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Della tecnocrazia al potere e delle croniche magagne del popolo italico: più che Supermario servirebbe Goldrake!

di Rina Brundu– Lui lo chiama un “governo di impegno nazionale”. Di fatto l’espressione è ridondante dato che tutti i governi tendono ad essere, per principio, e nelle loro migliori intenzioni, governi di “impegno nazionale”: ci si allarmerebbe altrimenti! Verità vuole invece che quello di Mario Monti sia soprattutto un governo tecnocratico alla stregua degli esecutivi auspicati dal Movimento tecnocratico nato in America negli anni immediatamente successivi all Grande Crisi del 29. La tecnocrazia è infatti caratterizzata da una tendenza a soppiantare il potere politico, piuttosto che assisterlo o consigliarlo, prendendo direttamente in mano la funzione decisionale e dunque la guida di una nazione. Del resto, così hanno fatto e/o stanno per fare Monti e i suoi ministri in questa settimana post-dimissioni berlusconiane e nell’aftermath della più perniciosa recessione finanziaria dei tempi moderni, o no?

Allontanando per un momento gli spettri distopico-orwelliani (vedi 1984) che comunque infestano i nostri sogni, e finanche sorvolando sulle pur facili critiche al mito della scienza e delle sue possibilità che si potrebbero buttare sul calderone bollente, è indubbio che quando il governo democraticamente eletto di una moderna repubblica democratica (qualunque esso sia) viene mandato a casa per fare posto ai tecnocrati qualcosa non torna. Soprattutto è difficile impedirsi una analisi logica dello status quo nazionale che non tenga in conto il fattore-narcotico. Per carità: Monti è un bravissimo signore; bellissimo e molto rispettoso è stato il suo odierno discorso al Senato, e non è neppure da escludere che il suo governo si rivelerà meno fragile di quanto hanno ipotizzato alcuni commentatori. Tuttavia io mi domando: è davvero possibile che la voglia di fare bene del nuovo Premier, insieme al know-how tecnico dei suoi uomini e delle sue donne bastino a risolvere le croniche magagne del carrozzone Italia?

Detto altrimenti: è giusto caricare sulle loro spalle responsabilità che non sono completamente loro (in quanto meramente politiche nella loro natura), presentandole in forma di petali di rosa buttati sul tappeto narcotizzante steso ai loro piedi? Per inciso, il tappeto narcotizzante di cui parlo è quello intessuto dai media (nazionali e stranieri) e da una ex opposizione politica più o meno appagata dall’uscita di Berlusconi, nonché da un ex maggioranza (e da un ex Premier) ancora oggi convintissima che perdere una battaglia non equivalga ad avere perso la guerra e che alla fine della fiera “poteva andare molto peggio”, finanche da un signor Rossi-qualsiasi che ne ha davvero le tasche piene della Politica tout court.

 La mia idea, infatti, è che sperare nei salvatori della Patria, tecnici, imprenditori o politici che siano è sempre passo (più retorico che tecnico) decisamente azzardato. Ne deriva dunque che per cambiare un Paese occorrerebbe cominciare cambiando i suoi abitanti. In ogni caso, considerato che il Paese è l’Italia e gli abitanti sono gli Italiani non mi sembrerebbe azzardato concludere che più che Supermario sulle nostre sacre sponde servirebbe Goldrake!