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Hitler contro Picasso e gli altri: il problema didascalico e sceneggiaturale. Peccato!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Si può riconoscere il Male? Magari nei volti di questi personaggi? Quando un programma televisivo, di qualsiasi tipo, specie se si tratta di un documentario, si fa simili domande e si dà simili risposte, allora abbiamo già abbastanza elementi per capire che esiste in quel lavoro un problema di fondo, magari un problema scritturale, sceneggiaturale, sicuramente ontologico, un problema di un qualcosa o di un qualcuno non all’altezza dell’argomento che sta gestendo.

Questo è il primo problema che si è evidenziato nel docu-film “Hitler contro Picasso e gli altri” (2018) diretto da Claudio Poli, una produzione di fatto quasi insignificante per IMDB dove ha meno di 90 voti. Il secondo problema è dato dalla cornice didascalica assolutamente non necessaria, laddove abbiamo dovuto sopportare una seconda voce narrante che, con tono pseudo-shakesperiano, ha teatralizzato in modo inappropriato un argomento molto serio. Poi ho visto che il programma sembrerebbe essere italiano nella produzione e dunque il vizietto teatralizzante immagino venga col marchio di fabbrica, non avendo noi una valida tradizione rispetto alla creazione di validi documentari che siano anche evento artistico.

In altre situazioni gli interventi degli esperti intervistati, come è avvenuto con il francese Dreyfus, hanno permesso di ovviare agli short-comings conoscitivi di un narratore evidentemente impreparato in Storia. Questo è certamente avvenuto quando Dreyfus ha puntualizzato che, ben più di Hitler, il responsabile del traffico di opere d’arte (pensiamo solamente alle sceneggiate che fece a Parigi dopo la caduta della Francia, e al modo in cui depredò il Louvre), era stato Hermann Goering. Di fatto il titolo stesso del documentario avrebbe dovuto essere Goering contro Picasso e gli altri, ma comprendiamo che il nome di Hitler fa più trendy (sic!).

Per il resto, ovvero se sorvoliamo sul tocco epidermico rispetto all’argomento rapporto Hitler-Goering, nonché sul tocco epidermico con cui viene tracciato il ritratto di Goering, il programma resta comunque valido (concordo con il 7 di IMDB), migliora nel suo corso, e focalizza con dettaglio su un altro dei tanti crimini nazionalsocialisti attualizzati per realizzare il sogno imperiale ariano in maniera-altra rispetto all’impiego della forza militare.

Peccato, infine, perché non si è riusciti ad ascoltare una versione inglese del documentario, con le interviste originali, anche in francese, senza traduzione, e peccato per tutta quella pubblicità….

Ma eravamo su Canale 5 del resto, a caval donato…

Rina Brundu

PS Non si comprende però perché questo documentario sia stato inserito in seconda fascia, molto tardi in serata, e le sconcezze mediatiche siano state messe in prima… ma forse lo capiamo ed è in fondo questo che spaventa davvero!

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