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Giornalismo online: prendi una nave, trattala male…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Prendi una nave – possibilmente di 114.500 tonnellate di stazza per 290 metri di lunghezza – trattala male, lascia che si areni per ore, non tornare a bordo (ca**o!) e quando ci torni fallo come fosse un favore….  e diventerai la stella mediatica più fulgida dell’intera galassia giornalistica. Online et non.

Di fatto, parafrasi del “Teorema” di Marco Ferradini tenuta in conto, questo è proprio quanto è accaduto al “valoroso” comandante del Costa Concordia Francesco Schettino. Mai, in vent’anni di vita vissuta all’estero, mi era capitato di vedere un italico nome catapultato così velocemente e così compiutamente nell’empireo mediatico dei siamo-davvero-famosi (ca**o!) per-fortuna o per-disgrazia. E mai mi era capitato di entrare in un qualsiasi ufficio della Repubblica (nda d’Irlanda) e sentirmi raccontare con estrema precisione uno specifico accadimento nostrano, come è invece avvenuto con i diversi passaggi della straordinaria (e a suo modo mirabile) “conversazione” Schettino-De Falco per l’occasione perfettamente tradotta in Inglese.

Senza voler entrar nel merito dell’eterogenea gamma di epiteti con cui i media d’oltre-frontiera hanno salutato sia il comportamento del comandante sia la sua stessa persona (per inciso, il “pollo dei mari” usato dal New York Post è stato uno degli appellativi più teneri!), giornalisticamente parlando resta senz’altro da sottolineare come una “copertura” così completa del “personaggio” non l’abbia avuta neppure il Berlusconi dei tempi d’oro dei bunga-bunga-party. Inutile dire che Supermario Monti se la sogna e in verità neanche il miglior Pavarotti (giusto per citare qualche connazionale realmente famoso all’estero) ha mai avuto tanto durante la sua pur lunga e brillante carriera.

Cui prodest? Tutto questo can-can mediatico, intendo. Di sicuro, non giova a Schettino, men che meno al nostro Bel Paese. Da questo punto di vista, infatti, il paragone con l’epica tragedia del RMS Titanic (tragedia di cui quest’anno ricorre il centenario), e con l’eroico Capitano Smith che col megafono invitava i suoi uomini a calare le scialuppe dei passeggeri, nonché ad attendere la morte con calma, e lo faceva semplicemente ammonendo “Be British, my men” è davvero poco lusinghiero. Certo, il comandante De Falco ci ha restituito onore e un briciolo di dignità ma un “Be Italians, dammit!”, in tempi di vacche economiche magre, di agenzie di rating che ci martellano e di debiti pubblici che esondano come fiumi in piena, risulta (anche storicamente?) sempre poco credibile e arriva dove può.

Ne deriva che il chiasso intorno alla “notizia” è una manna dal cielo soprattutto per gli stessi media. Nello specifico la “tragedia-Costa-Concordia” (perché non bisognerebbe dimenticare che l’incidente di cui si sta parlando con una certa leggerezza resta prima di tutto un grave incidente che è costato la vita a molte persone), è diventata quasi instantaneamente uno di quei disgraziati momenti della nostra storia fagocitati e cannibalizzati dal giornalismo. E dal giornalismo online, in particolare. In alcuni casi (basti per tutti l’esempio dei molti video trasmessi in tv via www.youreporter.it), ne ha fatto senz’altro la sua fortuna.

Ripeto: prendi una nave, trattala male, lascia che si areni per ore… e diventerai la stella più fulgida della galassia giornalistica di-questi-tempi. Se la stella è cadente non fa differenza: tutto, infatti, fa brodo… di pollo!

Nell’immagine il Costa Concordia vista dallo spazio. Da Internet, fonte Digital Globe.

