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Della scrittura (4) – Omaggio a Angela Ferrara

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

ferraraNon conoscevo Angela Ferrara, la giovane scrittrice di 30 anni che è stata uccisa dal marito, una guardia giurata, in quel di Cersosimo, un paese di qualche centinaio di abitanti in provincia di Potenza. Non la conoscevo, ma mi sento di scriverne, anche perché in una nazione come la nostra, si è capaci di chiedere ai Senatori della Repubblica di alzarsi in piedi per cinque minuti allo scopo di recitare ridicolissime preci all’indirizzo di un manager di una multinazionale con sede fiscale all’estero, ma dei poveri cristi locali, finiti ammazzati in contesti degradati e provinciali, non frega una mazza a nessuno.

Non conoscevo Angela Ferrara, ma se si dedicava alla scrittura significa che la sua anima era un’anima dotata di una particolare sensibilità, quindi anche capace di osservare il mondo che la circondava con il dovuto spirito critico, quindi capace di avvertire dentro tutto l’orrore che può procurare l’ignoranza. Di fatto l’ignoranza non riguarda la non-conoscenza dell’abc, o delle tabelline, ma la vera ignoranza riguarda altre mancanze. Le “mancanze” che per esempio portano a lasciare che sentimenti stupidi come la gelosia ci impediscano di pensare, e ci portino finanche a desiderare la morte del nostro prossimo, magari di qualcuno che ci eravamo illusi di amare profondamente. Sentimenti stupidi, appunto: non c’è nulla che ci appartenga davvero che si può perdere, e non c’è nulla che non è veramente nostro che possiamo trattenere, neppure quando ci risolviamo a usare catene d’acciaio, o coltelli insanguinati, per ottenere il risultato!

In tutta onestà non riesco a immaginare il dolore che deve aver provato Angela durante ogni istante trascorso con il suo assassino, ma posso immaginare il suo tentativo di gestire la realtà in altra maniera, rifugiandosi anche nella scrittura per trovare sollievo. Perché in fondo soprattutto questo è in grado di fare la scrittura per chi sa usarla al meglio per conoscersi dentro: apre nuove strade, insegna, consola, aiuta, consegna saggezza! Purtroppo, nella nostra Italia, dove anche quest’arte nobilissima è diventata sinonimo di tomo patinato, di marchetta televisiva, è diventata status-symbol, medaglia sul petto di personaggi moralmente volgari che stanno alla scrittura come una cacca di mosca sta a una strepitosa abbuffata di panna eburnea, si tende a dimenticare questi scrittori… di secondo ordine, magari solo perché non sono stati pubblicati dagli editori-impuri che in queste decadi hanno mortificato senza vergogna la nostra capacità intellettuale.

Anche per questo mi piace ricordare Angela su Rosebud, anche per questo tra queste pagine ci sarà sempre posto per lei, nella speranza che adesso avrà finalmente trovato la pace e la felicità dell’anima così attivamente ricercate, disperatamente anelate!

Rina Brundu

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