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La vergogna di Sassari – Sul funerale fascista al professor Todini assistente non brillante

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

sassariRaramente mi è capitato di vergognarmi per qualcosa che riguarda la mia isola natale come con la faccenda del funerale fascista riservato al professore di Storia del diritto dell’Università di Sassari Giampiero Todini. Così tanta è stata la vergogna provata che ho voluto saperne di più e, indaga qui, indaga lì, alcune notizie le ho avute pure, anche se riguardano di più il giovane assistente universitario Todini piuttosto che il giurista che è venuto dopo. Sembrerebbe insomma che diverse persone che lo hanno conosciuto nella veste di “assistente”, appunto, non siano state particolarmente impressionate dalla sua “brillantezza”, per altri che lo hanno conosciuto in quel ruolo uno dei misteri cosmici è come egli possa essere diventato docente universitario cout-court.

Naturalmente io non posso sapere se questa fosse la verità dei fatti, fermo restando che un pessimo-assistente può diventare un ottimo professore, il giudizio in questo senso spetta solo ai suoi studenti. Diversa invece è la sacrosanta opinione che tutti quanti noi ci possiamo formare quando vediamo scene come quelle mostrate nel video in calce (ho deciso di riproporlo sul post perché penso che girare la faccia dall’altra parte o fare finta di nulla in questo caso non sia la miglior politica). Il primo pensiero che ho avuto “ammirando” la “straordinaria” sceneggiata-funebre messa in piedi nella bella città di Sassari, è che l’assistente non troppo “brillante” Todini, nel tempo sia diventato anche qualcos’altro oltre che forse-un-buon-professore. E che i suoi “credo” sembrano essere condivisi dalle sue parti, anzi, a giudicare dalla compatezza con cui i “camerati” agiscono, non è assurdo speculare che questi signori si incontrino frequentemente per discutere le loro tesi… non quelle universitarie però.

Altre due domande mi sorgono spontanee alla mente: 1) Ma la polizia è al corrente di questi “traffici”? La famiglia del professore ha scelto di consegnare il feretro a codesti signori gioiosamente? Sono domande che è legittimo porsi, che sarebbe auspicabile si pongano in tanti, soprattutto a Sassari, magari nel cuore della città antifascista. Il paradosso che occorre considerare poi, è che se pure la polizia fosse al corrente di questi peculiarissimi “dealings”, seppure l’altra-città manifestasse rumorosamente contro gli stessi, tecnicamente non si può fare nulla. Cioè non si può fare nulla se non arrestando, proibendo, diventando insomma proprio lo stato-di-polizia che questi signori incensano.

E allora? Allora il problema è sempre quello, lo stesso di sempre. Il problema resta la necessità di creare una società robusta e sana che si nutra naturalmente (cioè in maniera non coercitiva ma quasi per elezione), di altri miti, di altra idealità, di un diverso senso del nazionalismo. Il nazionalismo non dovrebbe essere imposizione di modelli dominanti con la forza, ma dovrebbe essere semmai imposizione di modelli etici e vincenti, in virtù del loro stesso valore. Del valore che gli altri attribuiscono al nostro modello sano al punto da volerlo copiare. Come quando tentano di copiare i Michelangelo, i Leonardo, lo stile, il gusto dall’Italia… non certamente questi ridicolissimi riti d’antan: ridicolissimi oggi in epoca post-analogica, ma ridicolissimi anche ieri come sempre accade quando a fare la guerra si manda l’armata brancaleone.

In ogni caso, da sarda, caro Todini, dovunque ella sia, NOT IN MY NAME! O per dirla con i suoi adepti…. Rina Brundu… assente!

Rina Brundu

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