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Una donna diventa presidente del Kosovo

di Michele Marsonet.

Di per sé la notizia non pare affatto sensazionale. Vjosa Osmani, giurista e docente universitaria di 38 anni, è stata eletta presidente della piccola Repubblica del Kosovo, che proclamò nel 2008 la propria indipendenza dalla Serbia.
Il fatto è che il 96% della popolazione kosovara è musulmana e, com’è noto, in quasi tutti i Paesi islamici le donne non godono dei diritti fondamentali, e patiscono una condizione di sottomissione pressoché totale generata da precetti di tipo religioso.
Vi sono tuttavia numerosi segnali di risveglio della componente femminile nel variegato mondo che si richiama all’islam. Si rammenterà, per esempio, che Benazir Bhutto fu per due volte Primo ministro del Pakistan tra il 1988 e il 1996, finendo poi assassinata nel 2007 in un attentato di stampo islamista.
Tuttavia tra Kosovo e Pakistan si registrano molte differenze. Pur essendo la popolazione kosovara a stragrande maggioranza musulmana, il fondamentalismo religioso non ha mai avuto in loco un peso rilevante (anche se è presente).
Contano molto la collocazione europea del Paese, che vorrebbe in effetti entrare nella UE, e il nazionalismo albanese e anti-serbo che prevale sulle motivazioni prettamente religiose.
Osmani è riuscita a prevalere sui suoi oppositori nel Parlamento di Pristina ottenendo 71 voti su 120. Nel suo discorso di ringraziamento la neo-presidente, che veste all’europea e non usa il velo sul capo, ha giustamente rimarcato l’importanza dell’elezione di una donna alla massima carica del Paese.
Come dicevo in precedenza è una stimata giurista e docente universitaria, e ha conseguito il Dottorato (PhD) all’Università americana di Pittsburgh. Politicamente si può definire laica e moderatamente nazionalista.

Non è tuttavia sensibile alle suggestioni della “Grande Albania”, il progetto che vorrebbe riunire in un unico Stato tutte le persone di etnia albanese ora sparse in varie nazioni.
L’Allbania vera e propria, con capitale Tirana, ne è solo una parte. Milioni di albanesi vivono infatti in Grecia, Macedonia, Serbia, Montenegro e Bosnia. Qualora venisse realizzato, il progetto avrebbe ovviamente un grande impatto sull’intera regione balcanica.
Le idee della Osmani, tuttavia, sono assai più pragmatiche. Punta infatti ad elevare le condizioni di vita di una popolazione tra le più povere del continente europeo, e a frenare l’imponente flusso migratorio che ha portato moltissimi giovani a trasferirsi all’estero per la mancanza di opportunità lavorative in patria.
Osmani vuole inoltre rafforzare lo Stato di diritto, piuttosto carente nel Kosovo, e combattere i clan criminali che giocano un notevole ruolo nello scenario politico locale.
Occorre augurarsi che il risveglio della componente femminile nel mondo islamico continui e produca molti frutti, che del resto già si notano in alcune nazioni del Nord Africa e addirittura in Arabia Saudita, nonostante la repressione governativa.
E’ una condizione indispensabile per garantire il progresso delle nazioni in cui l’islam predomina non solo sul piano religioso, ma anche su quello politico. Il pragmatismo femminile potrebbe finalmente porre un freno al fondamentalismo religioso che rifiuta ogni forma di dialogo con l’Occidente.