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La visione idealistica della Storia

di Michele Marsonet.

La grande stagione dell’idealismo romantico trova in Hegel il punto culminante di riflessione filosofica anche sul tema della storia. Ci soffermeremo ad analizzare il pensiero del filosofo di Stoccarda dopo un rapido cenno delle posizioni di Fichte e di Schelling.
Si tenga presente il largo influsso esercitato da Rousseau e dagli inizi della Rivoluzione francese sugli intellettuali tedeschi che, dal 1780 al 1805, parteciparono attivamente agli eventi politici, sforzandosi di ridare lustro alla tradizione del loro Paese. Salvo poi subire un’amara disillusione col Terrore e con l’avvento dell’Impero napoleonico. Nel 1789, appena si ha notizia dello scoppio della rivoluzione in Francia, Schiller pronuncia il discorso augurale all’università di Jena, dal titolo “La natura e il valore della storia universale”, sostenendo che la meta della storia non va ricercata nel futuro, ma nel presente. Si rileva tra le righe il compito dei connazionali tedeschi: rinnovare le energie dello spirito ed esaltare il valore della libertà.
Più attinente alla sistemazione organica del suo pensiero è la riflessione fichteana sulla storia, quale venne svolgendosi dall’inizio dell’Ottocento in poi, trovando completamento negli scritti etici e giuridici. Già nello scritto “La missione dell’uomo” (1800) la Storia è considerata in senso trascendente e religioso quale realizzazione progressiva della libertà dell’umanità intera, passando attraverso cinque tappe fondamentali:
1) stato di innocenza del genere umano, in cui ragione e istinto convivono armoniosamente; 2) stato di incipiente peccato, in cui l’istinto razionale prende il sopravvento nella forma di autorità coercitiva; 3) stato di totale peccaminosità, in cui l’istinto si ribella contro ogni forma di autorità e disprezza la verità; 4) stato di incipiente giustificazione, in cui la verità viene rispettata come valore sommo e misura dell’umano agire; 5) stato di perfetta giustificazione, enunciata quasi utopicamente secondo una particolare interpretazione del Vangelo di San Giovanni a proposito del “Logos” che illumina ogni uomo. In tale stato la verità si rende trasparente alla coscienza che vi si adegua totalmente.
L’altra opera che interessa in questo contesto è la raccolta di lezioni berlinesi dal titolo “I tratti caratteristici del tempo presente” (1806). Le tesi di fondo sono le seguenti: a) preoccupazione basilare dello storico non deve essere quella di conservare il passato, ma di comprendere il presente; b) ogni periodo storico presenta caratteristiche peculiari che lo distinguono da altre epoche; tali caratteristiche finiscono per sintetizzarsi in un elemento trascendente, da cui prendono connotazione i fatti particolari che si realizzano; c) le idee o i valori che si susseguono nel tempo stanno tra loro in un rapporto dialettico di tesi, antitesi e sintesi, che è la dinamica storica della libertà.
Ecco, ad esempio, come avviene il passaggio dalla libertà naturale a quella civile. Nello stato di innocenza o primitivo l’uomo non ha il senso dell’autorità; vive una libertà negativa o spontanea (tesi). La nascita dell’autorità civile costituisce un urto antitetico rispetto alla situazione precedente e finisce per determinare l’ordine giuridico che garantisce la vita sociale e la libertà civile (sintesi). In un secondo processo dialettico si evidenzia la tesi dei diritti soggettivi in maniera unilaterale, senza i corrispettivi doveri; si passa antiteticamente all’oggettivismo politico in cui viene sancita anche la normativa giuridica dei doveri e si approda, infine, alla sintesi della libertà razionale che unisce gli uomini secondo un criterio di simpatia e di mutua collaborazione nel riconoscimento di essere tutti noi libere ma parziali causalità agenti.
Con queste idee Fichte si faceva propugnatore di assumere romanticamente in proprio il destino del presente, contribuendo con apporti personali a caratterizzare in maniera più rimarcata i tratti caratteristici della propria epoca.
Per quanto riguarda Schelling, la considerazione sulla storia è propriamente un capitolo teosofico legato alla vita divina e al suo modo di svelarsi nella natura e nella storia. Sono da leggere, in particolar modo, le “Ricerche sull’essenza della libertà” (1809), le “Lezioni private di Stoccarda” (1810) e soprattutto “Le età del mondo” (1811 e 1813).
Partendo dalla tensione tra libertà e necessità, Schelling è dell’avviso che la specie umana debba realizzare degli ideali. La storia evidenzia più un compito collettivo che individuale, in bilico tra il manifestarsi di leggi di natura e il progettarsi delle libere iniziative degli uomini. Né puro determinismo, né puro spontaneismo. Nel fondo dell’agire umano si ritrova l’occulta necessità della tragedia greca, ma sarebbe un errore interpretare la storia in senso fatalistico o ateo. La religione insegna che l’agire umano è guidato dalla provvidenza, e la storia è la manifestazione progressiva dell’Assoluto che si realizza nella misura in cui l’uomo liberamente realizza il suo disegno, scandendo così tre epoche: 1) quella tragica, in cui domina il destino; 2) quella in cui il destino si manifesta come legge di natura; 3) quella in cui “anche Dio sarà” nella manifestazione parziale di destino e natura quali espressioni della sua provvidenza.

