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Su tolleranza e persecuzione dei cristiani

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

442px-Sant_Egidio_Trasteveredi Michele Marsonet. Davvero notevole il cambiamento di tono dei maggiori quotidiani italiani dopo l’ennesima strage jihadista, che questa volta ha avuto come tragico teatro il Kenya. Prima, in occasione di altri massacri, era difficile trovare l’aggettivo “cristiano” negli articoli di “Repubblica”, “Stampa” e “Corriere della Sera” dedicati all’argomento. Poi, lentamente, e dopo le prime esplicite dichiarazioni di Papa Francesco, si è cominciato ad ammettere che sì, i cristiani sono sotto attacco in buona parte del mondo.

Ecco quindi comparire mappe dettagliate in cui vengono indicati i Paesi dove sono in atto persecuzioni, con colori diversi a seconda dell’intensità e della continuità. E sono davvero tanti, troppi. La presa di coscienza è cresciuta in parallelo con i discorsi sempre più chiari del Papa, a riprova della grande influenza che la Chiesa continua a esercitare nei mass media. Abbandonata la prudenza, Francesco ora parla di un vero e proprio “martirio” del tutto simile ad altri subiti dai cristiani in diverse epoche storiche.

Adesso gli argini sono finalmente rotti e tutti i giornalisti, tanto cattolici quanto non credenti, usano in pratica lo stesso linguaggio. Pure il “Fatto Quotidiano” non ha esitato a titolare “Strage di cristiani” un articolo di fondo in prima pagina, ribadendo poi il concetto più volte in quelle interne. Ma ci voleva tanto per capire che il fondamentalismo islamista sta mettendo in atto una guerra globale contro il cristianesimo, trucidando senza pietà i suoi fedeli inermi e spesso individuandoli in base alla loro incapacità di leggere il Corano? Nello stesso Kenya è già avvenuto più volte.

Stupiscono a tale proposito le reazioni di alcuni esponenti del mondo cattolico, per esempio Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, e il teologo Vito Mancuso. Leggiamo infatti che, una volta assolto il dovere di riconoscere la persecuzione, occorre essere fiduciosi poiché essa consente di riscoprire il “volto umile” del cristianesimo. E fiduciosi anche perché ci permette di comprendere che spesso la fede cristiana (e qui entrano in gioco pure i protestanti) è stata imposta dal colonialismo occidentale senza tener conto della specificità africana o asiatica.

Lo stupore – mio, ovviamente, e non condiviso da molti – nasce dal fatto che l’islam non si è certo diffuso con metodi pacifici. Per quanto riguarda l’Africa, ad esempio, gli arabi lo hanno importato con la violenza, imposto in contesti culturali del tutto estranei al monoteismo e praticando anche lo schiavismo. L’Occidente continua a flagellarsi per la tratta degli schiavi, però non mi risulta che nel mondo arabo vi sia mai stata una simile consapevolezza.

Quanto al “che fare” per porre fine all’attuale persecuzione, i suddetti esponenti cattolici altro non propongono che un intervento degli organismi internazionali – e dell’ONU in primo luogo – per ristabilire normali condizioni di sicurezza. Scordando, o fingendo di scordare, che le Nazioni Unite non sono mai riuscite a svolgere con efficienza compiti di quel tipo. Tanto per i veti incrociati quanto per la presenza al loro interno di nazioni che al terrorismo forniscono appoggio.

Fermare il massacro sembra davvero difficile. Servirebbe forse una dichiarazione ufficiale di condanna da parte delle maggiori autorità religiose islamiche, assai problematica vista la loro frammentazione. E non sono sicuro che basterebbe a bloccare i fondamentalisti.

La vera tragedia, tuttavia, è che il mondo occidentale non sembra avere una strategia comune. Il tarlo di un multiculturalismo mal concepito ha scavato voragini e imposto una tolleranza a senso unico, come se fosse possibile praticare la tolleranza quando gli altri la rifiutano. Riconoscere le nostre colpe è utile se, e solo se, tutti a loro volta riconoscono le proprie.

