PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Giornalismo – Sul perché – dopo la restaurazione grillina dell’ancien regime – ho smesso completamente di leggere IL FATTO QUOTIDIANO

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Rina Brundu

In realtà non ho solo smesso, la verità è che non apro neppure più la sua pagina internet. Non ci riesco, lo schifo che provo è troppo grande. Proprio come quando si accende la tv e sul tg1 troviamo i volti satolli della peggior classe politica riportata in auge dal colpo di coda del guru grillino.

Perché non ci riesco? Cosa c’entra “Il Fatto” con quanto è avvenuto in Italia il mese scorso? In realtà questo giornale “c’entra” molto perché – proprio come avviene con ogni testata che fa vivere il pseudo-giornalismo italiano – in un certo senso è stato l’arma contundente usata per fare fessi milioni di connazionali. Che a ben pensarci una delle ragioni per cui non mi sento più di scrivere su Rosebud è che prima dovrei ripulirlo delle centinaia di articoli che lo insozzano: articoli inneggianti al grillismo, articoli inneggianti alla redazione del Fatto, a Marco Travaglio, a una idea di giornalismo diverso… scritti che purtroppo dimostrano quanto la mia “accortezza” mediatica sia stata minima.

Provo schifo, appunto! Lo stesso schifo che in questi giorni provano milioni di italiani che se avessero la possibilità di andare a votare toglierebbero le poltrone da sotto il deretano dei tanti in un batter d’occhio. Ma lo “schifo” che non mi permette neppure più di andare sulla pagina del Fatto è di altra natura: più sentito, più sofferto. Accade così perché quando a prenderci per il culo sono i politicanti in qualche modo ce ne facciamo una ragione, ci siamo abituati, quando ad essere calpestata è l’onestà intellettuale la questione si fa più seria.

Si legge in questi giorni che la società del Fatto ha chiuso il bilancio semestrale in un rosso disastroso. Non si dovrebbe mai gioire delle disgrazie altrui e infatti l’ultimo sentimento che si prova è la gioia. Tuttavia, le domande mute restano, specialmente se qualcuno dovesse sorprendersi dello status-quo. Di cosa c’è da sorprendersi, infatti? E cosa vorrebbe raccontare “il Fatto” da ora in poi? La rivoluzione di Zingaretti? Le citazioni di Gentiloni? Le battaglie alla Play Station di Orfini? O, ancora meglio, la tempra filosofica di Di Maio? Ma vadano…

Prima nella nostra nazione nascerà un giornale serio, e magari un nuovo movimento politico capace di soddisfare le necessità delle persone serie, prima sarà possibile azzardare l’indispensabile passo avanti per iniziare ad uscire dal tunnel…