per certi versi è come avessi un debito sostanziale con questo autore, con questo filosofo, con questo studioso, con quest’uomo, con questo signore. Un debito che sento non potrò saldare mai non importa gli scritti laudatori che vorrò dedicargli. Un debito che non è diminuito neppure dalla mia ferma convinzione che il giudizio su un autore, su un filosofo, su uno studioso, su un uomo, su una donna, su un signore, su una signora si può dare solo in uscita mai in entrata, solo dopo che colui o colei è passato/a a miglior vita.

Il fatto è che io non avevo capito, l’ho capito solo dopo! L’ho capito solo quando gli ho dedicato l’attenzione necessaria, l’ho capito solo quando ho testimoniato l’estrema dignità con cui Umberto Eco ha scelto di morire, con cui Umberto Eco ha scelto di vivere il suo stesso funerale, con cui Umberto Eco ha scelto di mostrare la sua vera forza intellettuale urbi et orbi; con cui Umberto Eco ha scelto di mostrare la sua fibra da maestro. In virtù di tutto questo, ho provato una ammirazione sconfinata che cresce col passare dei giorni, che mi ha cambiato quasi, che mi ha mostrato altra via; una ammirazione che non avevo mai provato prima per nessuno e dubito che proverò mai più per qualcun altro.

Il fatto è che pensavo ad Eco come fosse solo il grande semiologo sui cui testi universitari avevo pure studiato, il fatto è che guardavo ad Eco come fosse solo il celeberrimo autore di quel “Il nome della rosa” che restava romanzo validissimo ma comunque infarcito di nozioni tecniche finanche ridondanti (specie nella prima parte), il fatto è che guardavo ad Eco come ad un altro intellettuale italiano bigotto e schierato e non riuscivo a vedere la differenza. Mea culpa. Ma se è vero che a volte la differenza non la vediamo perché non ne siamo capaci di spiarla,  altre volte non la notiamo proprio perché non c’é, non esiste. Non è certo questo il caso di Umberto Eco…

Conseguenza delle cose è che adesso resto sola con le mie domande senza risposta: mi chiedo per esempio se ha mai dovuto pagare il suo giusto “disprezzo” della religione, dei suoi riti e dei suoi miti, dell’ignoranza atavica che circonda queste cattive pratiche? Mi chiedo come sia riuscito a sbrigarsela con le trame più o meno soffocanti che di norma in Italia riescono a intessere le gerarchie ecclesiastiche intorno a intelletti più accomodanti e meno brillanti del suo? Ed è bastato quel suo intelletto straordinario a risparmiargli colpi e bordate? Come è riuscito a “sottrarsi”? Come è riuscito a far vivere la sua anima libera e liberata in un contesto culturale oggettivamente infarcito di dottrina, dalle campane che suonano ad ogni ora senza rispetto per il riposo di alcuno fino alle “referenze” ecclesiastiche che di norma costituiscono valido titolo per fare carriera di prestigio (vedi i tanti casi nella tv italiana), e pazienza se lo studio e la formazione arrivano buoni ultimi?

A guardare da fuori sembrerebbe che Eco abbia vinto tutte le sue battaglie, alla grande, come si conviene ad un maestro, ad un filosofo e ad ogni vero spirito brillante. Con statement lapalissiano forse potrei pure aggiungere che è un grande peccato che non ci fosse più il giorno del suo funerale laico, ovvero quel giorno in cui con un gesto di rara maleducazione,  di raro disrispetto per le idee di una vita, per una intelligenza così vivace, un suo “amico” non è riuscito a trattenersi dal raccomandarlo ad un fantomatico Dio in cielo che lo avrebbe accolto a braccia aperte nonostante lui non l’avesse mai cercato…. Mi chiedo cosa gli avrebbe risposto Eco, come lo avrebbe invitato a tenerle per sé quelle cogitazioni sciocche.

Di fatto l’anima dell’immortale autore di Salvatore il frate eretico e di infiniti altri personaggi da ricordare, è rappresentazione plastica del Dio-in-noi, della nostra potenza e della nostra grandezza, soprattutto della nostra capacità rara di prenderci sulle spalle le nostre responsabilità, il nostro senso etico, di essere “forti come i saggi dell’antica Grecia” e di guardare “alla morte con occhio fermo e senza paura”; nonché di fare tutto questo senza attenderci improbabili paradisi e premi in cielo preferendo a ciò l’esercizio di un sano senza della giustizia a-gratis, semplicemente in virtù del nostro essere uomini e donne davvero degni di questo nome.

 

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