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Rai, il disastro nel disastro (36) – Sul vergognoso caso del compleanno di Piero Angela e sulla scienza trasformata in macchietta d’avanspettacolo. Perché la riforma del servizio pubblico televisivo promessa dal Salvimaio non è mai venuta?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Il grande Ludwig Boltzmann che a differenza degli Angela, lungi dal capitalizzare pagò con la vita il suo impegno, la sua reale carica scientifica. Un esempio mirabile e brillante!

Bisogna concederlo: non importa quale sia il governo di turno, non importa se gli italiani guardano a destra, a sinistra, al centro, in alto, in basso, il nostro servizio pubblico televisivo continua a proporsi e a imporsi come un raro momento di vergogna nazionale. Quanto è accaduto ieri sul Tg1 e sul Tg2 (probabilmente anche su altri TG sovvenzionati dal contribuente), è sicuramente uno di quei momenti, laddove l’incauto spettatore ha dovuto sorbirsi a più riprese l’annuncio dell’incombente novantesimo compleanno dell’impiegato di lunga data Piero Angela. Perché?

Perché? Questa è una domanda che mi pongo da 24 ore ormai e ancora non ho trovato risposta. Non ho nulla contro l’uomo Piero Angela (tantomeno contro il di lui figlio che pure nidifica in Rai), sono certa che sia un uomo probo, un padre meraviglioso, un nonno ottimo. Ma francamente a me di questi suoi tratti privati non interessa una mazza, dato che ho la fortuna di conoscere tanti altri spiriti, forse meno noti di Angela, ma sicuramente più brillanti e capaci.

Non ho tuttavia tema nel dire che la ragione per cui si è costretti ad affrontare il discorso Angela e compleanno-Angela in Rai, è dovuta al fatto che nella sua veste di impiegato di lunga data del nostro servizio pubblico (quindi di un qualcuno a cui da lunga data gli italiani pagano i lauti stipendi), colui è uno dei maggiori responsabili dello status-quo terribile che vive il Sistema Rai, soprattutto in relazione all’argomento scienza. La presenza della scienza italiana, infatti, della grande scienza italiana, della Fisica in particolare, è di fatto stata azzerata in Rai, da almeno 30 anni, laddove il suo posto è stato preso dai programmini in stile analogico, in stile storiella di Cappuccetto Rosso raccontata dal nonnino al bimbo un po’ deficiente, in stile self-promotion, della cui produzione gli Angela sono maestri. Si tratta però, per tutti gli altri che non si chiamano Angela, di uno status-quo tristo e meschino che appunto ci fa vergognare come persone e come nazione.

Tuttavia, a questo punto della storia, non sarebbe azzardato dire che la colpa non può essere più addebitabile alla ditta-Angela, o ai manager Rai che li sponsorizzano, ma la colpa sta cominciando ad essere del Salvimaio e le domande da fare a Di Maio e Salvini non sono poche. Alcune assomigliano senz’altro a queste: Come mai la tanto auspicata e promessa riforma del Servizio Pubblico televisivo non è mai avvenuta? Perché non è stata portata ancora avanti un’analisi del modo di presentare la notizia nei Tg Rai? Perché non sono state fatte analisi moderne sui contenuti dei telegiornali? Perché non si comincia a fare qualcosa per la scienza? Per la Fisica? Per la Robotica? Perché non si lavora con le università? Perché non si creano nuovi programmi, con giovani brillanti scienziati, capaci, che aiutino i ragazzi a perseguire la via scientifica? Perché non si trasmettono documentari validi in lingua inglese? Perché non vengono finanziati simili documentari? Ma, soprattutto, perché non si è ancora detto un “basta!” convinto a questi schemi obsoleti, curiosamente rimembranti pratiche che descriverebbe al meglio solo Mario Puzo, emblema plastico di tutto il peggio televisivo che abbiamo prodotto in 50 anni?

Ecco, se Di Maio e Salvini cominciassero ad aggiungere alla loro lista di cose da fare, il grosso “problema Rai” che indubbiamente esiste, forse il giorno in cui potranno aggiungere la dicitura FATTO a questo particolare problema-risolto, potremo finalmente svegliarci come una nazione di nuovo fiera del suo patrimonio intellettuale, culturale e scientifico. E questo sì che sarebbe un risultato in grado di fare una differenza, anche e soprattutto sul nostro futuro prossimo!

Rina Brundu

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