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Filosofia dell’anima – Sul sesto compleanno del principino George e sul caso Bibbiano ignorato dai media.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Oggi i tabloid britannici sono in festa e la bava cola da tutte le parti: il principino George, futuro erede al trono e primo figlio di Will e Kate, ha compiuto sei anni! Gli auguri, le foto, le notizie si sprecano, inclusa quella che vorrebbe la sua augusta bisnonna, la regina Elisabetta II, cioè il più grande “asset” che la monarchia britannica abbia mai avuto, nel ruolo di fatina birichina che gli avrebbe portato di nascosto i regali in camera già ieri notte.

Anche se si tratta di bimbo molto fortunato è difficile non fare gli auguri a George, non apprezzarne il bel sorriso, la felicità dell’anima. Il “problema” di George, o meglio il “problema” che noi possiamo individuare quando guardiamo a un bambino come lui, ai suoi fratellini e amichetti è che purtroppo costoro sono delle “eccezioni”. Sono delle eccezioni perché finanche nella nostra ricca Europa i bambini infelici sono troppi, davvero troppi, mentre nessun bambino dovrebbe trascorrere la sua infanzia senza sorridere, senza conoscere la spensieratezza, senza conoscere l’amore di una famiglia.

Anche per questi motivi è stato molto difficile gestire le notizie che nelle ultime settimane sono giunte dall’Emilia Romagna, cioè da una regione europea non solo ricca ma che si è fatta da decenni modello didattico su scala globale. Le metodologie educative utilizzate negli asili di questa fortunata zona d’Italia hanno fatto scuola in America e dovunque si volesse fare dell’educazione prescolare una formula educativa valida, indovinata e vincente.

Il Caso-Bibbiano, cioè quel caso di cronaca che avrebbe visto almeno 70 episodi accertati di maltrattamenti e abusi sui bambini, nonché di pratiche amministrative discutibili nella gestione delle attività che riguardano il loro mondo, diventa insomma molto arduo da giustificare, se mai si volesse farlo. Come è stato possibile che nella ricca e didattica Emilia Romagna si siano compiuti questi scempi? Perché chi di dovere non ha vigilato? Perché quest’ennesimo deplorevole scandalo della Repubblica non riceve la stessa attenzione che pochi anni fa ricevette su dati giornali il caso dell’albero di Natale Spelacchio? Che l’well-being dei bimbi italiani per dati giornalisti abituati ad andare a braccetto con il potere non valga l’epopea romana di un albero d’alto fusto?

Fortunatamente si apprende oggi che il bravo Ministro della Giustizia Bonafede creerà una Commissione, il cui lavoro affiancherà quello dei magistrati, con il compito di investigare nel dettaglio queste vicende esecrabili. Resta il fatto che come nazione ci dobbiamo vergognare. È vergognoso che un Paese come il nostro non sia capace di scendere in strada compatto a difesa dei suoi figli più indifesi. A difesa dei tanti piccoli “George” che dalla loro non possono vantare una famiglia reale ad eternarne ogni piccola smorfia, ma che hanno comunque ogni diritto, lo stesso diritto di George e dei suoi amichetti ad essere felici, amati, a vivere l’infanzia senza dolori e ombre di sorta.

Rina Brundu

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