PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sulla crisi dei giornali e sul problema della mancanza di un giornale italiano “autorevole”… Sul perché proprio non si riesce ad abbonarsi a nessun quotidiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

news-1172463_1920

Un paio di giorni fa – senza sapere bene perché – sono arrivata sul sito online di un quotidiano italiano e mi sono fermata a considerare se dovessi abbonarmi. A dirla tutta, sono anni ormai che mi informo in tutti i luoghi possibili tranne che sui giornali. Se voglio notizie “politiche” vado sul sito del politicante che mi interessa. Se voglio notizie scientifiche vado sui siti delle università o sui siti che pubblicano i “papers” di ricerca, e così via. Se voglio leggere ca**ate vado su Dagospia (eh, no, non è un offesa a quel sito, anzi!). Qualunque sia la tematica preferisco informarmi alla fonte, l’intermediazione, l’indottrinamento, non fa per me!

Tuttavia, al tempo del Coronavirus, il problema si pone dato che per avere notizie nazionali non si può comunque attendere l’occhiello disinformato (quando c’è, cioè raramente) sui giornali stranieri. Ma allora, dove ci si può informare in maniera continuativa? In Rai? Certamente, no! L’asservimento al governo giallorossicciorolex e così grave che io pagherei due abbonamenti pur di non vedere più in video il volto satollo dei grillorenzisti e/o dei zingogrillorenzisti quarantinati!!

Che dire allora di Mediaset? In questi giorni le tv berlusconiane stanno mandando a tutte le ore un jingle che invita i connazionali a diffidare degli altri e ad affidarsi solamente a “editori seri o responsabili”. Come no! Il problema è trovarli in Italia. Di fatto quando sento quello spot tutto ciò che mi verrebbe da chiedere al sagace “compositore” di cotanta sequela di mirabili sciocchezze, è: define “serio e responsabile”? Già!, perché da noi, 99 volte su 100, gli editori “seri e responsabili” sono quelli che hanno costruito imperi grazie ai favori politici; che hanno costruito imperi attaccandosi alla mammella statale. Sono quelli che, quando la va di lusso, in cinquanta anni hanno dato alle stampe tanta immondizia intellettuale, piegata al loro volere, che l’anima si raccappriccia di suo.

Il “problema” non è meno grave sul lato carta stampata. Dal “Corriere”, a “Repubblica” a “Il Fatto Quotidiano”, a “Il giornale”… tutto ciò che corre su tali rotative (online et non) non è notizia, ma opinione interessata e/o schierata, suggerimento paronale, sussiego, wishful thinking o vanity publishing. Più in alto si sale più la “vanità” l’ego, richiedono spazio, avviliscono l’essere di chi produce le sciocchezze e soprattutto di chi se le deve sorbire.

Per carità, ho passato il tempo dell’illusione sulla “bontà delle linee editoriali”! Della naiveté giornalistica! Le “linee editoriali” in Italia sono da un lato un modo per ottenere finanziamenti editoriali (specie quelli indiretti), dall’altro – con riferimento ai co.co.co., ai giornalisti di seconda categoria, ma a dirla tutta anche alle “firme note” -, un modo di garantire la pagnotta in casa. Nulla più! L’ho sempre detto: il miglior giornalista per me è orfano di entrambi i genitori, asociale e diogenico nell’essenza. Un miraggio da noi, e dovunque, ad essere onesti!

E allora? Allora io mi accontenterei del minimo sindacale… Cioè mi va bene anche una redazione di giornale che mi mette sull’avviso: guarda, noi siamo politicamente schierati a destra (o a sinistra), guardiamo con occhio benevolo a quest’Esecutivo, ma stai tranquilla che le sue eventuali “malefatte” non le nasconderemo…. Umnh…. Sogni, altri sogni. Altra idealità… non cambierò mai!

Che a dirla tutta non è per questo motivo che ho poi deciso di non abbonarmi a quel pur ottimo quotidiano. Di fatto, oltre al viziaccio del giornalismo italico di prostrarsi davanti al politicante di turno, io non sopporto la superstizione, l’idea di piegare il nostro intelletto davanti a idoli e idoletti di varia natura, i quali non perché sono esposti in Vaticano mutano nell’essenza, sempre idoli restano!

Quando io leggo uno scrittore, un giornalista, un “filosofo” (sic!), che per argomentare la sua dottrina, spiegare il suo pensiero o la sua ontologia fondamentale si rifà ad argomenti da “ancient aliens”, io perdo tutta la fiducia. Personaggi così non possono avere nulla da raccontare al mio spirito, al mio intelletto. Anzi, il mio intelletto lo offendono… col caz… che mi abbono, se riesco ti scancello pure dal mio orizzonte privato!

Cosa manca dunque nel panorama giornalistico italiano? Cosa è sempre mancato? Semplice: un giornale autorevole che si fa credibile fonte di informazione libera.

Secondo me non l’avremo mai!

Rina Brundu