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Sulle orme di Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura 2013: intervista a Janice Weizman, scrittrice e direttore editoriale della rivista letteraria “The Ilanot Review”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

untitleddi Rina Brundu. Janice Weizman è nata in Canada ma ha vissuto gli ultimi trent’anni della sua vita in Israele. È l’autrice di The Wayward Moon, un romanzo storico ambientato nel Medio Oriente del IX secolo e pubblicato dall’editore YotZeret Publishing nel 2012. Il romanzo ha vinto sia la medaglia d’oro degli Indipendent Publisher Awards, sia quella dei Midwest Book Awards. Suoi articoli sono apparsi in molte riviste letterarie tra cui Lilith, Jewish Fiction e il The Jerusalem Report. È fondatrice e direttore editoriale di The Ilanot Review, una rivista letteraria online legata all’Università Bar-Ilan.

Dato il suo particolare background culturale, a Janice ho rivolto alcune domande su Alice Munro, il Premio Nobel per la Letteratura 2013.

D. Janice, tu sei una scrittrice e sei cresciuta nella stessa provincia canadese dell’Ontario dove è nata e vive il Premio Nobel per la Letteratura 2013 Alice Munro. Secondo te – tenendo ben presente la forte focalizzazione regionale della sua scrittura – quali componenti sociologiche – magari connotanti tratti tipici delle popolazioni che abitano quelle bellissime zone del mondo, hanno maggiormente contribuito alla creazione di uno stile scritturale tanto formidabile? E quali componenti ambientali, se ritieni che ce ne siano?

R. È verissimo che la scrittura di Alice Munro sia stata modellata dai panorami offerti dalle cittadine dell’Ontario, e dalle caratteristiche umane tipiche delle popolazioni che le abitano. Stiamo però parlando di una regione dove il paesaggio non ha nulla di sensazionale e dove niente di “importante” accade. Rispetto ad altre parti del mondo, la vita, là, scorre tranquilla, serena, senza grossi scossoni, mentre le persone sono misurate sia nell’apparire che nei desideri. Come accade in tutti i villaggi, la gente guarda e parla, ed è prona alle critiche e ad esprimere giudizi. La Munro è cresciuta negli anni ’30, quando le cittadine dell’Ontario di cui scrive furono colpite dalla Grande Depressione. La fatica del vivere e la mancanza di speranza rendeva la gente più amara, meschina, cinica; penso dunque che quella drammatica realtà abbia forgiato il suo desiderio di esplorare le motivazioni e i comportamenti umani attraverso la scrittura.

Una volta ho letto un’intervista dove la Munro spiegava che quando era giovane la cultura dominante era una che disapprovava l’ambizione; dove si era considerati degli snob se ci si sforzava di fare bene a scuola, o se ci si dedicava ad attività creative, o se si tentava di mettersi al centro dell’attenzione. Credo che questa tematica sia stata ripresa nel lavoro della Munro. I suoi personaggi – specialmente le donne dei primi racconti, sperimentano una continua tensione tra la percezione che hanno gli altri di loro e la sfera dell’esperienza privata. Sono costantemente coscienti di come sono percepite e giudicate dagli altri. I racconti più recenti presentano invece figure di donne che vogliono fuggire il ruolo-imposto. I loro personaggi ruminano sulla possibilità di abbandonare la vita matrimoniale, gli amanti, o anche la stessa comunità dove vivono allo scopo di ritrovare se stesse. Ritengo che l’interesse della Munro per queste tematiche sia stato determinato da problematiche realmente testimoniate e vissute.

D. I primi successi letterari della signora Munro risalgono al 1968. Da quel tempo in poi, c’è mai stato un reale riconoscimento di quel talento da parte della comunità di appartenenza? Hai qualche ricordo o storia da raccontarci che possa aiutarci a meglio comprendere questi importanti aspetti della sua vita artistica e privata?

R. Alice Munro è stata uno dei membri più importanti della comunità letteraria  canadese sin da quando, ne 1968, vinse il Governor General Award, uno dei premi letterari canadesi più prestigiosi. Poi ha continuato a vincere diversi altri premi e, col tempo, è diventata nota ai tanti. Tuttavia, per un lungo periodo, molti hanno considerato la sua scrittura noiosa e “domestica”, e alcuni critici sminuirono le sue creazioni etichettandole come bizzarri racconti di una casalinga.