11 Comments on Giornalismo online: prendi una nave, trattala male…

  1. Bell’articolo, Rina!! Teorema è una delle canzoni che più hanno segnato la mia storia! Interessante la tua trasposizione riguardo il novello Titanic! Brillante soluzione giornalistica di questa morte-non-annunciata di una così bella nave da crociera e di parecchi suoi occupanti. In effetti la caccia alle streghe da parte dei giornalisti che cercano lo scoop mi pare eccessiva: il comandante ha commesso una serie di errori che poteva evitare, ma credo che, dopo aver condotto l’imbarcazione contro gli scogli, sia stato preso da un angosciante panico, e non ha capito più nulla. Il sangue freddo, il self control inglese, tante volte svanisce per far posto al terrore. Di Falco, seduto nel suo punto di osservazione, fa presto a dare ordini, lui che non è stato la causa di questa tragedia, e non sta rischiando la vita! Eroe? Non direi, ha fatto solo il suo dovere. Non l’ha fatto il comandante della nave, su questo non ci piove, ma qualche volta un buon giornalista dovrebbe mettersi nei panni di chi sta vivendo attimi di angoscia per aver causato un disastro tanto grave. Accanirsi contro Schettino a che pro? Riporta forse in vita i morti? Ridona l’antico splendore alla nave da crociera? Ci preoccupiamo – a ragione – di un errore umano, e non teniamo magari conto delle guerre alle quali noi italiani abbiamo partecipato – i cui stermini sono stati decisi a tavolino. Ora serve evitare che il carburante non inquini anche il fantastico mare dell’Isola del Giglio, e sarebbe anche questo un disastro, e di proporzioni maggiori!

  2. Qui c’è qualcosa che non funziona! E si tratta della pericolosa abitudine degli “inchini” che effettuano le navi da crociera in luoghi troppo vicini agli scogli. Qui allego la foto di una nave americana Se guardate bene, c’è una barchetta con persone a bordo, non so se si tratti di marinai che osservano attentamente che i fianchi della nave non vadano ad urtare gli scogli, o se sono dei semplici turisti che rischiano di essere risucchiati dalle onde provocate della grande nave. In ogni caso, esperimenti davvero pericolosi. Sono proprio necessari questi inchini? Poi succede che un comandante venga coinvolto in una tragedia, insieme ai morti e feriti. Ma la società marittima dovrebbe proibire queste manovre azzardate!!
    La pratica degli «inchini» azzardati non è una prerogativa del comandante Francesco Schettino. In alcune foto spuntate su internet e riprese dal quotidiano Tele Capri News si notano alcune navi da crociera transitare attraverso lo spazio strettissimo dei Faraglioni di Capri. Una delle immagini ritrae la lussuosissima «Seven Sea Voyager», dell’americana Regent Seven Seas Cruises: 700 passeggeri, 445 uomini di equipaggio e 204 metri di lunghezza per 28 di larghezza che passano tra i due roccioni.

  3. I’m sorry!! Ero convinta che si potesse fare un copia-incolla della foto di cui scrivo, ma non è possibile. Non so se Rina possa venirmi in aiuto!! E’ importante poterla vedere, per capire il rischio che le navi da crociera corrono e fanno correre ai suoi occupanti, con simili manovre. Lì si vede chiaramente, e si tratta di un’operazione eseguita di giorno, alla luce,immaginiamoci al buio quanto sia più difficile, anche se presumo abbiano attrezzature di bordo, tali da evitare anche un capello….ma s’è poi visto il risultato!

  4. Chi sbaglia di grosso, e possiede una coscienza, credo proprio che quella gli rimorda per tutta la vita. Ed è, a parer mio, la punizione più dura! Lo so perché conoscevo un carabiniere, ormai morto da tempo, che per fermare un delinquente gli ha sparato, uccidendolo. Lui voleva solo ferirlo alle gambe, ma è successo l’irreparabile. Per tutta la sua vita, questo carabiniere aveva il rimorso di aver tolto la vita ad un giovane, pur se delinquente. Non è stato condannato, perché ha sparato per difesa, ma la condanna gliela ha procurata la sua coscienza. De Falco è un uomo onesto, ha rifiutato il titolo di “eroe”.
    Ecco cosa ha detto:
    De Falco lo considerano l’eroe di questa tragedia. Ma lui no. Classe 1964, napoletano di Sant’Angelo di Ischia, si chiede: «Gesù, che ho fatto di straordinario? Io ho fatto solo il mio dovere. Quello che avrebbe fatto qualunque altro uomo, donna, marinaio al mio posto quella notte».E ancora: «Un altro eroe? Sapete chi ha salvato quasi tutte le persone quella notte dopo che il comandante aveva abbandonato la nave? Un ragazzo meraviglioso del nostro elisoccorso. Marco Savastano. È questo il nome che dovete scrivere. E dovreste fare una pagina di soli nomi di marinai della Guardia costiera, della Marina militare, della Finanza, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Protezione civile, che quella notte hanno dimenticato se stessi per gli altri. Savastano, dicevo. Lo hanno calato su quella nave al buio, con una muta invernale e un palmare, non una radio, non un filo con noi. Si è buttato a capofitto lì dentro senza pensare alla sua vita ma a quella di chi cercava di salvare. Si muoveva in un ambiente che non conosceva, tra suppellettili sfasciate, acqua, passeggeri che gridavano al buio. Chi è l’eroe?
    Questo per amore di giustizia, visto che Gavino della giustizia italiana (e anch’io) non ha nessuna fiducia.

