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Sui vaghi discorsi di Papa Francesco

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Canonization_2014-_The_Canonization_of_Saint_John_XXIII_and_Saint_John_Paul_II_(14036966125)di Michele Marsonet. I commenti entusiastici sulle ultime uscite di Papa Francesco sono così numerosi da indurmi a credere che una piccola manifestazione di perplessità sia, in fondo, giustificata. Il pontefice che viene “dalla fine del mondo”, come egli stesso ha definito l’Argentina, suo Paese natio, continua a spron battuto sulla strada intrapresa sin dal primo giorno quando, appena eletto, parlò alla folla radunata in Piazza San Pietro usando parole semplici e frasi senza fronzoli. Per rimarcare subito che non si sentiva una persona speciale, bensì un fedele fra tanti, arrivato quasi per caso al vertice della Chiesa cattolica.

La semplicità, tuttavia, non è necessariamente abbinata alla vaghezza. Eppure è proprio questa l’impressione che chi scrive – e molti altri – ricevono sentendolo parlare.

Già si sapeva che Jorge Bergoglio, a differenza dei suoi predecessori Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger, non è teologo né filosofo. Preferisce la dimensione pastorale a quella teologica e, fin qui, nulla di male. Altri Papi prima di lui avevano la stessa attitudine, e penso che l’alternanza tra queste due tipologie di pontificato sia del tutto naturale.

Però la vaghezza eccessiva può essere pericolosa se a manifestarla in continuazione è il capo della Chiesa. Credo che tutti rammentino l’impressione negativa destata da alcuni dialoghi “teologici” tra l’attuale Papa ed Eugenio Scalfari. Il fondatore di “Repubblica” venne accusato di aver frainteso le parole dell’ex cardinale di Buenos Aires, ma poi si scoprì che invece Scalfari le aveva capite benissimo, e che il suo giornale si era limitato a fornire un resoconto tutto sommato fedele dei dialoghi.

Negli anni giovanili, da studente, Jorge Bergoglio era un simpatizzante di Peròn. Un giorno entrò in classe esibendo il distintivo peronista appuntato sulla giacca. Ammonito dall’insegnante, lo fece anche il giorno seguente buscandosi una sospensione. E, pure in questo caso, nulla di male. A quel tempo, in Argentina i peronisti erano tantissimi (e sono rimasti tanti anche ora).

Il problema è, a mio avviso, che la vaghezza dello spirito peronista, quell’insistere nel cercare una terza via tra socialismo e capitalismo senza peraltro specificare bene i suoi contorni, si ritrova pari pari nei discorsi di Francesco.

Franco Cardini ha scritto di recente che il merito principale dell’attuale Papa è aver scosso l’indifferenza che era sul punto di sommergere la Chiesa, rendendola un’entità marginale nel mondo contemporaneo. Per questo Jorge Bergoglio vuole che essa diventi davvero universale, schierandosi senza timore con gli ultimi e con i poveri. “Fino a quando – aggiunge Cardini – la Chiesa dei Bagnasco e dei Bertone e quella dei Don Gallo e degli Enzo Bianchi avrebbero potuto convivere?”. Di qui la battaglia intrapresa contro i cosiddetti “curiali”.

Dal punto di vista politico – più che pastorale – la strategia si capisce e, ovviamente, con essa si può concordare o meno. Qual è però il fine ultimo della suddetta strategia? Mi sbaglierò, ma nei discorsi del Papa percepisco spesso, oltre agli echi peronisti, anche quelli della celebre “teologia della liberazione” che proprio in America Latina nacque e prosperò nella seconda metà del secolo scorso.

Nel frattempo ha pubblicamente criticato “Comunione e Liberazione” accusando i suoi membri di “autoreferenzialità”. Accusa sorprendente, se si pensa che CL – simpatici o meno che siano i suoi attivisti – è il movimento cattolico più presente in ambito scolastico e universitario, nonostante sia apertamente osteggiato dall’estrema sinistra in tutte le sue varie manifestazioni.
E, sempre nel frattempo, non mi pare che analoghe reprimende siano state rivolte a sacerdoti che organizzano, addirittura all’interno delle loro parrocchie, incontri per trovare candidati anti-renziani alle primarie del Partito Democratico. A me sembra che convocare riunioni di quel tipo nelle chiese sia, quanto meno, anomalo.

Mi si permetta, in conclusione, di non condividere il grande entusiasmo che da più parti viene espresso per lo stile di questo pontificato. Certo il Papa è molto popolare. Anche perché, a dispetto della sua presunta ingenuità, fa un uso sapiente dei mass media e trova sempre il modo di collocarsi al centro dell’attenzione. Ultimo – e assai significativo – episodio è il cenno alla “sensazione” che il suo mandato sarà breve.

