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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Giorno della memoria: omaggio a Miep Gies, la donna che trovò e salvò il diario di Anna Frank. E un link alla sua Wallenberg Lecture.

ROSEBUD TV – Fabrizio De André – Don Raffaè (The Godfather)

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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No, no, giovanotto, io non sono un eroe. Io ho fatto quello che dovevo fare perché era la cosa giusta da fare, tutto qua.

Miep Gies

Miep_GiesConfesso che la prima volta che sentii parlare di Miep Gies – comprendendone davvero l’importanza della figura – fu quando vidi Freedom Writers (1), un film diretto da Richard LaGravenese nel 2007. Tra i numerosi momenti di riflessione che offre quella produzione di poche pretese –  che è però riuscita nell’intento di portare all’attenzione dei tanti il reale, difficile, percorso didattico fatto dalla coraggiosa insegnante Erin Gruwell, e da una sua classe molto “speciale”, nell’America della segregazione razziale -, ce n’è uno che non ho mai dimenticato e mi ha colpito particolarmente. Si tratta del momento in cui l’insegnante e i suoi studenti invitano in America Miep Gies, una delle persone che nascosero Anna Frank e la sua famiglia durante le persecuzioni naziste, e colei che trovò e salvò il suo diario.

Grazie alle molte possibilità che offre la Rete, inserisco in questo post – a titolo di ricordo e omaggio – un breve filmato You Tube che mostra proprio gli attimi toccanti in cui Miep Gies (interpretata dall’attrice Pat Carroll) incontra la classe della signora Erin Gruwell. E per chi parla inglese, un link ad un documento eccezionale, un link alla Wallenberg Lecture data da Miep Gies nel 1994, quando ricevette la prestigiosa Wallenberg Medal.

Copio e incollo anche la pagina di Wikipedia italiana che racconta in forma bignami la storia di questa donna davvero straordinaria; di uno spirito brillante come solo sanno essere gli spiriti verso cui bisognerebbe guardare ogni qualvolta ci coglie il dubbio.

Rina Brundu

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Miep Gies, al secolo Hermine Santrouschitz (Vienna, 15 febbraio 1909 – Hoorn, 11 gennaio 2010), è stata una delle persone olandesi che nascosero Anna Frank, la sua famiglia e altre quattro persone, proteggendole dalle persecuzioni naziste durante la Seconda guerra mondiale. Fu lei che scoprì e nascose il famoso diario di Anna Frank, dopo l’arresto e la deportazione degli inquilini dell’Alloggio Segreto.

Biografia

Miep Gies nacque come Hermine Santrouschitz a Vienna, in Austria; si trasferì a Leida nei Paesi Bassi nel dicembre del 1920, grazie a un programma per l’aiuto ai bambini austriaci denutriti o malnutriti, per fuggire alla penuria di cibo dell’Austria dopo la Prima guerra mondiale.

Incontro con la famiglia Frank

Nel 1922 si trasferì nuovamente ad Amsterdam, dove, nel 1933, incontrò Otto Frank che l’assunse nella sua azienda, l’Opekta, che produceva preparati per marmellate. Inizialmente entrò come impiegata nel banco informazioni, successivamente venne promossa, fino a raggiungere un incarico dirigenziale. Divenne presto una stretta amica della famiglia Frank, frequentando la quale conobbe il suo futuro marito, Jan Gies, anch’egli amico di famiglia, sposato il 16 luglio 1941, dopo aver rifiutato l’adesione a una associazione femminile nazista e aver subito la minaccia di essere rimandata in Austria. La sua conoscenza dell’olandese e del tedesco aiutò la famiglia Frank ad ambientarsi in Olanda e lei e suo marito divennero ospiti regolari di casa Frank.

Il rifugio sul Canale Prinsengracht

Con suo marito e i suoi colleghi, Victor Kugler, Johannes Kleiman e Bep Voskuijl, Miep Gies, dal 9 luglio 1942 al 4 agosto 1944, aiutò a nascondere Edith e Otto Frank, le loro figlie Margot e Anne, Hermann e Auguste van Pels, il loro figlio Peter, e Fritz Pfeffer, un dentista di origine tedesca, nell’Achterhuis. Il rifugio, durante l’occupazione nazista, era un appartamentino segreto a due piani posto sopra gli uffici dell’Opekta, sul Canale Prinsengracht, nella parte ovest di Amsterdam, il cui accesso era nascosto da una libreria.

Miep e gli altri collaboratori rischiavano incriminazioni, deportazione e anche la morte se fossero stati sorpresi a nascondere gli ebrei.

La mattina del 4 agosto 1944, un delatore anonimo riferì alla Gestapo la presenza di persone nascoste sopra gli uffici dell’Opekta. Tutti coloro che vi avevano trovato rifugio furono arrestati, così come Victor Kugler e Johannes Kleiman. Dopo la guerra ci furono tre distinte indagini penali mirate a identificare l’informatore, tutte prive di risultati. Miep Gies evitò l’arresto perché l’ufficiale incaricato della perquisizione era austriaco come lei e la lasciò andare, ma non cedette ai tentativi di corruzione che la Gies fece per liberare i suoi amici.

