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On leadership: “Dottor Vespa non son qui per piacer mio, ma per far piacere a Dio!”.

di Rina Brundu.

A dire il vero le parole di Mario Monti a Bruno Vespa, durante la “sua prima puntata” a Porta a Porta, sono state ”Non sono qui per fare un piacere a lei”, ma il punto non cambia troppo: finalmente un “politico” (sebbene sui-generis) che sembrerebbe immune al fascino delle luci della ribalta. Habemus leader, allora? Troppo presto per dire.

Certo l’avventura mediatica del montismo, inteso come dottrina “politica” e dunque modello di leadership, non è davvero iniziata al meglio. Da un lato abbiamo avuto quella sorta di  aleggiante “spirito confusionario” durante tutta la conferenza stampa di presentazione della manovra, dall’altro, in quella stessa occasione, le lacrime del bravissimo ministro Fornero (a proposito, viva le rughe sul suo bellissimo viso, che sarebbe stato finanche più bello senza quel collier d’oro al collo in tempi di crisi!), che se fanno molto nazional-popolare e possono ingraziarsi un ceto-medio-basso desideroso di candidi-salvatori-della-patria dall’altro non fanno sicuramente leadership.

Di converso il momento in cui il Premier è intervenuto per togliere la parola al ministro dopo la sua “gaffe” e ha fatto punto di non restituirgliela se non molto tempo dopo, è stato, a mio avviso, il primo istante in cui abbiamo capito che Mario-Monti-versione-Presidente-del-Consiglio è uno che sa cos’è la leadership. Che sa che quando si presenta un progetto di quella rilevanza non si versano lacrime ma si infonde coraggio, fiducia, perché tra le tante parole che si pronunciano in simili occasioni ve ne sono altre non articolate che se declamate dovrebbero recitare: “Datemi credito, io sarò l’uomo (o la donna) forte che sa quel che fa e che vi tirerà fuori dalla melma!”.

Detto questo tra il sapere cos’è la leadership e l’essere un leader esiste una grossa differenza. Temo anche che, in questo senso, non faccia curriculum il rispondere per le rime al presentatore di turno: al più questo fa “soddisfazione” dell’uditorio italico dopo anni e anni di politici genuflessi davanti alla telecamera. Ne deriva che la vera prova del nove per il modello di leadership che presenterà il montismo potrebbe essere l’Europa. Di fatto, con una Angela Merkel-Peppino e un Nicholas Sarkozy-Totò impegnati da mane a sera a mandare lettere alle nazioni “malefemmine” d’Europa, a quando un sonoro: “Ma mi facciano il piacere!?”.

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