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Sui sorrisetti dei burosauri di Bruxelles

untitleddi Michele Marsonet. Matteo Renzi può piacere o non piacere, ma resta il fatto che attualmente è il Presidente del consiglio italiano. Desta quindi meraviglia che due personaggi non certo carismatici come Manuel Barroso e Herman Van Rompuy si siano permessi di scambiare pubblicamente sorrisetti ironici quando è stato loro richiesto un giudizio sui programmi dell’ex sindaco di Firenze. Il portoghese è abbastanza noto, ma sarebbe temerario affermare che è anche un leader internazionale di peso. Ancor peggio se si parla del fiammingo Van Rompuy, figura piuttosto insignificante (si sa che è un grande appassionato di ornitologia).

Eppure i due presiedono, rispettivamente, la commissione e il consiglio della UE. Alla faccia della rappresentatività, vien fatto di pensare. Sappiamo tutti che sorrisetti simili si erano manifestati anche ai tempi di Berlusconi; ma almeno, in quel caso, comparvero sui volti di figure importanti come Merkel e Sarkozy. Qui invece abbiamo un paio di burosauri della nomenklatura di Bruxelles, a capo di un apparato costosissimo e quasi sempre autoreferenziale, che in pratica risponde solo a se stesso senza investitura popolare di sorta.
E non è finita. Dopo l’ormai celebre sorrisetto ora si apprende – con una certa costernazione – che gli organismi presieduti dalla coppia di cui sopra hanno concesso semaforo verde alla stipula di un trattato di associazione con l’Ucraina. Come se non bastassero le pressioni e sanzioni europee che la leadership russa ha – giustamente – definito “ridicole”, l’Unione Europea, un pallido ectoplasma che nulla conserva delle idee dei padri fondatori, sembra disposta a farsi carico di un Paese letteralmente allo sbando.

Ma come? Siamo ogni giorno sommersi da prediche che incitano italiani ed europei del Sud in genere a essere virtuosi tagliando a ogni costo il deficit, e poi si scopre che la UE intende attirare nella sua fantomatica orbita una nazione indebitata per 410 miliardi di dollari, con il rapporto deficit/PIL all’8%, e le casse statali talmente vuote da lasciar prevedere il collasso a fine anno? Qualcosa ovviamente non torna.

Forse l’Unione ha scelto di fare politica attiva dopo essersi occupata, per decenni, soltanto di problemi economico-finanziari. Avrebbe insomma deciso di comportarsi da grande potenza al pari degli USA, andando a sfidare Putin ai suoi confini e assumendo le vesti di angelo custode dell’indipendenza ucraina. C’è però qualche piccolo problema. Il Paese slavo ha usufruito finora di ingenti prestiti russi e dipende dalla vituperata Russia anche dal punto di vista energetico. L’Unione Europea è quindi in grado di sostituire Putin con Barroso e Van Rompuy? Mentre Grecia e Cipro sono ancora sull’orlo del baratro, e senza scordare che pure noi restiamo tuttora nel bel mezzo della crisi?

Già si parla di “associazione” dell’Ucraina alla UE, ma nessuno dice chi pagherà le bollette. Né si prende in considerazione il fatto che la secessione della Crimea non ha per niente chiuso la partita. La parte orientale del Paese è russofona e tende a seguire l’esempio della penisola, mentre a Kiev e nelle regioni centrali i rapporti di forza sono piuttosto incerti. Che faranno Barroso e Van Rompuy in caso di guerra civile o di intervento russo, invieranno l’inesistente esercito europeo a sostenere gli indipendentisti?

Per farla breve, a me pare che la coppia portoghese-fiamminga menzionata all’inizio non abbia motivo di essere allegra, e che l’unico autorizzato a sorridere sia in realtà Vladimir Putin. E aggiungo pure un’altra considerazione “antipatica”. Alla luce dei fatti il “fuck the EU” di Victoria Nuland, responsabile USA dei rapporti con l’Europa, suona sì volgare, ma non del tutto ingiustificato.

Featured image, il sorriso del gatto del Cheshire.

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