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La noia

Sull’effetto “whodunit” nel dramma Sarah Scazzi (ma non solo)….

di Rina Brundu. Ho appena finito di leggere il pezzo del bravissimo professor Aldo Grasso sulla mobilità dell’audience ai tempi del delitto Scazzi e dell’anti-berlusconismo di maniera. Dopo avere registrato i clamorosi ascolti dei programmi dedicati al delitto di Avetrana e degli altri programmi anti-berlusconiani-per-eccellenza, il professore conclude che lo spettatore mobile è fatalmente “catalizzato dalla buona come dalla cattiva tv, ma soprattutto dalla tv che sa intercettare fulmineamente il magma dei nostri desideri e bisogni, paure e incubi” (corriere.it).

Concordo pienamente con questa scrittura che dimostra una mirabile capacità di analisi, oltre le ovvietà del dagli-ad-Internet, o al mezzo televisivo in genere con cui ci appestano giorno dopo giorno i soliti noti. L’aspetto più grave in questo discutibile pressare per una elevazione morale da Sindrome della caccia-alle-streghe è il ritenere che il male stia nella Rete o nel mezzo televisivo. Purtroppo, e non lo scopriamo oggi, il male sta in noi. Mentre la televisione, ma soprattutto Internet, è un semplice amplificatore di queste qualità minime: della nostra cattiveria per partito preso, della nostra scortesia verso il prossimo, della nostra prepotenza così come della nostra impotenza.

Molto appropriatamente, Aldo Grasso riporta dunque in primo piano le nostre responsabilità. Speculando oltre le validissime tracce che questo critico televisivo propone, si potrebbe tentare di capire che cosa ha determinato una simile mobilità negli ultimi tempi. Da questo punto di vista, l’argomento anti-berlusconismo mi pare meno importante. Di fatto,  la questione è vecchia, si tratta di fattore di diatriba assodato della nostra contemporaneità e dunque gli ascolti sono garantiti a prescindere. Per dirla altrimenti, sarebbe difficile immaginare gli scontri Don Camillo-Peppone senza l’attiva partecipazione degli abitanti di Brescello felicemente e faziosamente schierati.

Diversa è la questione Sarah Scazzi. Perché questo terribile momento delittuoso è riuscito a trasformarsi in uno dei più straordinari eventi mediatici che si ricordino? Quale suo ingrediente ha saputo catturare l’audience tenendola incollata davanti alla tv, finanche a determinarne il suo percorso-mediatico? A mio modo di vedere, dietro il suo successo, molto ha potuto il fattore tecnico trama-criminale. Di fatto, il plot del caso Sarah Scazzi si è estrinsecato davanti ai nostri occhi come un vero giallo-ad-enigma prima maniera. Per intenderci, come un riuscitissimo whodunit, come un giallo golden age alla Christie a alla J.D. Carr.

Il caso Scazzi-romanzo-giallo non è infatti mancato di alcun ingrediente (inclusa l’amplificazione-mediatica che, nel suo diventare protagonista, si accresceva e si ingigantiva nutrendosi della sua stessa essenza) davvero necessario per tenere lo spettatore-lettore catarticamente incollato…fino all’ultima-pagina. Quando poi qualcuno, vittima della indistruttibile vocazione alle crociate-moraleggianti, ha pensato bene di tagliare proprio quell’ultima parte-fatidica, per inciso quella che di norma contiene il nome-dell’assassino scritto a chiare lettere, lo spettatore-lettore non si è perso d’animo e ha continuato ad inseguire la sua storia dovunque. Soprattutto, si è proposto  come elemento attivo determinato a riporre il romanzo solamente quando tutte le sue domande avrebbero trovato risposta, e a dispetto di ogni diktat-moraleggiante imposto dall’alto.

Oltre il mero aspetto tecnico, sono comunque d’accordo con il professor Grasso che un altro fattore determinante questa mobilità dell’audience sia stata la capacità mediatica di interpretare prontamente le necessità (minime?) dei “nostri desideri e bisogni, paure e incubi”. Tuttavia, a questi elementi, aggiungerei (e vedrei questo ultimo fattore come il vero punto di incontro tra le motivazioni tecniche di cui sopra e quelle più intimistiche proposte dal professor Grasso) il fattore noia-del-vivere. Insomma, il delitto Sarah Scazzi è riuscito in qualche modo a scuoterci dal letargo di sempre, e dall’interesse-particulare che prevale nella nostra civiltà-digitalizzata, riunendoci, per un lungo tragico istante, tutti quanti davanti al camino-televisore a raccontarci la stessa storia. La storia oramai immortale della bellissima e dolcissima Sarah. Chi lo sa, forse vuol dire che lo meritava davvero!

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