Il Diario di Anna Frank

La Gies trovò il diario di Anna Frank nel nascondiglio e lo nascose in uno scrittoio per quando Anna sarebbe ritornata. A guerra finita e dopo la conferma della morte di Anna nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, Miep Gies consegnò quell’insieme di fogli e taccuini all’unico superstite della famiglia, Otto Frank, padre di Anne, che li organizzò in un diario e li pubblicò nel 1947.

Miep Gies non aveva letto il diario prima di consegnarlo a Otto Frank, e nel suo libro di memorie, “Si chiamava Anna Frank”, racconta che se fosse dipeso da lei, lo avrebbe distrutto per le informazioni incriminanti che conteneva: l’illegale nascondersi delle famiglie ebree, il loro sostentamento da parte di alcune persone libere (di cui era fatto esplicitamente nome e cognome), il mercato nero che forniva cibo per tutte quelle persone. Fu Otto Frank che, in seguito, la persuase a leggere il diario in occasione della sua seconda ristampa.

Riconoscimenti e onorificenze

Quando il libro fu pubblicato e ampiamente tradotto, Miep e Jan Gies divennero celebri nei Paesi Bassi e in tutto il mondo e il loro coraggio venne riconosciuto e premiato da moltissime organizzazioni internazionali. Tra i tanti, ricevettero il premio Raoul Wallenberg per il coraggio e la nomina a Giusti tra le nazioni.

Nel 1994, Miep Gies ricevette l’Ordine al Merito di Germania; nel 1995, fu premiata con la medaglia di Yad Vashem e, nel 1997, con il cavalierato dalla regina Beatrice dei Paesi Bassi.

Dopoguerra

Il suo unico figlio, Paul Gies, nacque il 13 luglio 1950, suo marito, Jan Gies, morì di diabete nel 1993.

Miep Gies viveva nel Noord-Holland, la provincia dell’Olanda Settentrionale e il 15 febbraio 2009 ha compiuto 100 anni.

È morta l’11 gennaio 2010, a quasi 101 anni d’età, a causa di una caduta nella casa di riposo in cui era ospitata.

Cinema e televisione

Miep Gies è stata recentemente interpretata dall’attrice Pat Carroll in una scena del film Freedom Writers del 2007, mentre incontra un gruppo di studenti di una scuola superiore di Long Beach. Alla vicenda di Miep Gies fu inoltre dedicato nel 1988 il film tv americano The Attic – The Hiding of Anne Frank. La pellicola, inedita in Italia, è basata sul commovente libro di memorie di Miep Si chiamava Anne Frank, edito in Italia da Arnoldo Mondadori Editore.

Onorificenze

Onorificenze olandesi

                                                                      Dama   dell’Ordine di Orange-Nassau

Onorificenze straniere

     Gran Decorazione d’Onore dell’Ordine al Merito   della Repubblica Austriaca (Austria)
     Croce al Merito di I Classe dell’Ordine al Merito di Germania (Germania)

Note:

1)  Freedom writers (2007), trama. L’insegnante di inglese Erin Gruwell, al suo primo incarico, viene assegnata alla Woodrow Wilson High School di Long Beach, California. Entusiasta di poter partecipare all’ambizioso programma di integrazione razziale nelle scuole, si scontra con una dura realtà che la costringe a rivedere drasticamente le aspettative riguardo al proprio lavoro: sono ancora fresche le ferite dei disordini di Los Angeles del 1992, i diversi gruppi etnici sono in uno stato costante di guerra non dichiarata, i suoi studenti si odiano l’un l’altro; la direttrice didattica e gli altri professori sembrano non aver alcun interesse ad affrontare la situazione, appaiono rassegnati ed animati da un razzismo nemmeno molto nascosto; di fatto non le è richiesto di insegnare davvero, ma solo di fare da “babysitter” agli elementi peggiori della scuola, gli irrecuperabili, in attesa che l’uno dopo l’altro abbandonino, senza reale possibilità che portino a termine gli studi.

Malgrado l’assenza di sostegno da parte dei colleghi, del marito e del padre, ex attivista politico, Erin si dedica anima e corpo agli studenti della Room 203, offrendo loro attenzione e rispetto, perché li riconosce quali semplici ragazzi che sono costretti a sopravvivere in un ambiente ostile, non delinquenti, e adattando il proprio insegnamento, facendo leva sui temi del razzismo e della tolleranza. Fa scoprire loro cosa sia l’Olocausto, facendo leggere il diario di Anna Frank, visitare il Museo della Tolleranza di Los Angeles, incontrare sopravvissuti dei campi di concentramento. Soprattutto li stimola a scrivere diari personali sulle proprie esperienze, che hanno un effetto decisivo nel far riscoprire se stessi a quei ragazzi già provati dalla vita, e colpiscono così a fondo Erin da decidere di farli pubblicare.

Alla fine, i “Freedom Writers” (così si autodefiniscono i ragazzi, riferendosi ai “Freedom Riders”, gli attivisti per i diritti civili che nel 1961 percorsero il Sud degli Stati Uniti per protestare contro la segregazione razziale; il loro strumento di “liberazione” sono invece le parole) riusciranno a diplomarsi e diversi di loro riusciranno anche ad andare al college.

Featured image, Miep Gies.

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