L’ESPERIENZA DI PREMORTE DI DANTE ALIGHIERI
Metafore, similitudini, personificazioni, allegorie, ripetizioni: sono solo alcune delle figure retoriche anatomizzate e spiegate in maniera esaustiva, tenendo in conto ogni possibile prospettiva analitica, nelle numerose esegesi dedicate alla Comedìa, e studiate sia per interpretarne il significato, sia — più ambiziosamente — per ricostruire ciò che Dante Alighieri avrebbe inteso comunicare con tale opera. Nonostante ciò, i dati a nostra disposizione evidenziano come nessun manoscritto originale ci sia pervenuto, mentre le copie più antiche del poema risultano relativamente tarde. Non disponiamo neppure di testimonianze epitestuali coeve o di annotazioni autorali che possano chiarirci il contesto personale e le effettive ragioni per cui la Comedìa è stata scritta.
Secondo Guglielmo di Ockham “Gli enti non devono essere moltiplicati oltre il necessario”, ma nel caso del capolavoro dantesco gli “enti” hanno sicuramente subito una moltiplicazione senza precedenti. Qual è la ragione profonda che spinse il poeta a comporre la Comedìa? Qual è il vero senso dell’opera? Il presente saggio, frutto di un rigoroso lavoro analitico, propone una prospettiva interpretativa originale e inedita, libera da ogni condizionamento intellettuale e culturale.


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