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Filosofia dell’anima – In morte del vignettista Vincino adulato da Ferrara e ancora in morte di Claudio Lolli, o di una profonda didattica escatologica

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

lolliIn questa età difficile, che sarà anche eccessivamente liberata, ma che in questo suo essere tale è tutto sommato etica; in questa età mediatica per chiunque, val la pena apprezzare il fatto che finalmente la morte sta diventando semplicemente un altro fatto della vita. Non è un male, in realtà è una ricchezza. Ne deriva che quando se ne va Tizio o Caio reagiamo tutti a seconda del nostro mood del momento, o magari più meditativamente a posteriori, tuttavia senza farci coinvolgere troppo dal nome del defunto. Lo ripeto, non è un male, tutt’altro!

Alcuni giorni fa è morto un vecchio cantautore italiano. Costui si chiamava Claudio Lolli. Io ho qualche annetto ormai, e dell’arte italiana prodotta nell’ultimo secolo ci sono pochissime cose che amo, ma una è senz’altro l’arte canora straordinaria dei nostri migliori cantautori. Tuttavia… lo confesso, non conoscevo Claudio Lolli. Quando poi, dopo che ne è stata annunciata la dipartita, ho potuto ascoltare un suo lavoro “Aspettando Godot”, sono rimasta davvero impressionata e non ho potuto fare a meno di interrogarmi: ma dov’ero io tutto questo tempo? Quando Lolli cantava? Perché non l’ho conosciuto?

Alcuni giorni fa è morto anche un “noto” vignettista italiano, Vincenzo Gallo, noto Vincino, appunto. Costui è stato uno di quei tanti “artisti” nostrani nati incendiari (veniva da Lotta Continua) e morti pompieri. Pardon, magari fosse morto pompiere, purtroppo è morto pubblicando immaginette sul quotidiano renzista “Il Foglio”, non a caso alla sua morte il padre fondatore di tal giornale, Giuliano Ferrara, avrebbe detto: “Gli altri fanno satira, lui ha fatto stile”.

Sarà! Il fatto è che io, a differenza di Ferrara, penso che chi fa il vignettista satirico dovrebbe pensare a fare satira, meglio ancora dovrebbe fare satira anti-governativa caustica per essere più credibile. Certo, il direttore, o fondatore, di un giornale che ha svilito l’etica deontologica prostrandosi ai piedi del duce di Rignano e della sua corte, questo non può capirlo, ma tant’é. E vero è che, come diceva l’immenso Totò, la morte è una livella e nel giusto tempo ognuno riceverà ciò che ha dato.

Ho una pessima opinione della satira italiana degli ultimi cinque anni che, veramente, ci ha fatto vergognare di noi, come popolo e come nazione per suo infausto destino mai troppo ansiosa di criticare il potentato di turno. Per essere onesti con l’anima di Vincino (che naturalmente era anche corpo e quindi doveva pure mangiare), bisogna infatti dire che negli ultimi cinque anni, con esclusione dei vignettisti straordinari che ha prodotto la Rete, tutti gli “altri” vignettisti sono diventati esecutori a pagamento del regime (tramite i suoi giornali); ma per essere onesti anche con tutti gli altri cristi che camminano per strada aspettando Godot, quelli che muoiono senza i coccodrilli riconoscenti di Ferrara, bisogna aggiungere che anche Vincino è stato uno di questi, e dunque pur senza giudicarlo (perché a nessuno spetta il compito di giudicare le azioni altrui), viene molto difficile riconoscergli l’onore delle armi. Il farlo non verrebbe dal cuore, sarebbe un atto pro-forma e io personalmente non sono Ferrara, non ho il suo stomaco.

Di converso, “impressiona” veramente l’insegnamento escatologico, relativo cioè alla didattica che può impartire il nostro destino ultimo, che ci trasmette la morte silenziosa, schiva, ordinaria, lontana da ogni luce della ribalta di questo grande cantautore italiano che è stato Lolli. Impressiona la capacità che ha la sua arte di vendicarlo, di imporlo alla nostra attenzione a posteriori, anche di noi che non lo avevamo conosciuto prima, ad ulteriore dimostrazione che nella vita bisogna fare, fare bene, fare eticamente, poi qualcosa provvederà a mettere tutto nella giusta ottica, nella giusta prospettiva, nel giusto ordine.

Grazie Claudio Lolli per essere esistito, per averci fatto da maestro, e per averci regalato le tue poesie stupende, che esisteranno sempre uguali a loro stesse, gemme cosmiche splendide, immarcescibili, etiche, valide e a loro modo immortali.

Rina Brundu

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