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A proposito delle vignette “Visti da lontano”

di Rina Brundu.

Raramente abbiamo testimoniato un’era di emergenza democratica così grave in Italia! E la pandemia non aiuta, laddove da uno status-quo conclamato di democrazia malata siamo ormai passati a quello della dittaturetta di-fatto. Con il globo terracqueo incasinato fino ai capelli, gli endemici problemi nostrani passano in secondo piano anche davanti allo sguardo attento degli osservatori stranieri più accorti e, di conseguenza, passano in secondo piano anche i diritti dei cittadini. Certo, occorre scriverlo, non sono anni adatti alle “rivoluzioni”, neppure per quelle “pacifiche” (anche perché quando ci si è provato, da noi quelle sono finite a tarallucci e vino tra compari di merende come ben testimonia l’era grillorenzista che imperat!), ma lo sconcerto che produce nell’anima-che-guarda l’appiattimento intellettuale nel Bel Paese è sostanziale.

Detto altrimenti, non ci è rimasto davvero nulla: non un una voce dissenziente, non uno spirito che osi formulare una reale ipotesi diversa, a parte il prode Belpietro, s’intende, la cui idea di “rivoluzione” la immagino però diversa da quella che un tempo voleva portare avanti Gramsci. Il suddetto appiattimento intellettuale su posizioni filo-governative è così forte che parlare di “intellettualismo” è davvero fuori luogo. Ma se all’idea di non avere filosofi, pensatori, giornalisti o scrittori in grado di fare il contropelo alla voce del padrone, c’eravamo abituati da tempo, terrorizza il renderci conto che in realtà l’ultima vera satira italiana anti-sistema la fece l’immenso Giovannino Guareschi, il quale come sappiamo pagò con il carcere la libertà del suo spirito.

Di mio, credo di poter dire di non avere mai avuto problemi a trascrivere nero su bianco le mie idee, e spero che sarà così fino al mio ultimo respiro, anche perché se così non fosse gli altri “respiri” sarebbe meglio non esalarli.

In tutta onestà ritengo che non mi abbiano mai fatto difetto né la vena critica né quella satirica. Di contro, il disegno non è un’arte in cui dovrei cimentarmi senza la piena coscienza di stare ad offendere seriamente coloro che la praticano in maniera eccelsa. Fortunatamente viviamo un’epoca in cui, per certi aspetti, it’s great to be alive, e quindi ci sono gli strumenti ottimali per rimediare a qualche short-coming.

Le vignette della serie “Visti da lontano” credo siano nate da una serie di circostanze concomitanti: 1) la vena satirica di cui ho già detto; 2) il desiderio che ho sempre avuto di provarmi anche nell’arte vignettistica; 3) il tempo a disposizione ridotto, laddove buona parte delle mie ore di questi anni straordinari sono interamente dedicate allo studio e alla ricerca; 4) et, dulcis in fundo, la coscienza di non dover far morire la voce critica che ritengo di essere… Questo, di fatto, sarebbe il più grande peccato di cui dovrei rendere conto, al mio stesso spirito, dopo il passaggio ad altro stato dell’Essere… e preferirei evitarlo.

Sebbene indegnamente, preferirei pure stare tra i Guareschi e gli altri rari spiriti che ammiro, i quali hanno pagato caro l’anelito verso l’etica e la libertà; di contro, vorrei stare ben “lontana” (appunto!), dalla cosiddetta “intelligentsia” che è tale in virtù del politico di riferimento che la fa esistere. Anche per questo, di tanto in tanto, quando ci sarà tempo, quando le sconcezze mediatico-politiche che leggiamo si faranno notare per il carico di “monnezza” che le connota, ci sarà una vignetta di “Visti da lontano”.

Visti da lontano, voglio ribadirlo e sottolinearlo una volta di più con decisione… da vicino spero mai, pena la morte di tutto ciò che essendo io sono stata pensata per essere!