Featured image, La Chiesa di Sant’Egidio, sede della Comunità di Sant’Egidio, fonte Wikipedia.
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8 Comments on Su tolleranza e persecuzione dei cristiani

  1. Sono colpita dall’articolo di Marsonet, soprattutto nella conclusione dello stesso. Non possiamo esimerci, noi cristiani, di aver commesso a suo tempo azioni a dir poco riprovevoli, per esempio contro le civiltà precolombiane, imponendo con la forza e la violenza, il cristianesimo. In seguito c’è stata la Santa (?) Inquisizione e per finire, l’eccidio della Shoa da parte di dei nazisti (che erano cristiani). Ma sono secoli che si diffonde il Vangelo con la pace e l’aiuto alle popolazioni in difficoltà.
    Non ho spirito missionario, e lo ammetto, poiché accolgo gli appartenenti di altre religioni, rispettando il loro credo. Ognuno vive la sua cultura. Ma sono persuasa che non la forza, non si porta ad amare un’altra religione, qualsiasi essa sia. Verrà accettata per timore, con paura. E non mi pare che questo sia il modo corretto per far amare Maometto, e l’Islam in generale. Non penso che Allah sia contento di passare dalla parte di un Dio ingiusto e crudele. Non è quanto avrebbe voluto.
    Per quanto riguarda l’occidente, abbiamo ceduto le armi già quanto si è voluto togliere il crocifisso dalle scuole, adducendo il gesto al rispetto degli studenti di altra fede religiosa. Abbiamo così abbassato le difese. Se i musulmani vogliono abitare in Europa, dovrebbero accettare gli usi e costumi di coloro che li accolgono, esattamente come loro “pretendono” che i turisti che visitano i Paesi musulmani, si adeguino alle loro tradizioni. (non bere alcolici, non mangiare carne di maiale, vestire con sobrietà portando maniche che coprano almeno il gomito, e gonne lunghe per le donne, oppure pantaloni lunghi). Se ho accettato di rispettare le loro tradizioni, recandomi in Siria, per esempio, così dovrebbero fare loro, quando raggiungono le nostre Nazioni. I giornalisti hanno il dovere di battere il chiodo finché è caldo. Il dialogo con questi terroristi assassini non può sussistere. La parola assassino è parola araba ḥashāshīn ﺣﺸﺎﺸﻴﻦ, che significa mangiatore di hashish, e pare che chi è sotto l’effetto di stupefacenti, perda ogni cognizione del male, della coscienza, e quindi uccidono senza freni inibitori.
    Ma i loro Imam dovrebbero conoscere a fondo il Quran, e mai Maometto ha consigliato di uccidere in nome di Allah. Lo aveva detto forse più volte Yahveh, lo leggiamo nell’Antico Testamento, quando incitava il popolo di Dio (gli ebrei) a combattere e uccidere gli adoratori di Baal.
    Ma parliamoci chiaro, nessun Dio, che si spacci per tale, vorrebbe che i suoi figli si uccidessero tra loro. Quindi sono persuasa che molto di quanto si legge nelle scritture, che siano ebraiche o coraniche, sia influenzato dal pensiero meramente umano. Solo l’uomo ha quelle caratteristiche bestiali, che lo portano a desiderare di commettere il male. Ed il peggiore dei mali, è privare della vita un suo simile, soprattutto se infante e debole. La violenza è un male da estirpare. Ma fintanto che l’industria bellica fabbrica e vende armi, offre l’opportunità a coloro che si credono forti, perché le imbracciano, a commettere viltà inenarrabili e crudeltà inaudite.
    E’ Pasqua…periodo di Pace e di Perdono…ma come si fa a perdonare certi atti barbarici? Come si possono uccidere dei giovani, solo perché non conoscono il Quran? Signore, Allah, Yahveh, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!

  2. Chiedo venia per quale refuso…Un caro saluto a Rina!
    Danila

    • Ciao Danila, Buona Pasqua, non ti preoccupare dei refusi… sappiamo bene come è la scrittura online ma proprio nel suo essere più libera diventa più vera. Il commento lo lascio con l’autore come è giusto che sia. Baci.

      • Grazie Rina…è da tanto che non ci sentiamo, ma non per cattiva volontà…credimi! Un abbraccio e buon proseguimento con Rosebud, che migliora sempre!
        Danila

  3. Lo so Danila, non preoccuparti. E anche con Rosebud si potrebbe fare meglio se solo ci fosse il tempo, ma il tempo non c’é e il giorno in cui tacerà significherà che siamo stati “sommersi” completamente. Speriamo il più tardi possibile… ma vada come va: del resto, meglio avere tentato di parlare che avere tacciuto completamente! Ciao. RB

  4. Come dice quel detto: Chi ha da dire qualcosa, parli ora, o taccia per sempre! E tu, i tuoi collaboratori, i commentatori…hanno sempre qualcosa da dire ed è bene che lo dicano su Rosebud! Ed io spero vivamente che Rosebud abbia ancora lunga vita!
    Danila

    • Grazie, ma confesso di temere l’onda lunga turca che proprio quest’oggi ha cannato I social… fortuna che il nostro server è in America, mah!

  5. Michele Marsonet // 7 April 2015 at 08:41 //

    Grazie per il suo commento che vedo solo ora. E’ un tema sul quale finalmente s’inizia a riflettere con serietà, spero non sia troppo tardi.

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