Credo che oggi come oggi i canadesi abbiano compreso che la sua scrittura li riguarda, riguarda le loro vite, i loro valori, gli ambienti che vivono. I suoi personaggi e le loro problematiche riflettono la vera natura della vita in Canada. La sua modestia, l’umiltà e la mancanza di vanità raccontano tutto il vero e l’autentico del Canada e ritengo che lei dia ai canadesi importanti ragioni per essere fieri di ciò che sono.

D. Ho letto alcuni racconti di Alice Munro e sono rimasta colpita dal particolare universo letterario che è riuscita a creare. “Walker Brothers Cowboy”, una short-story presente nella raccolta “Dance of the Happy Shades” (1968), mi ha portato ad interrogarmi a lungo: ma il “male” il “male tout-court” (i.e. cioè quell’elemento di cui la scrittura impegnata non può fare senza), dove si nasconde tra quei delicati ritratti di persone comuni, di vite comuni, a cui la signora Munro riesce a dare sostanza in maniera così potente?

R. Non sono certa di avere ben compreso la domanda. Vuoi dire che sembra quasi che il “male” non sia presente nei suoi personaggi? Se così fosse lo ritengo un commento molto interessante. Credo però che per la Munro le persone non  siano il “male”. Piuttosto, quelle stesse persone sono motivate dalla gelosia, dalla rabbia, dalla meschinità, dall’egoismo e, qualche volta, da diverse forme di sadismo. La Munro vede queste caratteristiche quali parti integranti della natura umana, elementi presenti nella maggior parte delle interazioni sociali. Con la sua scrittura lei indaga dunque sulle motivazioni che portano le persone a comportarsi così come si comportano, e sulle ragioni che le portano a fare le scelte che fanno.

Per quanto riguarda il background sociale di riferimento, ho detto prima che il Canada è un paese relativamente sicuro, ricco, libero e confortevole. Il comportamento decoroso, onorevole, è considerato un valore. E i canadesi sono noti per essere persone gentili e dignitose, ma non si tratta di una coincidenza: ripeto, la società canadese dà grande importanza all’essere liberali, moderati e giusti. Questo è il vero background culturale della Munro, anche se i lettori non-canadesi possono essere portati a pensare che i suoi personaggi manchino di pulsioni negative. Ritengo perciò che il problema del “male” nel suo sentire classico non sia preminente nella filosofia della Munro. Viceversa, lei mostra maggior interesse per quegli impulsi minimi interni che possono però giocare ruoli pregnanti, fino al punto di saper stravolgere un’esistenza, anche quando questa esistenza è di fatto una vita molto ordinaria.

D. Quale sarà il lascito dell’arte della signora Munro alle dimenticate province dell’Ontario, alle sue popolazioni e a tutti noi cittadini del mondo?

R. L’arte di Alice Munro, e i riconoscimenti che quell’arte ha ricevuto sono estremamente importanti per i canadesi.  Il Canada è una sorta di paese “nuovo” – che si è reso indipendente dalla Gran Bretagna nel 1867. Ma proprio perché per buona parte della sua storia è stato abitato da persone che avevano lo stesso background culturale degli abitanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna (con esclusione, naturalmente, per la regione francese del Quebec) – il tentativo di fare emergere una identità culturale autoctona è sempre stato una sorta di sfida per i canadesi.

Come accade con tutto ciò che è arte, le storie della Munro sono diventate specchio di quella società. Incorniciano le esperienze di vita dei suoi connazionali canadesi, i loro paesaggi e i loro valori in un modo tale da stimolare la riflessione, la visione in prospettiva. Da questo punto di vista, la sua arte ha contribuito in modo sostanziale a modellare la percezione che i canadesi hanno di se stessi.

La produzione della Munro è sovente comparata a quella di Chekov perché, come lui, la Munro scrive storie che propongono persone ordinarie impegnate a vivere vite ordinarie; ciononostante, questa scrittura riesce comunque a testimoniare il conflitto che è sempre presente anche nella più mondana delle esistenze. Lei scrive dei nostri sforzi per affermarci, per trovare significato, per venire a patti con le importanti ragioni che giustificano il nostro vivere, per far sentire la nostra presenza nel mondo. E queste sono tematiche che interessano i lettori, dovunque.

Un grande grazie a Janice per questa straordinaria testimonianza!

Clicca qui per leggere l’intervista originale in lingua inglese.

Click here for the English interview.


Alice Munro Facts (from http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/2013/munro-facts.html).

Alice Munro

Born: 10 July 1931, Wingham, Canada

Residence at the time of the award: Canada

Prize motivation: “master of the contemporary short story”

Field: prose

Language: English


Visit also The Ilanot Review.


Featured image, Alice Munro.

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