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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni trendy e digital-chic (1) – Il caso delle brutte compagnie del giornalista-analogico Gad Lerner.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

gadlernerAlcuni giorni fa riflettevo su una questione che non mi aveva mai colpito in precedenza, come pure sarebbe dovuto accadere. Galeotta è stata la nuova rubrica per il Rosebud 2019 Quello che Repubblica non dice ma i tabloid inglesi sì, e un punto in cui sparavo di nuovo sulla Croce Ross… pardon, sul venerabile-maestro Scalfari e su quelli che chiamavo i suoi “limiti formativi”.

Naturalmente quei limiti scalfariani esistono, e sono immediatamente visibili sia a chi ne legge le scritture-analogiche, sia per chi come me ha avuto in passato la bella-pensata di scaricare uno dei suoi tomi in forma di corrispondenza con Papa Francesco. Tuttavia, l’onestà intellettuale vuole che si dica pure che Eugenio Scalfari appartiene a una generazione andata, distante anni luce dai nostri tempi per una infinità di motivi, e dunque questa non può essere una colpa, almeno in parte, addebitabile a colui. Quei “limiti” esistono anche perché oggigiorno se non hai i neuroni di Witten, Susskind, e seppur in maniera diminuita del bravo Vito Mancuso, non appena avrà dato addio alla via della superstizione, nessuno ti ascolta, di sicuro io non ti ascolto, men che meno ti leggo non importa quale sia il tuo pulpito!

La questione però mi ha fatto riflettere sul fatto che io stavo sfoggiando con Scalfari (e non solo con lui) lo stesso razzismo intellettuale[1] di cui a suo tempo parlava Battiato in una sua canzone. Per inciso, stavo mostrando quella stessa tipologia di razzismo intellettuale che il Gad Lerner radical-chic usava manifestare (senza ragione, peraltro), contro tutti i “reprobi” non sinistroidi e, nel tempo, ci aveva portato a odiarlo a morte (intellettualmente, s’intende). Mi sono quindi detta che quella non potrà essere la mia strada, la mia strada dell’anima, e per quanto potrò cercherò di cambiarla. Cercherò di mutarla nell’interagire con il mio prossimo; certo però che quando il mio prossimo è in-forma di Lerner, di Scalfari e di tanti altri come loro (dato che il giornalismo italiano oggidì è per lo più formato da signori anziani che dovrebbero trascorrere le loro giornate ai giardinetti, e non tentando di interpretare un mondo che non è il loro, che per ovvie ragioni non hanno gli strumenti per capire), i buoni propositi vanno a farsi benedire.

Parlo specificatamente di Lerner perché sembrerebbe che adesso codesto signore si sia finalmente detto-pentito del suo radical-chichismo e della strada funesta verso cui, tale pernicioso tratto anche caratteriale, avrebbe portato la sinistra tutta, anche in virtù delle sue colpe personali. Si tratterà di vero pentimento o della solita uscita ritardataria e furbastra? Tutto può essere, del resto confessare di essere amico del Grande Vecchio (quello dell’insider-renzism con il duce di Rignano), richiede un coraggio bestiale e uno stomaco non indifferente. Then again, ormai ne abbiamo viste tante e quindi è giusto andarci cauti. Se Lerner ritiene, peraltro giustamente, che il PD non potrà ripartire da quelli come lui (ci stavamo confrontando con un politico, dunque? Pensa tu, e io che in tutti questi anni ero stata sempre convinta che fosse un giornalista, sebbene non troppo brillante, deontologicamente obbligato a stare lontano dai potentati, anche quando “grandi vecchi”!), che si  ritiri in disparte.

Meglio ancora, acquisti una baita, si dia alla coltivazione dei fiori di montagna, porti i nipotini al parco, mediti sulla sua esistenza e smetta di dare ridicolissime interviste ai colleghi compiacenti de “Il Fatto Quotidiano”, e noi opinionisti digital-chic (una versione non-analogica dei radical-chic e meno portata a leccare il culo dei grandi vecchi), non mancheremo di farlo notare quando verrà il giusto tempo: sarà un coccodrillo mirabile!

Rina Brundu – Firma di punta di Rosebud e della Rete in generale.

[1]Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare Quei programmi demenziali con tribune elettorali”, tratto da Bandiera Bianca, 1981

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