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Diario dai giorni del golpe bianco – Fronk e la lotta con gli operai della Thyssen

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Il mitico Fronk, a destra (naturalmente!)

 

7 Agosto 2014

C’é questa commedia brillante americana del 1991 che è un remake dell’omonimo film del 1950 diretto da Vincente Minnelli, ed è titolata Il padre della sposa. È una produzione ottimamente interpretata da Steve Martin, nella quale, tra le tante macchiette, si nota il personaggio dell’wedding planner Franck Eggelhoffer, noto Fronk, reso indimenticabile dall’attore Martin Short. Fronk è un personaggio tutto da bere, à la page, simpaticissimo, parla chicchoso come nessuno, non sta mai fermo, sa e fa tutto lui, non conosce ostacoli e i problemi li risolve ancora prima che il cliente li abbia palesati, basta che a mettere le mani al portafoglio sia sempre il prossimo suo.

Non nego che il Matteo Renzi di questi giorni mi ricorda moltissimo Fronk. Dal viaggio in motoscafo trendy fino a Genova per salutare l’arrivo della Concordia ammaccata, alle calorose e ripetute strette di mano salva-patti con Berlusconi, all’andare e venire per ribadire che le riforme costituzionali si faranno, pare quasi che non gli resti il tempo di respirare. A ben guardare però tutto quell’andare e venire colpisce ridondante, persino fastidioso, nel contesto e nel sottofondo socio-politico di riferimento che, purtroppo per lui e purtroppo per noi, è quello della recessione, dei tagli ai posti di lavoro. Per tutti basti ricordare l’annuncio di metà luglio da parte del gruppo ThyssenKrupp, il cui nuovo piano industriale prevedrebbe una riduzione del personale di “550 persone in due anni” con la conseguente chiusura dello stabilimento di Terni (Acciai Speciali Terni, AST), e di fatto implicherebbe la progressiva scomparsa della nostra industria di sostanza.

Non sorprende perciò che gli ultimi giorni e le ultime ore siano state incandescenti nella cittadina umbra: qualche operaio ha iniziato lo sciopero della fame e ha già dichiarato che si rifiuta di incontrare Renzi; si protesta col picchettaggio, il volantinaggio, e con ogni forma possibile di dissenso civile. Grande visibilità alle loro vicende viene data da numerosi giornali online. Di contro, non si può fare a meno di notare come nei quotidiani renzisti (il 99% delle nostre testate), gli operai di Terni siano diventati entità quasi invisibili, laddove si preferisce mettere in evidenza il gossip di stagione, come sempre, più di sempre.

Tra gli altri occhielli che potremmo far rientrare in questa categoria, spiccava ieri, tra le pagine del Corriere.it, la ragionata lavata di capo titolata Come disperdere un patrimonio, fatta dal pur bravo Aldo Cazzullo al M5S. Cazzullo, anche lui afflitto dalla Sindrome di Fronk – o almeno così sembrerebbe – non si è fatto mancare nulla: dalla condivisibile accusa al MoVimento di stare a disperdere il malloppo di voti raccolti a causa delle troppe sceneggiate inconcludenti, è arrivato fino alla meno condivisibile pugnalata alla schiena tesa a ricordare a Grillo e ai suoi sostenitori anche i loro peccati ortografici in sede istituzionale.

Da che pulpito viene la predica? Se è vero che i refusi scritturali sono una maledizione della nostra comunicazione moderna, sempre più afflitta dalla Sindrome della scrittura mordi e fuggi, è pure vero che i refusi che si notano tra gli articoli pubblicati da date redazioni professionali online sono meno accettabili di altri. In ultimo, bisognerebbe ricordare a Cazzullo e ai suoi colleghi che nelle ridicole trappole ortografiche procurate da obsoleti costrutti come qual è o qual’é ci sono caduti un po’ tutti. Così frequente è questo errore, che forse è pure giunto il tempo di adeguare la regola ortografico-grammaticale all’usage, i monaci amanuensi non ci avrebbero pensato due volte a farlo!

Con ciò voglio dire che io non ricordo prediche cazzulliche nei confronti di Saviano quando lo scrittore twittò il suo “qual’ é” con l’apostrofo, ma soprattutto per sottolineare che non ho potuto fare a meno di notare l’appannata critica al renzismo imperante all’interno dello stesso pezzo teso a demolire il grillismo: che Cazzullo lo giustifichi in qualche modo? O forse ritiene che il non-fatto dell’opposizione sia da cazziarsi più del non-risolto governativo, specialmente nel dato contesto storico-sociale drammatico? Il dubbio mi assilla.

Così, mentre il Renzi-Fronk lotta per il popolo e con il popolo per l’epica riforma del Senato, e l’Aldo Cazzullo-Fronk lotta fieramente e indefessamente per la riforma dell’Accademia della Crusca, gli operai invisibili di Terni continuano a lottare in perfetta solitudine per guadagnarsi il loro pezzo di pane.

Diario dai giorni del golpe bianco è una cronaca atipica dell’attualità nazionale negli anni del governo Renzi. È un racconto goliardico che è storia, fatto, testimonianza, commento, opinione, leggenda internettiana, diario politico e irriverente… ed è una ridda di personaggi (giornalisti, politici, conduttori, commentatori, opinionisti, blogger) che animano una commedia umana quasi goldoniana nel suo essere prima di tutto appassionata baruffa chiozzotta. Una commedia che sembra non avere mai avuto inizio e che non dovrà finire mai tra le contrade soleggiate e scaltre di un bellissimo paese, patria di Dante, di Michelangelo e di Machiavelli, casa dell’anima di molti Pinocchio e di tanti don Camillo e Peppone: l’Italia.


Diario dai giorni del golpe bianco 

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.


Rina Brundu is an Italian writer and publisher who lives in Ireland. Author of several books and hundreds of articles and literary reviews, she has a keen interest in literary criticism, philosophy, e-writing and journalism.

Website www.rinabrundu.com.