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Sui troppi sensi di colpa dell’Occidente

Flag_of_Europe_svgdi Michele Marsonet. Mai come in questo periodo le società occidentali sono state colpite da “complessi di colpa” che, spesso, impediscono di assumere decisioni rapide ed efficaci. In realtà i complessi di cui sopra sono alimentati e veicolati tramite i mass media solo da alcuni settori di tali società. E tuttavia si tratta di settori forse minoritari, ma molto importanti grazie all’influenza che esercitano su stampa e mezzi d’informazione in genere.

Tra l’altro la situazione è destinata a peggiorare dopo l’ultima, immane tragedia che ha causato centinaia di vittime nel Canale di Sicilia. Tuttavia ritengo che le generiche espressioni di solidarietà ormai non siano più sufficienti, e che occorra invece andare alle radici del problema.

Premetto anzitutto che continuo a usare la parola “Occidente”, anche se oggi molti sostengono che si tratta di un termine vuoto, al qualche non corrisponde alcunché di reale. Poco importa, essendo chi scrive convinto che l’Occidente esista tuttora, pur meno sicuro di sé e dei valori che ne costituiscono il sostrato.

Mi spiego con due esempi, non certo scelti a caso. Ecco il primo. Tantissimi giornali e blog da parecchio tempo cercano di convincere l’opinione pubblica che la colpa dell’inarrestabile ondata di disperati che salgono sui barconi per attraversare il Mediterraneo e approdare – quando ci riescono – sulle coste italiane è nostra, e solo nostra.

Se non ci fosse stato il colonialismo tutto ciò non sarebbe accaduto. In altri termini i clandestini provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, qualora le vecchie potenze europee non avessero praticato in passato l’espansione coloniale nei suddetti territori, se ne starebbero felici e contenti nei loro Paesi, senza neppur essere sfiorati dall’idea di emigrare.

E non è tutto. L’Occidente avrebbe pure portato con sé corruzione e malaffare endemici. Prima – sembra di capire – i locali erano innocenti e incorrotti, come insegna il mito del “buon selvaggio” che, a dispetto delle prove contrarie, continua ad affascinare le menti dei colpevolisti.

Spiace dirlo, ma una parte consistente del mondo cattolico ha fornito – e continua a fornire – un contributo decisivo alla diffusione di una simile mentalità. Anche con le sue massime autorità. Celebre è rimasto l’episodio di Papa Francesco il quale, in visita a Lampedusa, urlò “vergogna!”. Non si è mai capito bene a chi si rivolgesse. L’interpretazione più accreditata, del resto mai smentita con decisione, è che sotto accusa fossero le autorità italiane.

Seguirono reazioni prudenti, ma piuttosto piccate. Da quali fatti era giustificato l’invito alla vergogna? Già allora Lampedusa si trovava allo stremo, con i centri d’accoglienza non più in grado di sistemare i profughi e, nel frattempo, la situazione è assai peggiorata coinvolgendo in pratica tutte le regioni italiane.

Ma, tant’è, la storia continua. L’accoglienza sarebbe, sempre e comunque, un dovere. Non importa se tocca in pratica solo a noi, con un’Unione Europea secondo i più benevoli distratta, e a parere di molti altri sorda e colpevole. Non cessano le accuse di negligenza e di scarsa sensibilità per i diritti umani.

Secondo esempio, non meno significativo, che riguarda soprattutto blog e social network. Non passa giorno senza che qualcuno ci rammenti che la responsabilità della tragica situazione che stiamo vivendo va addebitata unicamente ai mercanti d’armi e agli interessi dell’industria bellica. Si legge addirittura che detta industria (e, ovviamente, si parla soltanto di quella occidentale) favorirebbe il caos per vendere sempre di più incrementando a dismisura i suoi profitti.

In parallelo vengono condotte campagne contro il rafforzamento del potenziale difensivo delle nazioni che subiscono spesso, tra l’altro, atti di pirateria e assistono pressoché impotenti alla diffusione del radicalismo jihadista nei loro stessi territori. Inutile tale rafforzamento secondo i pacifisti a senso unico. Al terrorismo si risponde con la celebre “politica di inclusione”, e non con l’autodifesa. La quale, naturalmente, per essere efficace ha bisogno di forze addestrate e – “horribile dictu” – di armi.

Insomma un cedimento su tutti i fronti, e ciò significa che, forse, i sostenitori dell’inesistenza dell’Occidente non hanno poi così torto. A me pare che la conclusione sia evidente. Le nazioni occidentali, più che gli avversari esterni, devono temere se stesse e il torpore diffuso che paralizza le loro capacità di reazione.

Featured image, EU flag.