  5. Pienamente d’accordo, Gavino!! Il mondo è pieno di false verità e di vere bugie!!! Avere una visione globale di ogni fatto, nella sua più profonda verità, non è cosa facile. Ognuno dà la versione che vuole, certi giornalisti, pur di ottenere lo scoop, anche inventando di sana pianta fatti o dialoghi che non sono mai avvenuti, ma in certi casi, la verità viene sempre a galla. Noi, che cerchiamo onestamente la verità, possiamo al massimo analizzare i motivi per cui sono avvenuti certi fatti – belli o brutti – la molla che li ha innescati, lo stato d’animo di chi li ha vissuti, immedesimandoci nella loro pelle, ma saranno sempre e soltanto i nostri pensieri e sentimenti che riversiamo nell’altrui mente e animo. Che cosa spinge un uomo a commettere certi errori, certi gesti, a dire certe parole, possiamo solo immaginarlo, poichè già è difficile il concetto di “conosci te stesso”, figuriamoci conoscere l’altrui ego!

  6. Una toccante descrizione di una minima parte della tragedia umana che si è perpetrata! Certo ci piange il cuore quando a farne le spese è un bambino, ma là sotto ci sono altri che, come lei, hanno trovato la morte. Io sono stanca di notizie negative, poco fa ne ho lette altre che sono ancora più sconvolgenti: mamme che vanno al lavoro e dimenticano il piccolo in auto. Quando, dopo una giornata in ufficio, tornano all’auto, trovano il figlioletto morto. Questo è davvero un dramma: perché è la madre ad aver dimenticato la sua creatura, e causatane la morte. Guardiamo invece a quante cose belle succedono, perché la stampa e la tv tendono a fare il contrario, dandoci la fotografia di un mondo crudele, disperato, pieno di brutture. E anche se questo è vero, c’è sempre il rovescio della medaglia che dimostra il contrario!
    Antonella Boralevi la conosco bene, tra giornali fashion e talk show, è sempre in prima fila, a farsi notare. Anche l’articolo lacrimevole è nel suo stile. Ciò non toglie che il mio cuore sanguini per la scomparsa di Dayana e di tutti gli altri uniti nella tragedia di una morte non annunciata, ma certamente provocata dalla superficialità non solo del Comandante, ma anche della Compagnia di Navigazione e della Capitaneria di Porto, che hanno sempre permesso gli “inchini” delle navi da crociera nei posti più pericolosi. C’è una foto che parla chiaro: un cruise americano, lussuosissimo, è stato ripreso mentre transitava tra due faraglioni di Capri, passando appena appena ad un filo dai roccioni. E pare sia cosa usuale, addirittura avallata dai proprietari delle love-boat, pur sapendo che non solo mettono a rischio i passeggeri, ma pure la nave stessa, costosissima! E oltre a questo, il disastro ecologico che potrebbe accadere se il carburante fuoriesce è di proporzioni enormi, così come i costi di recupero della nave incagliata.
    Vedi bene che la morte della piccola è solo una tragedia in un disastro molto più grande? E tutto questo per incuria, leggerezza, superficialità degli uomini!
    QUESTA E’ LA RISPOSTA CHE HO DATO AD UN FRATE, QUANDO MI HA INVIATO UN ARTICOLO DI ANTONELLA BORALEVI, tutto lacrime e frasi scontate. E’ importante, nel giornalismo, osservare il problema a 360 gradi, altrimenti si fanno solo inutili piagnistei.

  7. Danila, ti metto il link al pezzo che avevi indicato
    perché é meglio
    http://blog.donnamoderna.com/boralevi/2012/01/17/costa-concordia-dayana-dove-sei-ci-potrai-perdonare/
    Non pubblichiamo mai ciò per cui non abbiamo ricevuto autorizzazione. Deontologia rosebudica, chiamala.

    Detto questo magari anche a me come a te può non piacere questo stile-epistolare ma la signora Boralevi può sempre contare sui 197 likes sul suo post:) Qualcosa vorrà dire. Be’ almeno qualcosa su Facebook!:)

    Ciao carissima.

