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Grave sconfitta per Narendra Modi in India

di Michele Marsonet.

Com’era largamente prevedibile, il premier ultranazionalista indiano Narendra Modi ha subito una grave sconfitta nelle elezioni locali svoltesi nella Federazione nei giorni scorsi.
Il suo partito “Bharatiya Janata Party”, giunto addirittura al 78% dei consensi nelle ultime elezioni nazionali, ha perduto alcuni Stati chiave. In particolare il Bengala Occidentale. Modi era sicuro di recuperalo, e invece la sua oppositrice Mamata Banerjee ha ottenuto 216 seggi su 294.
Il partito del premier è riuscito a prevalere soltanto nell’Assam. Ha subito invece gravi rovesci nel Tamil Nadu, nel Puducherry e nel Kerala. In quest’ultimo Stato, tradizionalmente di sinistra, gli avversari di Modi hanno conquistato 87 seggi su 140.
Ovviamente la causa principale è la gestione disastrosa della pandemia da parte di Modi e del governo. Il premier, che continua a mostrarsi in pubblico senza la mascherina protettiva, ha autorizzato grandi raduni religiosi e sportivi, favorendo così l’ulteriore espansione dei contagi che ora sono fuori controllo.
Hanno fatto il giro del mondo le terribili immagini dei cadaveri bruciati in pubblico su pile funerarie improvvisate, e la carenza di ossigeno e di ventilatori, unitamente alle tradizionali carenze del sistema sanitario indiano, stanno rendendo la situazione incontrollabile.
Tuttavia Modi non ha fatto alcuna autocritica, continuando a promuovere i rimedi omeopatici a discapito della medicina tradizionale, ed esaltando le virtù curative dello yoga che egli stesso pratica quotidianamente.
I risultati, ovviamente, sono stati tragici, e la Federazione Indiana è ormai al primo posto nel mondo per numero di contagi e di decessi quotidiani. Per ora non sono serviti nemmeno gli aiuti internazionali giunti da molti Paesi (Italia inclusa).

Tra l’altro il premier, per ragioni di orgoglio nazionalistico, ha in alcuni casi rallentato l’afflusso degli aiuti sostenendo che l’India “può cavarsela da sola”.
Senza dubbio questo dramma epocale, che avrebbe potuto essere evitato adottando misure più drastiche e imponendo serie strategie di contenimento, avrà un grande impatto sul futuro politico del Paese e dello stesso Modi, il quale nei mesi scorsi si era inimicato anche i contadini imponendo massicce politiche di privatizzazione nelle campagne.
La teocrazia strisciante che il premier ha promosso nella Federazione mostra ora la corda. Anche gli induisti da lui favoriti in tutti i modi iniziano a volgergli le spalle, mentre cresce il fermento della grande minoranza musulmana che lo ha combattuto sin dal suo avvento al governo.
Si è inoltre aggiunto lo scandalo del multimiliardario Adar Poonawalla, molto vicino a Modi, e fuggito a Londra dopo aver ricevuto minacce di morte perché accusato di aver venduto dosi di vaccino a prezzo maggiorato.
Il futuro politico dell’India appare insomma quanto mai oscuro, e molti prevedono l’eclissi definitiva del premier che, sino all’anno passato, sembrava padrone del Paese.

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