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Sulla nuova amministrazione Usa

di Michele Marsonet.

Il clima di euforia che si è diffuso nel Partito democratico Usa dopo la vittoria, peraltro risicata, di Joe Biden sembra destinato a terminare presto. E’ pur vero che Wall Street – come quasi tutte le Borse mondiali – ha reagito bene con rialzi notevoli dei listini. Anche perché, nel frattempo, sono finalmente comparsi all’orizzonte i vaccini che inducono ad essere più ottimisti sulla fine della pandemia.
Tuttavia, come gli analisti più attenti avevano previsto, le profonde divisioni nel campo democratico lasciano intravedere un cammino tutt’altro che facile per il neopresidente. Tali divisioni, pur note a tutti, sono state in parte nascoste in un primo tempo dall’asprezza della battaglia elettorale, e poi dalla battaglia legale scatenata da Donald Trump contro la validità del voto.
Ora siamo sicuri che Biden entrerà alla Casa Bianca in gennaio, poiché il presidente in scadenza ha finalmente iniziato il processo organizzativo che condurrà al passaggio dei poteri. Questo pur senza retrocedere di un passo a proposito delle regolarità della votazione.
Qualcuno ha notato, un po’ malignamente, che lo stesso Donald Trump si è dimostrato “un gran costruttore di coalizioni di sinistra”. Sembra in apparenza una considerazione contraddittoria, ma non lo è affatto.
L’unico elemento che ha unificato le varie anime del Partito democratico, consentendogli di raggiungere la succitata vittoria risicata, è proprio l’anti-trumpismo. Al presidente in scadenza erano contrari proprio tutti, e l’obiettivo comune era farlo sloggiare dalla Casa Bianca.
Raggiunto tale obiettivo le fazioni democratiche hanno ricominciato a parlare linguaggi diversi, a volte addirittura alternativi. La verità è che il partito non ha affrontato la campagna elettorale con una piattaforma comune tranne, per l’appunto, l’ostilità senza tentennamenti nei confronti di Trump.

Ciò significa che molti elettori l’hanno votato proprio per sbarazzarsi del presidente in scadenza.
Detto questo, Biden si è mosso con un decisionismo sorprendente, e che smentisce l’appellativo di “sleepy Joe” che Trump gli aveva affibbiato. Cosciente che la sinistra interna, pur essendo molto forte, non lo è al punto di imporre delle decisioni, Biden si è comportato come il leader della fazione moderata e centrista, senza fare concessioni ai suoi oppositori interni.
Ha rivolto continui appelli all’unità del partito insistendo sulla necessità di recuperare lo spirito originario degli Stati Uniti. E questo è un chiaro colpo rivolto ai fautori della “cancel culture”, che nella sinistra democratica vanta numerosi sostenitori.
Ha poi scelto ministri che avevano già collaborato con Bill Clinton e Barack Obama ma, in molti casi, ha conferito incarichi a persone che gli erano vicine negli anni della sua vice-presidenza. L’amministrazione è quindi moderata, e ciò ha già scatenato le ire – per fare un solo esempio – di Alexandria Ocasio-Cortez e del gruppetto di giovani deputate di sinistra che le sono vicine. E neppure i supporters di Bernie Sanders sono felici delle scelte del neopresidente. Si attendevano, ovviamente, maggiore attenzione visto il supporto elettorale che gli hanno fornito.
A scandalizzare la sinistra radicale è stata anche la proposta di Biden – per ora solo virtuale – di includere un esponente repubblicano nella sua amministrazione. La sinistra vede questa mossa come un vero e proprio tradimento, e promette battaglia nei lavori parlamentari. Dal che si evince che l’ecumenismo e gli appelli alla concordia del neopresidente sono destinati a scontrarsi con una realtà diversa da quella che egli vorrebbe.

1 Comment on Sulla nuova amministrazione Usa

  1. L’anti-trumpismo ha una scadenza. Dopo servirà qualcuno con le palle per tirare fuori la nazione e il mondo dal guado Covid, mi sbaglierò ma quella persona non è questo vecchietto anche poco simpatico che a momenti sembra più di là che di qua… Comunque, Trump ha annunciato che correrà di nuovo nel 2024.

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