Che dire ancora? I critici sono in minoranza e gli entusiasti abbondano, pure nel novero dei non credenti. Forse perché Papa Francesco coglie assai bene lo spirito del nostro tempo, lo segue e lo incoraggia. Essere vaghi aiuta ed evita prese di posizione impegnative. Si tolleri, dunque, anche qualche giudizio discordante come quello  espresso in questo articolo.

Featured image, il grande papa Francesco.

5 Comments on Sui vaghi discorsi di Papa Francesco

  1. Perdonami Michele, l’unico elemento che è stato pericoloso per la Chiesa di Roma negli ultimi 1000 anni è stata la “praticità” stile Alessandro VI di molti suoi “pastori”. Non certo la “vaghezza” di Papa Francesco. E chi scrive è qualcuno che non solo considera le faccende ecclesiastiche a tutto tondo riti e miti che imbrogliano la nostra coscienza di uomini, superstizioni se vuoi, anche nefaste, ma che soprattutto solo tre anni fa tutto avrebbe pensato di fare in vita meno che intervenire in qualsiasi contesto per difendere l’operato di un Pontefice.

    Papa Francesco anziché vago è la prima pietra verso la Chiesa del futuro… una chiesa se vuoi “filosofica” dove il mito e il rito – e in linea con lo sviluppo e il maturare della nostra coscienza – lascerà il posto all’estrinsecazione delle vere problematiche dell’umanità, del fisico, in relazione all’innato anelito verso il metafisico.

    Best Regards
    Rina

  2. Come ho scritto sapevo già di essere in minoranza.

    • Per carità, io sono esperta di battaglie perse!
      🙂

      Questa è una rara battaglia in cui mi trovo dalla parte dei più, che però a pensarci bene sono sempre minoranza. I corvi vaticani infatti gracchiano ancora….

      Meglio sarebbe rafforzare la sorveglianza intorno a questo pontefice molto speciale che se non ci fosse più sarebbe una grossa perdita… for all mankind.

  3. Il grande interesse che suscita Papa Francesco deriva dal fatto che iniziò il pontificato accompagnandosi col Papa emerito, Benedetto XVI. Il primo lasciò il soglio con le argomentazioni della ragione, l’altro vi salì per parlare alla coscienza di tutti iniziando dagli emarginati e da chi sbaglia. Come Francesco d’Assisi fece otto secoli fa.

    Brevi attimi, fanno spesso cambiar volto alla storia che mai prosegue sul corso di prima. La Chiesa dei Bagnasco e dei Bertone hanno fatto il loro tempo.

    Con un’offerta religiosa non più dogmatica, occorre ripensare la laicità dello Stato. E’ necessario immaginarlo come sostegno alla libertà religiosa dei cittadini. Oggi, lo Stato è “laicista” nel senso che è spoglio dei suoi valori fondanti, delle sue radici storiche e, troppo spesso, ostile alla fede praticata dalle persone oggi raggruppate tra i buddisti, tra gli ebrei, tra i cristiani e tra i musulmani.

    Lo stato non può essere “ateo”, ma “areligioso”, e deve fare della libertà religiosa il suo vessillo attraverso specifici concordati che stabiliscono – attraverso comitati etico religiosi – rapporti specifici sul piano esistenziale, familiare, educativo.

    E’ urgente correggere la stortura esistente all’art 21 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali e della Cittadinanza che considera, ai fini della discriminazione, la religione allo stesso livello delle opinioni personali.

    A tal fine è necessario iniziare un processo di reciproca emancipazione per ristabilire un corretto rapporto etico perché la società ritrovi un nuovo equilibrio intorno alla persona, abbandonando la vana sua ricerca nell’uguaglianza in tutto tranne nel fatto che la libertà ha lo stesso valore per tutti. E, si sa, che libertà si associa con l’opportunità e non col diritto.

    • Oltre il tempo Uomo e Persona
      Di Pietro Bondanini
      Pagine: 195
      Formato: 140×205 mm
      Genere: Cultura e Società
      Editore: Lampi di Stampa
      Collana: TiPubblica
      Anno: 2015
      ISBN: 978-88-488-1751-6
      Lingua: ITALIANO

      Il cambiamento segue il ritmo dei giorni: quello economico ha il corso degli anni; quello culturale e sociale dura secoli; quello religioso è plurimillenario. Da sempre tentiamo di percepire, con maggior chiarezza, la misura entro la quale si è liberi dal bisogno e, per questo, è auspicata la richiesta di rinnovare la società secondo un paradigma valido, per giungere alla consapevolezza che libertà equivale a qualità di vita.

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