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Dal “fondo” di Luciano Fontana allo sprofondo… Di giornalismo, di politica nel ricordo della “democrazia putrefatta” di Luigi Pintor

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

corriere fondo

Scrivo queste note non perché abbia il tempo di farlo ma perché vinta dall’indignazione, e perché ritengo che sia mio dovere riportare nero su bianco questi miei pensieri. No, non mi indigna tanto il fatto che una regione come l’Emilia Romagna del 2020 non abbia trovato la forza di scrollarsi di dosso discutibili retaggi, mi indigna molto di più il deficit democratico che vive in questo momento la nostra Italia e soprattutto mi indigna la carnevalata a testate unificate messa su da ieri sera dalla nostra “Grande Stampa”.

Sono abituata sempre a puntare il dito dove va puntato, senza nascondermi mai, ma questa volta non basterebbero dieci mani e dieci piedi per puntare tutti i bersagli che occorrerebbe criticare, scudisciare dialetticamente, con forza, a dovere! Non avendo appunto il tempo ne scelgo uno tra i tanti. Scelgo il “fondo” del direttore del Corriere della Sera. Di Luciano Fontana e della sua determinata battaglia pro-sinistra ne ho parlato al tempo del renzismo e credo di avere scritto tutto ciò che c’è da scrivere.

Tuttavia, guardando la prima pagina del Corriere di oggi (di più lo stomaco non riesce a reggere) non posso che restare basita e interrogarmi. Non posso che interrogarmi ontologicamente perché a questo ci portano codesti personaggi. Di fatto quando il direttore del “Corriere della Sera”, cioè del primo giornale italiano, di un quotidiano che ha responsabilità etiche, deontologiche, educative, titola il suo pezzullo “Ecco perché l’Emilia porta sfortuna a Salvini” a me appare chiaro che c’è qualcosa di fortemente incancrenito nel nostro Sistema-Paese.

E dunque, lo ripeto, mi domando: come fa il direttore di un quotidiano così importante a non interrogarsi sul “problema Emilia Romagna”? Come fa a non interrogarsi su ciò che sta accadendo in una zona d’Italia governata ininterrottamente, per 50 anni, dalla stessa parte politica? Ma non sa questo direttore che il sale della democrazia e l’alternanza al potere, soprattutto in vista della necessità di prevenire magagne amministrative (e non solo) come il caso Bibbiano e molti altri? Come fa il direttore di un giornale così importante a non sapere che il partito che difende a spada tratta non governa più in nessuna parte d’Italia, non vince elezioni da tempo, ma che in questa particolare occasione è solo riuscito a salvarsi il culo, mantenendo le posizioni sul suo fortino storico, dopo avere fagocitato l’alleato governativo? Come fa questo direttore a parlare di “sfortuna” nel 2020? Ma siamo al bar o una minima qualità estetica nelle nostre cogitazioni riusciamo ancora a mantenerla?

E potrei andare avanti all’infinito su questa linea, potrei passare dai “Corrieri” ai “Fatti Quotidiani”, alle “Repubbliche”, alle “Stampe” and so and so forth, ma più passa il tempo più i servetti mediatici degli editori italiani mi appaiono alla stregua di una mandria di orbi che stuzzicano la pagliuzza nell’occhio di un Salvini che ha ottenuto un milione di voti nel paradiso dei kompagni, e contestualmente non si accorgono dell’elefante che sta arrivando in corsa e li calpesterà.

Il deficit democratico che oggi vive la nostra nazione nel silenzio tombale di codeste “teste pensanti”, si fa per dire, è appunto il secondo elemento che oggi mi indigna fin nel profondo dell’anima.

NOT IN MY NAME! Solo il giorno in cui saprò con certezza che il nostro popolo avrà riconquistato la sua sovranità, che al nostro popolo è stato riconcesso il privilegio di scegliersi i suoi rappresentanti dopo il tradimento del voto del 4 marzo 2018, solo allora riuscirò a farmi una ragione della monnezza politica prodotta nell’agosto e nel settembre 2019.

Diceva Luigi Pintor: “Totalitarismo e democrazia sono due parole senza qualità. Avrebbero bisogno di molti aggettivi per l’appunto qualificativi. Un dispotismo può essere illuminato e una democrazia putrefatta e non è semplice districarsi tra queste antinomie”. Dal “fondo” di Fontana alla sprofondo in tutta la nequizia mediatica che ci circonda in queste ore, anche volendo sarebbe molto difficile trovare una democrazia più “putrefatta” di così!

Rina Brundu