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Filosofia dell’anima – La cenerentola Amber Peat

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Amber Peat

Negli ultimi anni il loro numero è raddoppiato, sono diventati un vero e proprio esercito. Sono i ragazzini inglesi che si tolgono la vita, vuoi per questioni di bullismo online, vuoi per i maltrattamenti subiti. Alcuni scelgono di impiccarsi, altri di buttarsi giù da ponti o balconi, altri semplicemente di fuggire via prima di trovare la morte nei modi più diversi, a volte per mano di altri naufragi-esistenziali loro simili.

Il caso Amber Peat, la ragazzina di Mansfield, in Inghilterra, che si impiccò nel giugno 2015 dopo essere fuggita di casa, viene discusso in questo periodo nelle aule dei tribunali, mentre i dettagli che stanno emergendo dalla sua storia di vita sono agghiaccianti. A sentire una delle insegnanti, in una occasione Amber sarebbe stata fatta alzare dal patrigno all’una e mezza di notte per pulire il pavimento. L’uomo avrebbe inteso punirla in quel modo per non avere fatto i lavori domestici. Un’altra volta, prima di andare a scuola il patrigno l’avrebbe costretta a lasciare lo zaino a casa e a mettere libri in una borsa di plastica. “Voleva umiliarmi, deridermi davanti ai compagni” avrebbe confessato Amber ai maestri.

Il fatto più sconcertante è stato rivelato alcuni giorni fa. Narrava di una letterina che la bambina avrebbe scritto per la madre. “Mamma, vorrei essere di nuovo la tua bambina” aveva scritto Amber, lamentando così tutta la sua solitudine, il suo bisogno di amore, di rassicurazione, il suo non ritrovarsi nella sua nuova famiglia. Il peggio però doveva ancora arrivare e avvenne quando la madre dopo avere letto il suo grido d’aiuto le rise in faccia. Fu allora che Amber si sarebbe determinata a fuggire e a impiccarsi.

Ci sono tanti aspetti sui quali la storia di vita della moderna cenerentola Amber ci invita a riflettere, tantissimi. Il primo, quello che forse procura immediato fastidio all’occhio che osserva, è la maniera con cui il processo che la riguarda, e grazie a quello le vicende private di questa sfortunatissima bimba, venga strumentalizzato da quegli stessi media che raccontando un mondo favoloso a queste ragazzine, a questi ragazzini, un mondo sciocco, stupido, privo di qualsiasi intrinseco valore, di fatto sono all’origine del profondo disagio che stanno vivendo i millennials durante la loro adolescenza.

Viene difficile, inoltre, non pensare che se Amber non si trovava a suo agio con il suo patrigno, se reclamava la madre di una volta, forse potrebbe essere stata abusata anche in altri modi. Viene difficile non pensare che se questa fosse la verità, la madre potrebbe esserne stata al corrente. Viene difficile non pensare molte altre cose, ma vero è che non stupirebbe neppure se si scoprisse che madre e patrigno semplicemente non l’avevano capita, stavano impartendo l’educazione che ritenevano migliore per Amber, venivano da ambienti altrettanto degradati culturalmente e moralmente di quello che avevano costruito loro stessi.

In tutto questo a creare maggior dolore, maggior disagio all’anima, è senz’altro l’eco di quel soffio di vento, il pigolio del pulcino Amber che chiamava “Mamma, vorrei essere di nuovo la tua bambina”, sepolto dalla risata spettrale della genitrice. Cioè viene difficile immaginare un crimine più grande di questo, se non fosse che la vita di Amber sembrerebbe insegnarci che tali atteggiamenti criminali non sono l’eccezione, sono la prassi che reclamerà molte altre vite delle cenerentole dei tempi, proprio come in passato ne reclamò altrettante.

Impareremo mai?, è forse la vera domanda da porsi, la risposta, invece, proprio come cantava Dylan”, is blowing in the wind.

Rina Brundu