Una riflessione ben più articolata e organica svolge Hegel sul tema della Storia. Ad essa conviene volgere l’attenzione, consapevoli che per molti versi noi ne viviamo l’eredità e ci dibattiamo all’interno di problemi sociali e civili da lui affrontati con grande senso speculativo. Oggi, con la conoscenza che abbiamo dei famosi “Scritti teologici giovanili”, siamo in grado di affermare che il filosofo di Stoccarda ha cominciato a riflettere molto per tempo sui “bisogni subordinati” dell’uomo, cercando di indagare da “storico pensante” sulle “rivoluzioni sotterranee e silenziose” che scandiscono le varie epoche della storia. Ma è verso la fine della sua brillante carriera accademica che si dedica alle “Lezioni sulla filosofia della storia”, soprattutto negli anni berlinesi 1822 e 1823.
Egli indaga le ragioni del succedersi degli eventi in vista della conquista della libertà umana, soprattutto nel tessuto delle organizzazioni etico-sociali, quali la famiglia, la nazione e lo Stato. In tal senso viene accentuata la distinzione tra la ripetitività meccanica e organica della Natura e il processo dialettico della Storia. Quest’ultima, intesa “filosoficamente”, è la comprensione delle idee che si incarnano puntualmente nel proprio tempo. Propriamente parlando, il senso speculativo della Storia si trova nella coscienza che gli spiriti pensosi hanno del proprio tempo. Ogni generazione realizza il proprio destino, dando vita ad una sintesi di “buona infinità” tra passioni e ragione in un imprescindibile riferimento ai prodotti socio-culturali del momento, che divengono la “seconda natura dell’uomo”, una volta che siano stati assimilati concettualmente.
Essendo un processo razionale guidato dalle idee, il percorso storico può essere indagato e conosciuto a priori, nel senso che le idee si scandiscono in un senso necessario e dialettico, già additato da Fichte in “tesi-antitesi-sintesi”. Conoscendo bene il presente, si può arguire l’immediata fase successiva. Lo storicismo hegeliano muove sistematicamente dalla memoria del passato al presente; solo qualche accenno agli sviluppi futuri della civiltà americana rispetto al destino dell’Europa si ritrova verso la fine delle sue “Lezioni”. Più rimarchevole, invece, il compito che Hegel distribuisce tra gli storici che devono analizzare e vagliare le fonti e i documenti per accertare i fatti, e i filosofi della storia che ne debbono enucleare il senso complessivo e dinamico in vista dell’incremento della libertà.
Una certa perplessità ha suscitato tra i critici l’affermazione hegeliana della conclusione della storia nel presente. Si tratta, in fondo, del cruciale problema del rapporto tra metodo dialettico e sistema logico. Per Hegel hanno senso i fatti “pensati”. Si pensa nel proprio tempo e nella propria vita. Quando li si è compresi concettualmente, essi si palesano universalmente come essenza processuale dello Spirito assoluto. Questo modo speculativo si attaglia più alla storia dell’arte e della politica (la ragione di Stato), anziché alla storia reale e concreta degli uomini, come ha sottolineato lo stesso Marx. Ma è indubbio che Hegel ha fornito strumenti concettuali rigorosi per pensare la Storia in maniera scientifica e moderna, anche se il dopo-Hegel discuterà a lungo se la Storia debba essere considerata più propriamente scienza o arte.
La Storia universale, al pari dello Stato, considerata superficialmente può apparire “un geroglifico della ragione”; letta in maniera appropriata, essa svela la trama della ragione in atto. Riprendendo una frase di Schiller, si può dire.che la storia è giudizio di Dio o, meglio, l’esplicitarsi della vita divina nel tempo. Hegel ha totalmente immanentizzato la Provvidenza di Vico, facendola coincidere con la Ragione dialettica e con “l’astuzia” che essa esercita alle spalle degli uomini. Questi ultimi vengono usati e asserviti alle finalità trascendentali dello Spirito assoluto che persegue finalità generali, e finisce per abbandonare al loro destino anche i grandi uomini o gli eroi cosmico-storici, quali Napoleone.
Lo schema generale hegeliano è noto: la marcia della libertà, che è lo scopo in definitiva della Storia, procede dall’Oriente verso l’Occidente e, segnatamente, verso la Germania. In Oriente uno solo era libero e gli altri erano schiavi; in Grecia e a Roma, simboli dell’età giovanile della ragione, alcuni erano liberi. Solo in Occidente, col propagarsi del cristianesimo, la libertà diventa patrimonio di tutti.

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