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Filosofia dell’anima – Della Terra dei Giusti. Ancora sul confine mirabile dove si annulla ogni differenza tra religione e filosofia. E su uno straordinario “feeling” onirico.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Le Missioni amate dallo spirito giusto don Vinante

“Resta il nodo dell’implicita disfida filosofia vs religione. Partendo dal presupposto che la filosofia non ha mai ucciso la religione, mentre da Ipazia a Giordano Bruno è certamente vero il contrario, la filosofia è, per uno spirito come il mio, anche l’unico percorso di luce possibile nel tunnel buio che generalmente costruiscono gli insegnamenti religiosi. Attualmente, questo è un assioma non negoziabile per me, un assioma irrinunciabile malgrado tutto l’amore e il rispetto che ho per il sacerdote don Vinante, cioè per un personaggio che considero uno dei più straordinari e integerrimi rappresentanti della chiesa di Roma. Ma se la filosofia è la vera luce e pure lo spirito splendido del cattolicissimo don Pietro lo era, allora come posso conciliare tali verità apparentemente opposte? Dove colloco il sacerdote Vinante? Dove può conservarsi l’eredità spirituale di quel mio amato parroco nella sua forma più completa e perfetta? Questo breve studio sulla sua vita e sulle sue opere mi ha aiutato a comprendere che esiste una mirabile terra di confine, una terra dei tanti in opposizione alle terre di nessuno, dove si annulla anche qualsiasi distinzione tra filosofia e religione. È quel Paese che io chiamo la Terra dei Giusti, una dimensione preferita da coloro che non importa quale sia il ruolo giocato durante l‘esistenza incarnata, non importa quale sia l’abito indossato, non importa quale sia il credo praticato, non importa il background sociale, culturale, geografico di provenienza, non importa nulla, rispondono solamente a un preciso diktat dell’anima che guarda in una sola direzione. Che guarda verso una sorgente-delle-cose che alcuni chiamano Dio, altri Allah, altri vedono alla stregua di un matematico geniale, ma che indubbiamente sembra preferire una data linea etica comportamentale, o almeno così ci piace credere[1]”.

Questa appena riportata è la maniera un po’ scaltra con cui, poi, verso la fine di “Argento vivo”, ho tentato di conciliare le mie tesi allo scopo di mettere a tacere la mia coscienza. Naturalmente si tratta di un palliativo perché la mia “crisi” non è mai stata risolta e non sarà risolta nel breve. Purtroppo la mia “crisi” non è di quelle che sovente vivevano dati eroi-cristiani, laddove dove un percorso al-buio, raccontano gli esegeti di grido – all’improvviso codesti prodi trovavano la “Fede” et voilà ecco risolti tutti i dubbi amletici sul senso dell’essere, direbbe Heidegger. La mia “crisi” è di natura opposta, ed è quasi irrisolvibile. Certamente non la posso risolvere con gli “statements” retorici di cui sopra. Non dopo cinque anni in cui ho lottato ferocemente contro ogni forma di superstizione, non dopo quest’anno mirabile in cui, specialmente in Quantum Leap sono riuscita a iniziare il percorso su cui mi piacerebbe proseguire poi.

La mia “crisi” è data dal fatto che io non voglio che l’argomento-religione mi sfiori in nessun modo: detto terra-terra io voglio tenerlo lontano da me proprio come un credente vorrebbe tenere a bada Satana. Ma non perché avrei timore di “cadere in tentazione”, piuttosto perché non vorrei che mi sfiorasse, mai! La verità recita quindi che io avrei voluto che quel sacerdote che a momenti aveva lo sguardo ispirato “dell’antico profeta”, fosse stato semplicemente un antico-filosofo. Invece don Pietro Vinante era un antico-filosofo di scuola diogenica, sì, senz’altro, ma era pure tutto il resto. Don Vinante è stato una sorta di primo soldato dell’esercito della Chiesa! Questo io non posso negarlo, non voglio neppure negarlo. Così come non posso negare l’ammirazione incondizionata che nutro per questo spirito, un’ammirazione che il lavoro fatto di recente ha, se è possibile, moltiplicato all’ennesima potenza!

Mai in vita mia ho ammirato qualcuno come ho ammirato in queste settimane don Pietro Vinante, e mai, in vita mia, ho imparato così tanto su di me, e su molte altre faccende, come mentre scrivevo Argento vivo. Questo studio di fatto non mi ha cambiato, piuttosto mi ha arricchito in maniera importante. In maniera che forse adesso non mi riesce di comprendere completamente, ma che comprenderò in pieno nel giusto tempo.

In queste settimane ha poi continuato a sorprendermi lo straordinario “feeling” onirico che io sembro avere con questo personaggio. Francamente non so se i numerosi sogni che ho sempre fatto su di lui – a partire da quello del gigantesco sole che tramontava in occasione della sua morte – siano una creazione della mia mente presa dall’argomento studiato, o se il suo spirito, connesso da chissà quale dimensione, influenzi la mia attività onirica, ma in tutta onestà questo è irrilevante. Ciò che mi sorprende è quanto “apropos” sembrino essere queste “manifestazioni”, quanto senso abbiano, quanta carica significazionale si portano dietro.

Da questo punto di vista basti dire che in una occasione la “crisi” di cui sopra mi ha portato a puntare i piedi di brutto: non volevo proseguire con quell’impresa scritturale, non volevo essere un altro spirito-che-scrive che si occupa di oratori, di santitommasidaquino, di pseudo-filosofia di tipo teologico, robacce, insomma. Non ho fatto in tempo a terminare questi pensieri che quella stessa notte ho fatto due sogni, su cui magari relazionerò in un altro momento. Si è trattato di due momenti onirici pazzeschi, significanti, come ho avuto modo di comprendere poi, ma il “gist” era che dovevo andare avanti. Bisognava che andassi avanti. Il mattino successivo mi sono svegliata con mente eccezionalmente fresca come se le mie paturnie non ci fossero mai state….

Le paturnie sono tornate poi, e come ho già scritto resteranno sempre, perché alla fine il dilemma se pur non risolvibile è di fatto chiaro nella sua origine e natura. Molto semplicemente, la mia anima non riesce a tollerare che uno spirito così brillante, uno spirito che ammiro incondizionamente, uno raro dunque, uno su 8 miliardi, possa avere scelto come cammino privilegiato dell’esistenza un percorso che io considero intellettualmente-malsano, tutto qui! A dimostrazione che ho ancora molto da imparare. A dimostrazione che debbo ancora imparare ad accettare nell’anima la diversità nelle Essenze che è cosa diversa dal dirci spiriti liberali sempre e comunque. Pensa tu!

Rina Brundu

[1] Argento vivo. La leggenda di don Pietro Vinante, cfr. 12.1

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