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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

In morte di zio Angelo.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

All’epoca vi erano i miglioristi di Napolitano, banditi allora ed oggi, anche se Renzi ha ucciso proprio Napolitano, il suo creatore. E costui, nonostante i colpi, proprio come un Golem, non muore mai. (Roberto Renzetti)

Rina Brundu

DIGITAL CAMERAQuesto post non é più disponibile online perché è stato inserito nel libro….

E nel sottostante e-book.

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

12 Comments on In morte di zio Angelo.

  1. “Pensavo che sarebbe stato un venerdì di Pasqua come un altro”. Un abbraccio, Rina Brundu

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  2. Ciao Rina Accardo, bravissima poetessa, questi nostri nomi uguali mi colpiscono sempre, anche in questo momento. Buona Pasqua. Comunque. Zio Angelo avrebbe detto Bona Pasqa… ma fa lo stesso.

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  3. Capita! …anche di venerdì santo, col Tempo testimone.
    Ti sono vicino, Rina.

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  4. Guido Mattioni // 30 March 2013 at 09:12 // Reply

    Un abbraccio a te e a Zio Angelo.
    Guido

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  5. francu pilloni // 30 March 2013 at 11:07 // Reply

    è stato di venerdì, un venerdì santo, quando le porte del paradiso si spalancano e i nonni, i padri, i figli e i nipoti, tutti insieme, femmine e maschi, varcarono le beate soglie.
    Amen

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  6. Franco Luceri // 30 March 2013 at 11:51 // Reply

    Cara Rina, ho appena finito di augurarti Buona Pasqua e devo farti le condolianze. Il mio bagagliaio linguistico lo sai bene che non è attrezzato per darti grande conforto. Ma credo ti possa essere d’aiuto domandarti se tuo zio si è rovinata la Pasqua 2013 fuggendo dall’inferno terreno, oppure se l’è aggiustata. Perchè in tal caso, devi lasciarti coinvolgere dalla sua felicità. E se la tua Pasqua non sarà certo di gioia, non sarà nemmeno di disperazione, sapendo che ora dall’Aldilà, tuo zio ti è più vicino e protettivo di prima.

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  7. Un grande abbraccio, anche se il conforto che porta è ben poca cosa. Senz’altro lui terrà di conto parole tanto belle, perché certo le ha lette e sentite arrivare dritte dal tuo cuore. E’ con te, in te, in ogni momento. Chi è amato non muore mai.

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  8. Avremo una data triste da ricordare insieme, per sempre. Il 29 marzo è morta la mamma di mio marito. Lei, purtroppo, ancora giovane, aveva 58 anni! Lo zio ha avuto una lunga vita, e anche se tu sei scettica, o non credi..io sono certa che la Pasqua tuo zio Angelo la trascorrerà in un luogo bellissimo, che si chiama Paradiso! Gesù è morto di venerdì, un senso c’è, in quel giorno, anche per tuo zio, che è risorto in Cielo! Un abbraccio

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  9. paola alberti // 30 March 2013 at 19:06 // Reply

    ciao Rina Bona Pasqa, grazie di avermi fatto conoscere anche se attraverso le tue parole una Persona che vale! le tue impressioni e i tuoi ricordi non cadranno nel vuoto!saranno importanti racconti fatti da una nonna ad un nipotino nato cento anni dopoil tuo caro zio……per conoscere la sua STORIA…..la ajaja di Guglielmo.

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  10. sincere condoglianze.Un abbraccio.Emilio

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  11. Cara Paola (mi permetto di darti del tu perché con i tempi e i modi internettiani non se ne esce altrimenti), non ho difficoltà a dire – chiedendo scusa e abbracciando gli altri che hanno postato qui o mi hanno contattato via email – che se non ci fosse stato questo tuo intervento non avrei più commentato qua sotto. Ma il tuo intervento mi costringe a farlo perché sposta il discorso su faccende importanti. Faccende che non si possono discutere in questa sede ma che su un dato livello si possono pure presentare su un blog. Forse perché magari posso dare una mano sostanziale ai tuo ricordi di nonna presente. Che spesso le nonne non possono essere presenti non per colpa loro si intende ma perché così va la vita e da troppo tempo abbiamo imparato che viverla significa anche accettare ciò che non comprendiamo. A pelle.

