PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Un ricordo di Ariel Sharon in cinque aforismi

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

220px-Ariel_Sharon,_by_Jim_Wallace_(Smithsonian_Institution)Essendo uno che ha lottato in tutte le guerre di Israele e che ha imparato sul campo che senza un’adeguata forza noi non abbiamo alcuna possibilità di sopravvivere in questa regione che non mostra misericordia per i deboli, ho anche imparato dall’esperienza che la spada non potrà risolvere la sfida più difficile in questa terra (ottobre 2004).

2) Non ci piace la parola, ma ciò che sta accadendo è una occupazione – si stanno tenendo 3.5 milioni di palestinesi sotto occupazione. Credo che questa sia una cosa terribile per Israele e per i palestinesi (alla CNN, il 26 maggio 2003).

3) Se vogliamo ottenere una pace vera, una pace reale, una pace che duri per generazioni, dovremo fare dolorose concessioni. Non per ricevere in cambio promesse ma in cambio della pace (aprile 2003).

4) Credo che gli ebrei e gli arabi possano vivere insieme. Non è una cosa facile ma credo che si possa trovare un accordo. Non voglio fare finta di parlare con gli arabi perché incontro gli arabi qui o nel nostro cortile di casa. Vorrei stare attento a non fingere ma ritengo di essere uno dei pochi presenti qui, in questa occasione, che avrà il potere e la forza di dire ai cittadini di Israele ciò che debbono fare e di fare compromessi, dolorosi compromessi – di guardarli direttamente negli occhi e di dirglielo (5 novembre 2005).

5) Anche da bambino non ho mai pensato che gli ebrei potessero vivere un giorno in Israele senza  gli arabi, o separati dagli Arabi (da Warrier).

Featured image, Ariel Sharon (1926-2014). Fonte originale inglese Wikipedia, libera traduzione in italiano Rina Brundu.

2 Comments on Un ricordo di Ariel Sharon in cinque aforismi

  1. Ciao Gavino, come stai?

    Be sì lo sappiamo che Sharon era comunque un falco. Personalmente però credo che i conti si facciano sempre alla fine, in chiusura, e lui, molto prima di chiudere, ha fatto e detto delle cose. Importanti. Buone. Le cose che ha fatto e detto non si debbono dimenticare, anzi, debbono essere i diamanti che nascono dal letame come direbbe De André. Insomma, è su quei difficili passi fatti da Sharon che bisognerebbe costruire per dare un senso anche al dolore che lo stesso Sharon ha procurato. Non ci possono essere vinti né vincitori in una simile guerra. Just my idea.

    • Non dimentico i dolori dei palestinesi ma io sono una che pensa a priori che le lacrime delle mamme, dei figli, dei bambini, degli anziani non abbiano patria. E le lacrime degli uni per me sono uguali a quelle degli altri. Se anche solo avessi un dubbio, un solo momento, su questa faccenda, non potrei mai essere la cittadina del mondo che mi piacerebbe avere. RB

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