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Goodbye Twitter: dall’attacco di Forbes alla caduta verticale delle azioni

di Rina Brundu.

Non lo troveremo scritto sui giornali italiani, ma la mossa contro Trump è costata cara al CEO di Twitter Jack Dorsey, con le azioni della sua creatura che sono passate dai 58 dollari del 18 dicembre ai 47 dollari di oggi (al momento in cui si scrive la perdita è stata calcolata in oltre 5 miliardi di dollari), mentre il trend negativo non si arresta. Nell’aftermath della cacciata di Donald Trump la società ha registrato anche un attacco velenoso da parte della rivista Forbes, laddove è stato pubblicato un pezzo, firmato da Jim Collins, titolato “Twitter is the worst company on Planet Earth. Here is out to bet against the stock and deactivate your account” (Twitter è la peggior società del pianeta. Ecco come danneggiarla in borsa e disattivare l’account). Tale pezzo è stato poi ritirato (vedi sotto l’immagine), anche se è ancora possibile scorgerlo nel background. Oltre a Forbes, la pensata disgraziata di Dorsey ha avuto il “merito” di allertare l’Unione Europea, in particolar modo Francia e Germania, sul pericolo democratico che possono rappresentare questi giganti informatici, di fatto trasformando la questione in una hot-issue sul tavolo da discutersi nel breve.

In tutta onestà si fa anche fatica a pensare che una società capitalizzata in borsa possa avere in posizioni di leadership personaggi che anziché ragionare con la testa si fanno guidare dalle necessità del sistema limbico. La faccenda è tanto più grave se si considera che Twitter non ha alcun utilizzo, non serve assolutamente a nulla, non provvede servizi ed è solo un’altra app trendy che ha già fatto il suo tempo ed è perlopiù utilizzata da co.co.co che evidentemente non hanno null’altro da fare. Sarà insomma molto difficile che questo “social” si riprenda, soprattutto in borsa; occorrerebbe insomma trovare investitori sciocchi quanto Dorsey per puntare su una società nell’occhio del ciclone, e il cui gradimento è finito sotto le scarpe dei suoi potenziali clienti (proprio quei milioni di utenti che il CEO ha cancellato!). Purtroppo per Twitter in genere gli investitori non sono sciocchi è appena annusano il marcio, il dumping è assicurato.

Col giornalismo analogico che abbiamo in Italia (per non parlare di quello prostrato al referente politico che si è visto in questi giorni sul Corriere della Sera), nessuno si è fermato a considerare che la “censura” non è solo uno strumento anti-democratico, ma rispetto alle necessità economiche di questi “giganti” informatici è anche il cancro che li uccide: cancellando Trump Dorsey ha praticamente cancellato se stesso. È fondamentalmente uscito dalla Storia e c’è da scommettere che molto difficilmente troverà un’altra company che si fiderà di lui, sia come manager che come socio.

Per il signor Rossi qualunque il disgraziatissimo incidente della cancellazione dell’account di Trump è stato invece una sorta di manna dal cielo, un X factor che inciderà molto sul ruolo dei “social” nel futuro prossimo e sulla loro libertà di agire. Non si può che esserne contenti. E dopo i Twitter che limitano la libertà occorrerà guardare ai parassiti della Rete che uccidono l’impegno d’intelletto e la cultura.

Su quel punto anche questo sito nel tempo che verrà avrà molto dire, ma non pubblicando un altro pezzullo stigmatizzante il degradato status-quo attuale, un altro pezzullo che finirà vittima degli hacker che attivano in gran quantità. Quanto piuttosto agendo, là, dove bisogna agire!

Salvaguardiamo la nostra etica, la nostra libertà, il nostro impegno: sono davvero tutto ciò che può fare la differenza durante la nostra esistenza incarnata, e saranno i gioielli che splenderanno sul nostro petto quando guarderemo con altri occhi e da altra prospettiva a tutto ciò che abbiamo realizzato in terra!

La pagina cancellata di Forbes, ma ancora fondamentalmente visibile

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