    V. ha incontrato zio Angelo tanto tempo fa. Zio Angelo era un personaggio come molti sanno in Ogliastra. Io stessa nel 2009 gli avevo dedicato un librettino che ne raccontava la vita così come la raccontava lui. Da quando era diventato centenario poi era diventato a suo modo anche mediatico. Non troppo tempo fa vennero su quelli di Sereno Variabile di Bevilacqua e come al suo solito si comportò da star scoppiettante con quel suo senso dell’umorismo straordinario e una mente presente. Sempre. Quando ero giù in Sardegna vennero anche quelli di France 3 e ricordo una giornata spettacolare che è andata ad animare una coproduzione internazionale per la tematica della longevità in Ogliastra che come sappiamo è un topic molto discusso. Ma non voglio entrare in tutto questo. Voglio darti una mano con quei tuoi racconti futuri di cui parlavi.

    Io non ho pianto lo zio. Qualche lacrima. Dettata più dalle necessità fisiologiche che impone il ricordo proprio come ho scritto. Ma non l’ho pianto non perché non gli volessi bene. Non l’ho pianto perché mercé la sua lunga vita, il suo spirito pronto, la mia passione per le sue e le storie dei tanti anziani ogliastrini, io l’ho conosciuto molto bene negli ultimi 20 anni. È lo stesso zio che mi raccontava della befana, di Samuele e di mille altre faccende d’Ogliastra che puoi leggere anche su questo blog. Ho infinite video-registrazioni del suo raccontare e un giorno chissà magari potranno servire a ricostruire un universo che non c’è più. Che vive dentro di me come dico spesso ma che è molto lontano nella memoria. E nel tempo. Riguarda una infanzia affascinante per molti versi, bellissima, mitica, sebbene mi renda conto solo ora, difficile per quei vecchi andati che erano figli della prima guerra mondiale e di una Sardegna al bivio tra le poche certezze del suo remoto passato e l’instabilità post-moderna che la caratterizza anche ora e lo farà per molto altro tempo ancora.

    Quindi io non l’ho pianto perché lui è dentro di me. Nel bene e nel male. Era un uomo anche molto testardo che mi ha fatto comprendere come spesso vivere 100 anni non sia chissà quale risultato. O, come diceva lui, basta aspettare. Il problema è che la nostra crescita personale non si evolve di pari passo alla nostra crescita anagrafica: a volte ha più “sentìu” un adolescente di un vecchio centenario. Il vecchio centenario ha però gli “scars” (non so come dirlo in italiano) della vita. Cioè porta la vita vissuta inscritta nella sua pelle e solo per questo comanda rispetto. Comunque.

    Quel rispetto che in Ogliastra si porta sempre (e giustamente) per gli anziani ma che spesso a mio avviso – specie coi centenari – si trasforma in qualcosa che non mi piace. Non mi piace la loro esibizione a tutti ad ogni compleanno, non mi piace quell’accentuazione del valore della vecchiaia portato agli estremi. La vecchiaia ben vissuta – come spesso accade agli anziani ogliastrini – è cosa buona, è dono grande ma non dovrebbe essere mai usata come scusa politico-amministrativa per dimenticare i problemi dei giovani. Che, a giudicare da ciò che ho visto nella mia breve parentesi sarda, e di cui poi un giorno vorrò scrivere – non sono davvero pochi. Con un digital-divide rispetto alla generazione che ho visto nascere e crescere qui, in Irlanda, assolutamente straordinario e che porterà la nostra Sardegna verso problemi e uno stallo insuperabile molto presto.

    Ma questi appunto non sono problemi della generazione di zio Angelo. Che ormai è andata completamente e ha vissuto con dignità. Quella dignità che noi vorremmo fosse anche la nostra un giorno ma che adesso sembra difficile scoprire all’orizzonte. L’importante forse per migliorare il futuro è non dimenticare il passato. Il suo “meglio”. Anche per questo ho scritto di zio Angelo qui e ne scriverò ancora. E l’ho fatto pure perché conoscendolo avrebbe approvato. Gli piaceva stare al centro dell’attenzione, fare un po’ di avanspettaclo sui-generis. Sono convinta che continuerà a farlo anche dove si trova ora. Con la testardaggine che è tipica di noi sardi, che è anche mia e che a volte sfocia nelle dinamiche anche affascinanti della balentia. Quella buona, quella che fa equazione con il nostro atavico orgoglio fonte di tutti i nostri guai. Ma anche di tutto il nostro bene. Che non è poco. Buona Pasqua. Anche a G naturalmente.

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