Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – In morte dell’avvocato Simone Burns

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

simone.jpg

Chi era Simone Burns? Simone Burns, nata Simone O’Broin, era un avvocato di Belfast. Ma non un avvocato qualsiasi. Era un avvocato che si occupava di attivismo, di rappresentare i diritti degli ultimi, particolarmente degli esuli dal Medio Oriente.

Poi un giorno dello scorso aprile capitò che Simone facesse notizia per motivi molto diversi dalle onorevoli battaglie che era abituata a combattere dal lontano 1992. Simone era stata condannata a sei mesi di prigione per avere pesantemente insultato i membri dell’equipaggio di un volo Air India che da Mumbai la stava portando all’aeroporto londinese di Heathrow. A scatenare l’ira di Simone era stato il fatto che gli attendenti si erano rifiutati di venderle la quarta bottiglia di vino dopo che lei si era già scolata le prime tre ed era ormai completamente ubriaca.

In certi paesi le condanne sono cosa seria anche quando si è noti avvocati e così Simone è dovuta passare dal ruolo di difensore a quello di imputato e poi di detenuto. Lo scorso primo giugno, pochi giorni dopo la sua liberazione, il corpo senza vita della cinquantenne avvocatessa è stato infine trovato ai piedi di un’altra rupe del Sussex orientale. Suicidio dicono le autorità: Simone non è stata in grado di sopravvivere alla vergogna della prigione.

Straordinaria storia di vita quella di questa donna! E a mio avviso ancora piena di misteri. A leggere i giornali i problemi di Simone sarebbero iniziati quando avrebbe scritto un documento in cui accusava Israele del genocidio dei palestinesi che lei definì come “un gruppo che lotta per l’autodeterminazione contro un regime razzista e coloniale”.

Quando si incappa in questo genere di argomenti separare il vero dal falso è sempre faccenda piuttosto complessa e non sorprenderebbe se si scoprisse che la donna aveva veramente ricevuto minacce, se non altro ciò giustificherebbe il suo essersi data al bere. Ma in tutta onestà non sono queste dinamiche “minime” ad avermi colpito nella sua esperienza di vita, quanto piuttosto la macro-picture, il senso simmetrico che pare riflettere nella stessa quando Simone si trasforma da difensore dei diritti degli abusati nel reietto che abusa.

C’è un che di didattico anche in ciò: che il senso della vita di Simone fosse insegnarci una volta di più di come il confine tra bene e male, tra etico e vile, tra buono e cattivo sia molto, molto labile? Sia distinzione prettamente umana? D’altro canto non è da escludere che Simone possa anche essere stata un animo divorato internamente dal male, fatto a bella posta per consumarsi entropicamente fino al momento topico rappresentato dalla dissolvenza. Nessuna meraviglia neppure qui: accade agli spiriti più splendenti tra i quali non è comunque difficile collocare pure il suo.

Rina Brundu

Advertisements