PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Silenzio! Dalle uscite notturne alla perniciosa cerimonia “millenaria” delle nomine, spiegata nella sua tecnicalità… Liberiamo l’Italia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Sono rari i doni per cui si può essere grati in questo periodo di pandemia globale, ma uno è certamente il fatto che, dopo l’indecorosa arringa contro l’opposizione democratica portata avanti sul primo canale RAI, il nostro “Conte” sembrerebbe avere messo fine alle sue uscite notturne: silenzio!

Ma c’è davvero da stare tranquilli? Con la politica? Mai! Di norma quando un politico, una parte politica, preferisce il silenzio significa sempre che c’è qualcosa sotto. La “natura” di questo “qualcosa”, specialmente in Italia, non è invece così misteriosa: si può trattare di una mera “attesa tecnica” necessaria per far digerire all’opinione pubblica la putt…ta precedentemente confezionata, si può trattare di “attesa strategica” allo scopo di capire meglio cosa porteranno i tempi (nella speranza che gli stessi risolvano la situazione senza necessitare di ulteriore intervento umano).

D’altro canto, a consigliare “quel” silenzio può essere pure il segreto anelito che il Coronavirus decida di andarsene di suo, magari schifato dallo spettacolo offerto dal dato paese, o dal pianeta. Dulcis in fundo… il “silenzio” diventa pedina indispensabile quando si è impegnati nella “millenaria” tradizione repubblicana (no, non sto idealmente congiungendo la repubblica italiana con quella romana, ma vero è che quando si guarda a date riprovevoli pratiche politiche italiche, le stesse sembrano durare da un’infinità di tempo!), delle cosiddette “nomine”….

Proprio così!: il silenzio del Conte potrebbe essere senz’altro determinato dalla necessità di chiudere il discorso “nomine” senza creare troppo casino e all’insaputa del popolo sovrano. Ma cosa sono le nomine? Dicesi “nomina”, quel processo attraverso il quale, nei paesi medio-grandi, più di là che di qua sulla strada della dittatura politica perpetua, il governo abusivo della data nazione procede a “nominare” un suo “gradito” (di norma, masculo, uomo alfa, proveniente da famiglia che ha una lunga tradizione di mungitura delle mammelle della mucca statale, meglio se brizzolato), alla guida delle aziende statali, o a partecipazione statale, ma anche di banche, o società affini, che in qualsiasi modo possano aiutare la futura azione governativa, cioè possano aiutare a conservare il potere della “parte politica” o del singolo che “nomina”, appunto!

Come si evince non si tratta di procedura semplice, quanto piuttosto di processo tecnico complesso che richiede una forte attività concertativa allo scopo di garantire che il connubio politico-finanziario-mediatico muova sinergicamente e in una sola direzione. Ne deriva che – durante le lunghe nottate di intenso lavoro – il tempo rimasto per le “uscite” televisive notturne si riduce notevolmente, mentre l’amato feretro diventa inevitabilmente un cantuccio caldo e sicuro dove, in un raro momento di felicità bambinesca, ci si può finanche appendere l’immancabile cartello, su sfondo rigorosamente arcobalenato: “Restiamo a casa”.

E così, mentre il Conte sceglie la clausura nell’appartamentino avito, accade pure che un intero popolo, quello italiano, diventi prigioniero dimenticato, alla stregua di un “conte” di Montecristo dei tempi (pensa tu: dalla Transilvania agli isolotti dell’arcipelago italiano, fino a palazzo Chigi, c’è sempre di mezzo un conte: coincidenze?), vinto, vicino alla morte.

E con quel popolo-contizzato muoiono anche le sue giovani generazioni, le sue aziende, il suo sistema economico, il suo sistema educativo, finanche la sua tempra, la sua fibra morale, la sua forza dell’anima che più il tempo passa più si sta mostrando diversa da quella della generazione 1915-18 che in una una dovette affrontare la più tremenda guerra dell’umanità e una delle pandemie più terribili di ogni tempo!

Ma, per carità!, che tutto accada nel “silenzio”, ora et semper nell’era grillorenzistica del Conte…. Giuseppi-Dracuuuuula!

Rina Brundu