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Su tolleranza e persecuzione dei cristiani

di Michele Marsonet. Davvero notevole il cambiamento di tono dei maggiori quotidiani italiani dopo l’ennesima strage jihadista, che questa volta ha avuto come tragico teatro il Kenya. Prima, in occasione di altri massacri, era difficile trovare l’aggettivo “cristiano” negli articoli di “Repubblica”, “Stampa” e “Corriere della Sera” dedicati all’argomento. Poi, lentamente, e dopo le prime esplicite dichiarazioni di Papa Francesco, si è cominciato ad ammettere che sì, i cristiani sono sotto attacco in buona parte del mondo.

Ecco quindi comparire mappe dettagliate in cui vengono indicati i Paesi dove sono in atto persecuzioni, con colori diversi a seconda dell’intensità e della continuità. E sono davvero tanti, troppi. La presa di coscienza è cresciuta in parallelo con i discorsi sempre più chiari del Papa, a riprova della grande influenza che la Chiesa continua a esercitare nei mass media. Abbandonata la prudenza, Francesco ora parla di un vero e proprio “martirio” del tutto simile ad altri subiti dai cristiani in diverse epoche storiche.

Adesso gli argini sono finalmente rotti e tutti i giornalisti, tanto cattolici quanto non credenti, usano in pratica lo stesso linguaggio. Pure il “Fatto Quotidiano” non ha esitato a titolare “Strage di cristiani” un articolo di fondo in prima pagina, ribadendo poi il concetto più volte in quelle interne. Ma ci voleva tanto per capire che il fondamentalismo islamista sta mettendo in atto una guerra globale contro il cristianesimo, trucidando senza pietà i suoi fedeli inermi e spesso individuandoli in base alla loro incapacità di leggere il Corano? Nello stesso Kenya è già avvenuto più volte.

Stupiscono a tale proposito le reazioni di alcuni esponenti del mondo cattolico, per esempio Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, e il teologo Vito Mancuso. Leggiamo infatti che, una volta assolto il dovere di riconoscere la persecuzione, occorre essere fiduciosi poiché essa consente di riscoprire il “volto umile” del cristianesimo. E fiduciosi anche perché ci permette di comprendere che spesso la fede cristiana (e qui entrano in gioco pure i protestanti) è stata imposta dal colonialismo occidentale senza tener conto della specificità africana o asiatica.

Lo stupore – mio, ovviamente, e non condiviso da molti – nasce dal fatto che l’islam non si è certo diffuso con metodi pacifici. Per quanto riguarda l’Africa, ad esempio, gli arabi lo hanno importato con la violenza, imposto in contesti culturali del tutto estranei al monoteismo e praticando anche lo schiavismo. L’Occidente continua a flagellarsi per la tratta degli schiavi, però non mi risulta che nel mondo arabo vi sia mai stata una simile consapevolezza.

Quanto al “che fare” per porre fine all’attuale persecuzione, i suddetti esponenti cattolici altro non propongono che un intervento degli organismi internazionali – e dell’ONU in primo luogo – per ristabilire normali condizioni di sicurezza. Scordando, o fingendo di scordare, che le Nazioni Unite non sono mai riuscite a svolgere con efficienza compiti di quel tipo. Tanto per i veti incrociati quanto per la presenza al loro interno di nazioni che al terrorismo forniscono appoggio.

Fermare il massacro sembra davvero difficile. Servirebbe forse una dichiarazione ufficiale di condanna da parte delle maggiori autorità religiose islamiche, assai problematica vista la loro frammentazione. E non sono sicuro che basterebbe a bloccare i fondamentalisti.

La vera tragedia, tuttavia, è che il mondo occidentale non sembra avere una strategia comune. Il tarlo di un multiculturalismo mal concepito ha scavato voragini e imposto una tolleranza a senso unico, come se fosse possibile praticare la tolleranza quando gli altri la rifiutano. Riconoscere le nostre colpe è utile se, e solo se, tutti a loro volta riconoscono le proprie.

1 Comment on Su tolleranza e persecuzione dei cristiani

  1. Michele Marsonet // 7 April 2015 at 08:41 //

    Grazie per il suo commento che vedo solo ora. E’ un tema sul quale finalmente s’inizia a riflettere con serietà, spero non sia troppo tardi.

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