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Dell’esistenza di leggi sociali

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Wundt-research-groupdi Michele Marsonet. La scienza naturale mira a formulare leggi e le sue spiegazioni dipendono da queste. Prima di considerare la spiegazione sociale è pertanto opportuno esaminare il concetto di “legge sociale”. Dobbiamo insomma chiederci se leggi del genere esistano, in una forma comunque paragonabile alle leggi fisiche, e le risposte a questo riguardo sono tuttora oggetto di controversia. Cerchiamo in primo luogo di chiarire l’espressione “legge sociale”. Popper, convinto che il ruolo delle leggi sia essenzialmente lo stesso nella scienza naturale e in quella sociale, attribuisce grande rilievo alla distinzione tra leggi scientifiche genuine della società e una sorta di pseudo-leggi, le “leggi storiche di successione”. Queste ultime enunciano presunti stadi di sviluppo successivi o della società nel suo insieme, o di particolari istituzioni (politiche, religiose, etc.). Gli stadi costituiscono a volte un modello di ricorrenza ciclica, a volte una tendenza in una direzione determinata, come nelle teorie di Marx, Comte e Spencer.

Nella scienza naturale, sostiene Popper, non si danno leggi di successione di questo tipo. Nel mondo fisico si verificano certamente molte sequenze regolari di eventi che si possono predire: gli animali nascono, diventano adulti, invecchiano e muoiono; le stelle si evolvono secondo stadi prevedibili; la notte e il giorno si alternano sulla Terra e su altri pianeti. Ma nessuna sequenza del genere è regolata da una sola legge; essa dipende piuttosto da parecchie leggi e dal perdurare di condizioni appropriate (l’alternarsi del giorno e della notte sulla Terra dipende dalle leggi della gravitazione e della luce, e da proprietà specifiche della Terra e del nostro sole). Se tali condizioni cambiassero, cosa del tutto possibile, muterebbero anche le sequenze regolari (come spesso accade per le specie animali).

Qualsiasi legge sociale e universale di successione che specifichi una tendenza crescente e irreversibile potrebbe essere confermabile, ma secondo l’epistemologo austriaco non esiste alcunché di simile. Le altre leggi sociali di successione, se riferite a una società particolare o alla “società” in generale, dovrebbero essere soggette alle restrizioni di Popper; ma se si riferiscono a tutte le società, dovrebbero avere forma universale ed essere, in linea di principio, confermabili mediante esempi. Ci si può allora domandare se la vita sociale sia riconducibile, in generale, a una descrizione in termini di leggi modellate su quelle della scienza naturale. Per ragioni teoriche e pratiche, la ricerca di leggi nella scienza sociale continua su larga scala e con impegno, pur sembrando – almeno finora – alquanto infruttuosa. Occorre pertanto valutare se ciò riflette un’impossibilità inerente alla vita sociale stessa.

L’intero universo è secondo i fisici ovunque, sempre ed essenzialmente lo stesso, nel senso che è costituito delle medesime (relativamente poche) particelle fondamentali governate dalle medesime (poche) specie di forza. Le leggi fisiche possono quindi avere un’applicazione molto ampia nello spazio e nel tempo, come avviene per la legge di gravitazione. Ma il mondo sociale è differente. Le forme sociali (come del resto quelle biologiche) sono limitate a particolari tempi e luoghi. Istituzioni quali i sindacati e i partiti politici si possono trovare soltanto nelle società moderne, le quali tuttavia non hanno istituzioni come gli oracoli, che fiorirono in culture più antiche. Ciò non esclude la possibilità di leggi – universali o statistiche – concernenti i sindacati, i partiti politici o gli oracoli, ma esse avrebbero comunque un’applicazione piuttosto limitata.

Il problema generale da affrontare è il seguente: la scienza sociale è confinata a concetti aventi una rilevanza limitata, oppure l’universo sociale può essere legittimamente descritto mediante concetti aventi un’applicazione inter-culturale? In altri termini, istituzioni localizzate come i sindacati o i partiti politici possono venir considerati esempi di fenomeni più vasti rintracciabili in ogni società? O possono essere trattati, in analogia con i fenomeni fisici e biologici, come se consistessero di un numero relativamente piccolo di “elementi” ricorrenti in tutte le specie di società? Alcuni autori hanno sollevato un’obiezione di principio a ogni tipo di concetto sociale inter-culturale, e quindi alle relative generalizzazioni.

Peter Winch, per esempio, è critico verso gli sforzi degli scienziati sociali di elaborare categorie inter-culturali. Così a Vilfredo Pareto, uno dei suoi bersagli principali, egli rimprovera di considerare simili (facendoli rientrare nella stessa categoria) il battesimo cristiano e i riti pagani che includono l’aspersione di acqua lustrale. Le obiezioni di Winch sembrano escludere tutte le categorie sociali inter-culturali. Egli sostiene che trattare due oggetti come simili o come differenti dipende dall’adozione di “criteri” di somiglianza e di differenza. Come devono essere determinati tali criteri? Secondo Winch gli “oggetti” sociali dipendono per la loro esistenza dal “modo di vita” (inteso nel senso dato a tale termine dal secondo Wittgenstein) di una specifica comunità e dai suoi criteri di somiglianza e di differenza. Così i cristiani sono le persone più qualificate a stabilire quali azioni siano equivalenti al battesimo cristiano, e quindi quali azioni siano “simili” al battesimo in quanto tale. Di fatto – sostiene Winch – essi non possono considerare alcuna attività non cristiana come simile al battesimo, poiché nessuna di esse fa parte del modo di vita cristiano, e la natura di un fenomeno sociale deriva proprio dalla sua collocazione in uno specifico modo di vita.

