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Hegel e i legami tra storia e geografia

di Michele Marsonet.

Non solo le caratteristiche generali delle varie razze, ma anche quelle particolari dei popoli in cui esse si suddividono risultano, per Hegel, condizionate dal rapporto essenziale con l’ambiente geografico. Infatti egli prende in esame il duplice significato – naturale e storico – del “carattere nazionale” che costituisce lo spirito di ogni popolo, e che “contiene il nucleo da cui si sviluppa la storia delle nazioni”. Invece di essere un prodotto storico, il carattere nazionale è in primo luogo una “disposizione condizionata naturalmente”. In effetti, lo sviluppo storico di ogni popolo presuppone questa “disposizione originaria” e rimane vincolato ad essa. Hegel insiste sulla costanza del carattere nazionale nel corso della storia, e la riporta al legame con un particolare ambiente geografico. L’immutabilità del clima, della configurazione complessiva del terreno in cui una nazione ha la sua sede permanente, contribuisce all’immutabilità del carattere.
Un deserto, la vicinanza del mare o la distanza dal mare – tutti questi fattori possono influenzare il carattere nazionale. D’altro canto, l’importanza del carattere nazionale non diminuisce con il grado di sviluppo spirituale. La storia del popolo greco, del popolo romano, dei popoli europei moderni mostra la permanenza di caratteristiche che costituiscono appunto il loro rispettivo carattere nazionale, e che sono legate alla diversità dell’ambiente geografico. Ciò significa, fatto davvero essenziale, che la vita storica dei popoli è condizionata da una matrice naturale.
Si può comprendere pertanto come la “determinatezza geografica e climatica” diventi, nella definizione della storia universale, una dimensione fondamentale del processo storico. In realtà, lo “spirito determinato di un popolo” non è altro che il carattere nazionale nelle sue manifestazioni storiche, ossia il carattere del popolo realizzatosi in forma di Stato.

Tra la considerazione antropologica delle differenze naturali tra i popoli e la considerazione storico-filosofica dei rapporti storici tra gli Stati c’è una corrispondenza ben precisa, proprio perché ogni formazione statale presuppone un popolo e, d’altra parte, lo scopo sostanziale di un popolo è quello di essere uno Stato e di conservarsi come tale. Un popolo senza formazione statale (ossia una nazione in quanto tale) non ha propriamente storia, essendo i popoli esistiti prima della loro formazione in Stato ed esistendone ancor oggi altri come nazioni selvagge.
Come l’analisi del carattere nazionale rimanda alla filosofia della storia, così l’analisi del rapporto tra “spirito del mondo” e “spiriti dei popoli” presuppone il riconoscimento del fondamento geografico del processo storico. La possibilità stessa di una storia universale, cioè dell’articolarsi dello spirito del mondo in una successione dialettica di spiriti dei popoli, è fondata sulla molteplicità, naturalmente fissata, di popoli diversi, e diversi in virtù del processo di particolarizzazione dell’anima universale. “Poiché questo sviluppo avviene nel tempo e nell’esistenza, e quindi come storia, i suoi singoli momenti e gradi sono gli spiriti dei popoli; ognuno, in quanto singolo e naturale in una determinatezza qualitativa, è destinato a riempire soltanto un grado e a compiere soltanto una parte dell’intera vicenda”.
L’anima universale si è specificata nella diversità delle razze, e poi in quella dei caratteri nazionali. Sorti sulla base di questi, i singoli popoli si organizzano politicamente in forma di Stato, e i rapporti tra gli Stati danno origine alla storia universale. All’unità indifferenziata dell’anima universale, si sostituisce in questo modo l’unità dialettica dello “spirito del mondo”, il quale si realizza di volta in volta nello spirito determinato di un particolare popolo.