  8. Non ho assolutamente inteso che tu pubblicassi quell’articolo scritto dalla Boralevi,conosco la deontologia, e so anche cosa sia il plagio! Te l’ho inviato affinché tu comprendessi quanto ho poi scritto come commento, ovvero la mia risposta al Padre. Tu ed i lettori di Rosebud. Certo, qualcosa vorrà dire se la giornalista ha ricevuto un certo numero di likes!! Io invece ho voluto ampliare il discorso, non fermarmi solo alla triste scomparsa dell piccola col suo papà. Grazie per la sottolineatura, a volte ci vuole qualcuno che ci sappia mettere sulla giusta strada, se scantoniamo!!! Comunque, tanto per precisazione, il Padre mi ha poi risposto dicendomi :”L’autrice per me è una illustre sconosciuta. Comunque io continuo a ripetermi: è un miracolo che si siano salvate oltre 4.000 persone! “. Beh, il Padre è scusato, se la Boralevi gli è sconosciuta,non legge giornali femminili e tanto meno guarda talk-show! Invece ho gradito la nota positiva: ha guardato al bicchiere mezzo pieno, invece che alla parte mezza vuota!
    ciao!

  9. Veramente non hai affatto scantonato! E io sono d’accordo al 99% con te. Proprio come scritto. Poi c’é l’1% di editore che è esageratamente puntiglioso. Sei un’ottima giornalista online, altroché. Ma l’ho già detto!

    ps Per inciso, ed è noto, io non amo i LIKES di Facebook. Preferisco di molto i do e prendo su siti come questi. Molto più onesti! Abbraccio.

  10. Il piccolo centro di Besana Brianza è scosso: dov’era venerdì 13 gennaio don Massimo Donghi? Ai parrocchiani aveva detto che sarebbe partito per un ritiro spirituale. E i fedeli, ovviamente, gli avevano creduto. Peccato, però, che i suoi (presunti) esercizi spirituali, don Max li aveva programmati a bordo della nave Costa Concordia, proprio quella arenatasi al largo dell’isola del Giglio.
    La bugia del don è stata scoperta a causa di un post su Facebook della nipote Elisabetta, che il giorno dopo il naufragio sul suo profilo ha scritto di essere contenta che lo zio e la nonna fossero riusciti a salire sulle prime scialuppe. Apriti cielo! (è proprio il caso di dirlo). I parrocchiani, sconcertati e delusi, chiedono lumi. Scrive Paola Patrizia Riva sul sito del paese: «Ormai tutta Besana sa che sulla Nave Concordia della Costa Crociere c’era anche Don Massimo e il Diacono, con relative sorella, cugina e moglie”.
    Nonostante il periodo di grande crisi economica che sta toccando anche le famiglie del nostro comune, nonostante i continui appelli nel fare una donazione per la Caritas, per i poveri, per l’Africa, per l’Oratorio, per i debiti della Scuola d’infanzia Sacro Cuore (per altro tutte giuste cause) ci troviamo di fronte ad un fatto che lascia perlomeno sconcertati: una crociera per il mar Mediterraneo che i parrocchiani sapevano fosse un ritiro spirituale”. Da parte del parroco per ora solo silenzio.
    Appena sopra ho riportato quanto letto su Vanity Fair.it. Mi ha lasciata di stucco. Ho mandato questa notizia al mio solito amico Frate, il quale mi ha risposto: “ma tu non sai che esistono le ecoballe?” Beh, sarà vero per quanto riguarda la politica, dove le balle sono complementi d’arredo, ma in questo caso, la nipote stessa del parroco si dichiara felice della notizia che nonna e zio (parroco) si sono salvati sulle prime scialuppe, credo che sia vera, esattamente come vera è la notizia che, dalla stessa fonte, mi informa della morte di Oscar Luigi Scalfaro! Tanto per non parlare ancora della Nave della Discordia!!!

  11. Non credo Gavino, che ne facciano mangime per maiali questi bravi olandesi! Mi dicono fonti informate del luogo, che da Napoli sono già partiti parecchi cargo carichi di ecoballe . direzione Rotterdam, e che altri ne ripartiranno, facendo la spola fino a completo sgombro. Queste ecoballe finiscono in un inceneritore che provvede a creare fonti energetiche alternative, quindi riscaldamento ed elettricità per gli olandesi: modo intelligente per trasformare il letame in diamanti! Ricordi la canzone di De André? Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior! (Via del Campo). Noi invece che facciamo?: trasformiamo i diamanti in letame! Ad ognuno i suoi meriti e demeriti!! Lasciatemi un po’ scherzare, altrimenti mi vien che piangere!!

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