Si possono tuttavia rivolgere contro-obiezioni a tale ragionamento. E’ vero che il “battesimo” è un concetto religioso cristiano, e che la risposta alla domanda “x è da considerarsi battesimo?” dev’essere data alla luce di criteri religiosi cristiani. I riti lustrali pagani “non” sono il battesimo. Ma stabilire se appartengono allo stesso tipo di fenomeno è un problema completamente diverso, al quale non si possono dare risposte assolute. Come correttamente Winch rileva, due oggetti non sono mai simili o differenti in sé; piuttosto, essi presentano di solito tanto somiglianze quanto differenze (una roccia e un tavolo sono diversi per aspetti evidenti, ma sono simili per il fatto di essere entrambi corpi materiali, cosicché la legge di gravitazione si applica a entrambi). Il battesimo cristiano e gli altri riti lustrali sono ovviamente simili in quanto tutti sono riti religiosi che comportano l’uso dell’acqua a fini di purificazione simbolica. Se questa somiglianza sia significativa, come riteneva Pareto, è un altro problema, ma non v’è alcun motivo evidente per il quale nessuna somiglianza tra fenomeni sociali appartenenti a culture diverse possa mai essere rilevante. Non è forse significativo che la società italiana e la società indiana siano entrambe stratificate (fondate sulla diseguaglianza)? Se la comparazione che Pareto compie tra le differenze di classe in Europa e le differenze di casta in India è illegittima a priori, non potremmo nemmeno dire questo. Certi sociologi ritengono infatti che tutte le società siano stratificate (legge universale). L’argomentazione di Winch conduce tuttavia al risultato, considerato assurdo da molti, che questa legge è non solo falsa, ma addirittura priva di senso.

Possiamo allora rovesciare il ragionamento di Winch. Egli sottolinea che gli scienziati sociali devono essere in grado di identificare il comportamento in quanto “sociale”, cioé come parte del modo di vita condiviso da un gruppo umano, che dipende a sua volta da concetti e significati condivisi. Ma dire di due tratti di comportamento presenti in gruppi diversi che entrambi sono “sociali”, implica che i gruppi siano simili in quanto manifestano le caratteristiche della vita sociale umana. I concetti di “sociale” e di “società”, se ne esiste più d’una, sono inevitabilmente inter-culturali. Nell’esaminare una società estranea, il ricercatore necessariamente riconosce una qualche somiglianza con la “propria” società, e quindi può, in linea di principio, categorizzare come simili i fenomeni in esse presenti.

Featured image, alle origini della filosofia della scienza, Wilhelm Wundt (seduto) con i colleghi psicologi, in un laboratorio primo nel suo genere.

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3 Comments on Dell’esistenza di leggi sociali

  1. Non vorrei apparire impertinente nel chiedere se, in effetti, gli autori citati qui, siano stati a conoscenza della “Forma generale della società” di Vilfredo Pareto (Vol. IV del Trattato di Sociologia generale). Le costanti e le variabili rilevabili in sociologia non riguardano i comportamenti ma le azioni e le finalità con le quali queste vengano condotte dagli uomini con efficacia. Le variabili sono i sentimenti, i riti, le ideologie ecc., mentre le costanti sono i residui. Un attenta lettura (forse non ho una base critica di conoscenze per dare una forma all’attenzione da prestare), mi convince che Pareto non potette completare la sua opera, perché convinto di considerare molecole la società e atomi gli individui, mentre, invece la società è pur sempre molecola, ma la persona singola è un quark.

  2. Michele Marsonet // 12 March 2014 at 15:01 //

    Ovviamente tutti gli autori citati conoscevano bene il grande Pareto e, se non erro, l’ho pure scritto nel mio articolo.

  3. Pareto scrive ai §§ 2060 e 2061, nel suo Trattato di di Sociologia Generale, introducendo la forma generale della società:
    ” 2060. GLI ELEMENTI. La forma della società è determinata da tutti gli elementi che su di essa operano e, determinata che sia, riopera sugli elementi; quindi si può dire che accade una mutua determinazione. Tra gli elementi possiamo distinguere le categorie seguenti : 1° il suolo, il clima, la flora, la fauna, le circostanze geologiche, mineralogiche, ecc.; 2° altri elementi esterni ad una data società, in un dato tempo; cioè le azioni delle altre società su di essa, che sono esterne nello spazio, e le conseguenze dello stato anteriore di essa società, che sono esterne nel tempo; 3° elementi interni, tra i quali i principali sono la razza, i residui ossia i sentimenti che manifestano, le inclinazioni, gli interessi, l’attitudine al ragionamento, all’os­servazione, lo stato delle conoscenze, ecc. Anche le derivazioni stanno fra questi elementi.”
    “2061. Gli elementi che abbiamo notato non sono indipen­denti, la maggior parte di essi sono interdipendenti. Inoltre, tra gli elementi, debbonsi porre le forze che si oppongono alla dissoluzione, alla rovina delle società che durano; quindi, quan­do una di queste è costituita sotto una certa forma determinata dagli altri elementi, opera a sua volta su questi elementi, i quali, in tal senso, debbonsi pure considerare in uno stato di interdi­pendenza con essa. (…)”

    Ritengo che la sociologia sia scienza quando la società sia considerata come processualità dell’agire nei termini dell’efficacia riferita ad un paradigma di rapporti umani radicato e mutevole nel tempo. La processualità si rileva nella dinamica tra gli “elementi interni tra i quali i principali sono la razza, i RESIDUI ossia i sentimenti che manifestano, le inclinazioni, gli interessi, l’attitudine al ragionamento, all’os­servazione, lo stato delle conoscenze, ecc. Anche le DERIVAZIONI stanno fra questi elementi.”

    Evidentemente, la Sociologia, per Popper, è trippa per gatti!

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